Francia: la riforma delle pensioni di Macron è davvero necessaria?

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Di Monica Pinna
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Nel Paese ci sono già state diverse giornate di sciopero da quando il governo ha annunciato il progetto di innalzare l'età pensionabile da 62 a 64 anni

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A partire da gennaio la riforma delle pensioni voluta dal presidente francese Emmanuel Macron ha portato in piazza milioni di persone. Da oltre dieci anni la Francia non vedeva un fronte sindacale così compatto contro il governo. La riforma di Macron vuole portare l'età pensionabile da 62 a 64 anni: i sindacati intendono bloccare un testo che il governo potrebbe far applicare senza il voto del Parlamento.

Hervé Mourlevat, presidente del sindacato CFTC per la metallurgia nella regione di Lione, spiega che questa riforma penalizza chi lavora nei settori più pesanti. "Il solo modo per trovare soldi in Francia, quando mancano, è chiedere ai dipendenti di lavorare più a lungo - dice Mourlevat -. C'è una vera e propria frattura sociale tra chi è in salute, può lavorare più a lungo senza problemi e chi non lo è. Questi riceveranno una pensione inferiore e verrà detto loro ufficialmente che dovranno lavorare più a lungo, quindi dovranno andare in pensione molto più tardi per avere qualcosa".

Parlando con sindacalisti e manifestanti, ci si rende conto che la profonda collera sociale provocata dalla riforma va ben oltre i due anni di lavoro in più richiesti. Richiama in causa i diritti delle donne, le condizioni di lavoro, i salari, l'inflazione. "Le condizioni di lavoro si sono deteriorate, il lavoro si è intensificato, si tira la corda sui lavoratori da tempo - dice Véronique Revillod, vicesegretario del sindacato CFDT -. Non è normale arrivare a fine carriera distrutti. Il lavoro è fatto per vivere, non per trovarsi a pezzi".

Con questa riforma il governo francese intende evitare l'aumento del deficit del sistema pensionistico e prospetta l'ingresso di oltre 17 miliardi di euro entro il 2030. A fine febbraio il presidente Macron è tornato tra la gente. In un mercato vicino a Parigi ha ribadito che in futuro sarà necessario lavorare più a lungo. "Non è complicato dire che lavorano meno persone rispetto a vent'anni fa - aveva detto Macron -. Abbiamo più pensionati e viviamo più a lungo. Quindi non è vero che possiamo mantenere le stesse età. Così non va".

Effettivamente l'aspettativa di vita nell'Ue è in costante aumento da tempo, Covid a parte. In Francia è di 83 anni per le donne e 77 per gli uomini, due anni sopra la media europea. I critici della riforma pensionistica francese fanno però notare che l'aspettativa di vita in buona salute in Francia è di 65 anni per le donne 63 per gli uomini. 

La riforma è davvero così ingiusta? Ed è realmente necessaria?  Lo abbiamo chiesto a Bruno Palier, un ricercatore della facoltà di Scienze Politiche di Parigi, autore di un libro sulle riforme pensionistiche. "La misura scelta è quella che permette di realizzare il risparmio maggiore nel più breve tempo possibile - dice Palier -. Quindi è un obiettivo principalmente economico e in parte motivato dalle aspettative europee". 

"Ci sono chiaramente altre vie possibili - continua Palier -. La soluzione del governo è far lavorare le persone più a lungo, quindi non pagare le pensioni e ricevere comunque i contributi. Ma c'era anche la possibilità di far sì che le persone contribuissero più a lungo o la possibilità di aumentare i contributi sociali pagati dai datori di lavoro e dai dipendenti. Ma il governo chiaramente non lo vuole. È un tabù".

La riforma è in parte motivata dalle richieste europee di portare i deficit di bilancio in linea con i limiti stabiliti dall'Unione. Questo progetto, inoltre, intende allineare l'età pensionabile della Francia a quella degli altri paesi europei. In Germania si ha una pensione completa a 67 anni, lo stesso in Italia con almeno vent'anni di contributi. Nei Paesi Bassi e in Portogallo l'età pensionabile di 66 anni. 65 in Spagna con almeno 37 anni di contributi. Lo stesso in Svezia, Belgio Austria e Croazia.

In Europa non tutti capiscono perché i francesi siano così restii a questa riforma. "Uno svedese o un tedesco pensano: 'Lavorano 35 ore a settimana, sono sempre in vacanza'. Ma in realtà c'è un'intensificazione del lavoro - dice Palier -. Vale a dire che ci sono sicuramente meno anni di lavoro, meno persone occupate, e di conseguenza chi lavora, lavora di più. La produttività oraria in Francia è tra le più alte d'Europa. Si produce di più in meno tempo, ma questo ha un costo".

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