Riforma delle pensioni, un "fallimento" il primo incontro tra Elisabeth Borne e i sindacati francesi

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Di Michela Morsa
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Le otto organizzazioni sindacali hanno abbandonato il colloquio al rifiuto del primo ministro di ritirare la legge. Dal Montignon l'appello alla popolazione perché partecipi alla giornata di mobilitazione nazionale prevista per il 6 aprile

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La Francia rimane bloccata in un dialogo tra sordi sulla riforma delle pensioni. Dopo mesi di scioperi e proteste, il tanto atteso primo incontro tra il primo ministro Elisabeth Borne e i rappresentanti delle otto maggiori organizzazioni sindacali del Paese si è concluso mercoledì con un niente di fatto di fronte al rifiuto del capo del governo di ritirare il testo di legge.

I sindacati, che parlano di "crisi democratica" e accusano il governo di essere "scollegato dalla realtà", hanno quindi abbandonato Matignon dopo solo un'ora, lanciando dai gradini della sede governativa un appello alla popolazione francese perché partecipi massiccia alla nuova giornata di mobilitazione nazionale prevista per giovedì 6 aprile

"Facciamo appello a questi ultimi (il popolo francese, ndr) affinché escano in forze per unirsi alle numerose marce di domani a Parigi e in tutta la Francia per dire per l'undicesima volta 'no' a questa riforma ingiusta e brutale", ha detto Cyril Chabanier, presidente del sindacato CFTC. 

Nonostante la posizione dura dei sindacati, il primo ministro insiste nel vedere il bicchiere mezzo pieno eha assicurato che "non intende procedere senza le parti sociali" su altre questioni legate al lavoro."Penso che questo incontro segni comunque un passo importante", ha detto al margine dell'incontro. 

I francesi protestano da quasi tre mesi contro la riforma delle pensioni, che innalza l'età pensionabile da 62 a 64 anni. La maggioranza della popolazione è contraria, il che non ha impedito al governo di imporre la sua approvazione anche senza un voto parlamentare. Il Paese è ora in attesa del parere del Consiglio costituzionale, che si pronuncerà sulla legge il prossimo 14 aprile.

La posizione dei sindacati

"Abbiamo ribadito al primo ministro che non poteva esserci altro risultato democratico che il ritiro del testo. Il primo ministro ha risposto che intendeva mantenere il suo testo, una decisione grave", ha detto Chabanier leggendo il testo redatto congiuntamente con gli altri sindacati.

Le organizzazioni si rifiutano quindi "di voltare pagina e di aprire, come propone il governo, altri cicli di consultazione su temi diversi come la piena occupazione o la condivisione della ricchezza", ha aggiunto il rappresentante della CFTC.

"Abbiamo una crisi sociale che si sta trasformando in una crisi democratica", ha dichiarato Laurent Berger, leader della CFDT, mentre Sophie Binet, nuovo capo della CGT, ha affermato che "il governo non sarà in grado di governare il Paese finché questa riforma non sarà ritirata, come possiamo vedere". Laurent Escure dell'Unsa ha sottolineato "un'enorme responsabilità nelle mani del presidente della Repubblica" e lo ha invitato a non promulgare la legge.

I sindacalisti avevano avvertito che avrebbero abbandonato l'incontro se Elisabeth Borne si fosse rifiutata di parlare dell'innalzamento dell'età pensionabile a 64 anni, punto della riforma che sta cristallizzando la rabbia del Paese. 

Berger ha detto di affidarsi alla "saggezza del Consiglio costituzionale" e ha invitato "il maggior numero possibile di lavoratori a unirsi ai marciatori" giovedì. "Il sindacato sarà unito fino alla fine", ha assicurato.

La posizione del governo e di Macron

L'entourage di Emmanuel Macron, attualmente impegnato in un viaggio diplomatico in Cina con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, ha contestato vigorosamente l'analisi dei sindacati e ha affermato che il progetto sulle pensioni è stato "sostenuto, spiegato e assunto" dal presidente.

"Nessuna forza sociale e politica di opposizione" ha "voluto scendere a compromessi e portare avanti un altro progetto", ha aggiunto, annunciando che il presidente prenderà "contatti" per vedere i sindacati dopo la pronuncia del Consiglio costituzionale.

Il ministro del Lavoro Olivier Dussopt ha ribadito davanti al Senato "la convinzione del governo sulla necessità" della riforma, mentre il ministro della Salute François Braun ha parlato su France Bleu di altri incontri "nei prossimi giorni per trovare una via d'uscita", senza ulteriori dettagli.

Le proteste

La riforma delle pensioni ha generato una mobilitazione senza precedenti, quasi settimanale. Secondo le autorità solo il 7 marzo erano scese in strada quasi 1,3 milioni di persone. Le manifestazioni si sono fatte più tese dopo che la riforma è stata adottata senza l'approvazione del Parlamento, grazie all'articolo 49.3, il 17 marzo scorso. 

Mercoledì i lavoratori della cultura, guidati dal sindacato CGT, hanno esposto un grande striscione in cima all'Arco di Trionfo a Parigi con la scritta "64 è no!", causando la chiusura dell'edificio per un'ora. Per giovedì, "circa il 20%" degli insegnanti delle scuole elementari sarà in sciopero, secondo il sindacato Snuipp-FSU, una stima inferiore rispetto alla precedente giornata di azione.

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