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Francia, sulle pensioni il governo scavalca il voto in aula. In arrivo mozione di sfiducia

Scontri in Francia per la riforma delle pensioni
Scontri in Francia per la riforma delle pensioni Diritti d'autore AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Euronews
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Constatato il rischio di veder respinta in parlamento la proposta di riforma delle pensioni, il governo francese ha deciso di aggirare il voto in Aula, come permesso dalla Costituzione. Gravi scontri in piazza in numerose città

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Il pugno di ferro del governo francese usato per scavalcare il voto del Parlamento francese ed evitare una débâcle sulla riforma delle pensioni hanno portato i partiti dell'opposizione ad avviare le procedure per il voto di sfiducia contro l'esecutivo guidato da Elisabeth Borne. Il voto potrebbe tenersi lunedì 20 o martedì 21 marzo e potrebbe aprire la strada ai 298 deputati dell'opposizione di unirsi e far cadere il governo. 

La decisione del presidente francese Emmanuel Macron di imporre al parlamento un disegno di legge per l'innalzamento dell'età pensionabile da 62 a 64 anni senza passare dal voto dell'Aula ha portato i cittadini a interrompere il traffico, e alla sospensione dei servizi di raccolta dei rifiuti. I campus universitari a Parigi sono quasi vuoti.

I lavoratori dei servizi igienici in sciopero hanno bloccato un impianto di raccolta dei rifiuti che ospita il più grande inceneritore d'Europa. I leader dell'influente sindacato CGT hanno invitato la popolazione a lasciare scuole, fabbriche, raffinerie e altri luoghi di lavoro.

L'Eliseo ha scelto di prendersi il suo rischio calcolato senza azzardare il minimo passo indietro. La scelta ha provocato nella serata di giovedì 16 marzo le proteste di migliaia di cittadini a Place de la Concorde, di fronte all'edificio dell'Assemblea Nazionale. Gli incendi appiccati e le violenze registrate nel centro della capitale hanno portato gli agenti di polizia a passare alla carica per fermare l'ondata violenta del corteo.

La prima ministra Elisabeth Borne: troppi rischi col passaggio in Aula

La prima ministra Elisabeth Borne è stata in questo senso chiara: "Abbiamo constatato che i numeri erano troppo risicati". Nonostante una giornata intera passata a contare i deputati favorevoli alla riforma, i dati indicavano infatti che ne mancassero sempre almeno un paio per ottenere la maggioranza. In particolare, il gruppo conservatore Les Républicains, nel pomeriggio di giovedì, ha fatto sapere a Macron e Borne che circa la metà dei loro parlamentari non avrebbe votato a favore. Un rischio troppo grande, secondo l'Eliseo, che ha deciso di ricorrere all'articolo 49.3 della Costituzione transalpina

La norma consente infatti al governo di appropriarsi temporaneamente del potere legislativo, approvando in maniera diretta una proposta di legge, senza passare per un voto in Aula. Una "forzatura" istituzionale che non tutti si aspettavano e che era stata esclusa fino a pochi giorni fa dallo stesso esecutivo, secondo il quale non sarebbe stati evitati né il dibattito né il voto parlamentare, su un provvedimento di così grande importanza. 

Violenti scontri in numerose città della Francia

I malumori non si sono fatti attendere. Le opposizioni hanno gridato allo scandalo, a partire dalla Nupes, alleanza che comprende, socialisti, verdi, comunisti e i deputati della France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Anche all'altro estremo dell'emiciclo la decisione del governo è stata stigmatizzata, con la leader Le Pen che ha spiegato come a suo avviso la prima ministra Borne ha ormai le ore contate. Qualora la mozione di sfiducia dovesse essere approvata, l'esecutivo perderà la fiducia del Parlamento e dovrà dimettersi.

Ma la veemenza delle proteste non ha riguardato solo Parigi. Numerosi i danni: a Marsiglia i manifestanti hanno preso di mira in particolare le filiali delle grandi banche, nonché di grandi catene di abbigliamento, della telefonia o dell'elettronica. 

La stampa francese ha sottolineato come la situazione sia in ogni caso complessa per il governo e per Macron. In molti hanno parlato di una "sconfitta" e di una dimostrazione di "debolezza" da parte del potere esecutivo. I sindacati hanno lanciato nuove giornate di mobilitazione, mentre i lavoratori di settori chiave come quello dell'energia sono sul piede di guerra: la CGT, il principale sindacato transalpino, ha datto sapere che la raffineria di Total in Normandia sarà chiusa a partire dal fine settimana. Anche gli impianti de La Mède e Donges, e quello di Fos sur Mer della Esso sono in sciopero e la distribuzione di carburante sul territorio è sempre più sporadica.

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