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Grano ucraino, gli agricoltori dell'Europa dell'Est in difficoltà: "I corridoi ci danneggiano"

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Image Diritti d'autore Evgeniy Maloletka/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Evgeniy Maloletka/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Di Michela Morsa
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I produttori di cereali bulgari, romeni, polacchi, slovacchi e ungheresi protestano da settimane contro il transito delle esportazioni ucraine: "Il prezzo di vendita è inferiore al nostro prezzo di produzione"

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"Gli ultimi mesi sono stati un vero banco di prova. Al momento gran parte della nostra produzione è ancora in magazzino, perché per qualche mese il prezzo dei semi di girasole è stato inferiore al prezzo di produzione di quel seme per noi". A parlare è Iliya Prodanov, presidente dell'Associazione nazionale dei produttori di cereali bulgari. 

Prodanov è espressione di tanti agricoltori dell'Europa orientale che, in attesa di un aumento dei prezzi, hanno ritardato la vendita della loro produzione e da settimane manifestano per chiedere ai loro governi un maggiore controllo sulle esportazioni di grano ucraine, considerate responsabili del calo del prezzo di vendita. 

A detta degli agricoltori, i corridoi di solidarietà stabiliti per i cereali ucraini, che prevedono l'esenzione dal pagamento di tasse per il transito sulle strade, ferrovie e porti europei della produzione del Paese invaso, sono inefficaci, in quanto danneggiano le economie locali

Il grano ucraino, infatti, seppur destinato ai mercati dei Paesi emergenti, ha invaso i Paesi confinanti con l'Ucraina. "Non è un problema per noi far transitare tutta quella produzione, ma al momento il transito non è un vero transito. Le merci rimangono qui in Bulgaria", denuncia Prodanov. 

In risposta a questa mobilitazione, Bulgaria, Ungheria, Polonia e Slovacchia hanno annunciato il divieto di importazione di grano ucraino fino alla fine di giugno. I governi chiedono di poter controllare la quantità di merci ucraine che entrano nei loro mercati, ad esempio con container o camion sigillati, ma le misure emanate sono in contrasto con il diritto europeo

"Un singolo Stato membro - spiega Armin Steinbach, professore di Analisi economica del diritto alla Hec di Parigi - non può imporre unilateralmente restrizioni commerciali a terzi. Nell'Ue, la competenza di trattare la politica commerciale e di adottare misure commerciali spetta esclusivamente all'Ue e alla Commissione europea".

Per tranquillizzare i Paesi colpiti, l'Ue ha offerto oltre 150 milioni di euro di aiuti d'emergenza agli agricoltori. "Le misure proposte dalla Commissione dipendono ora dal ritiro da parte degli Stati delle loro misure unilaterali, in modo da poter procedere verso un quadro europeo", ha dichiarato il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer.

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