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Stati Uniti, Donald Trump si dichiara non colpevole

Una manifestante a Miami, negli Stati Uniti, in occasione del processo a carico di Donald Trump
Una manifestante a Miami, negli Stati Uniti, in occasione del processo a carico di Donald Trump Diritti d'autore Joe Cavaretta/South Florida Sun-Sentinel via AP
Diritti d'autore Joe Cavaretta/South Florida Sun-Sentinel via AP
Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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L'ex presidente degli Stati Uniti si è dichiarato innocente di fronte al tribunale di Miami, nell'ambito dell'inchiesta sui documenti segreti ritrovati nella sua abitazione di Mar a Lago

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Donald Trump si è presentato nel pomeriggio (orario americano) presso il tribunale di Miami, dove era programmata l'udienza per le accuse a suo carico, nell'ambito del procedimento per i documenti segreti ritrovati nella sua abitazione di Mar a Lago

Per i giudici non c'è pericolo di fuga

Dopo aver sbrigato le formalità, l'ex presidente degli Stati Uniti ha ascoltato le accuse mosse nei suoi confronti. Nell'aula era presente anche il procuratore speciale Jack Smith, seduto alle spalle dei suoi pubblici ministeri. Quindi il miliardario americano si è dichiarato non colpevole per tutti i 37 capi d'accusa.

Nessuna condizione è stata imposta al rilascio di Donald Trump. Il giudice ha stabilito che non è a rischio di fuga e può continuare a viaggiare liberamente. L'ex presidente non è comunque autorizzato a parlare con i testimoni dell'inchiesta.

Come un qualunque criminale gli sono state prese leimpronte digitali, ha dovuto compilare moduli e presentare il suo social security number, il codice fiscale. Ma niente manettee foto segnalatiche per evitare strumentalizzazioni ospettacolarizzazioni.

Per la prima volta un ex presidente imputato per reati federali

Si tratta della seconda incriminazione nel giro di pochi mesi e della prima per reati federali per un ex capo di Stato. Trump aveva tuttavia reagito duramente già nei giorni scorsi: "Non ho fatto nulla di sbagliato. Da anni sononel mirino del dipartimento di Giustizia e dell'Fbi", ha scritto sul suo social network Truth, scagliandosi così implicitamente contro Jack Smith, il procuratore speciale nominato dal ministro della Giustizia, Merrick Garland. 

 Nell'aula non erano ammesse telecamere né registratori e, con un'ordinanza dell'ultimo minuto, ai giornalisti è stato vietato di portare laptop e computer anche solo per prendere appunti. I cronisti presenti hanno poi raccontato di un ex presidente "irritato", "scuro in volto", "con le braccia conserte".

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