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Gli scioperi che hanno fatto storia negli ultimi decenni

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frame Diritti d'autore Henning Kaiser/(c) Copyright 2022, dpa (www.dpa.de). Alle Rechte vorbehalten
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Di Cecilia Cacciotto
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Dal più lungo in Francia al più efficace in Germania, a quello europeo del 2012. Con Roberto Pedersini, dell'Università di Milano,un'analisi su quello che resta uno strumento di forza del sindacato

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Lo sciopero resta uno spazio di rivendicazione e lotta cruciale per il sindacato,  e può essere brandito   solo come minaccia potenziale, come spiega Roberto Pedersini a euronews.

In Francia si va oltre la minaccia potenziale, e i giorni che seguiranno si annunciano di lotta senza quartiere per protestare contro la riforma delle pensioni.

Riforma già presa di mira dal sindacato francese che contro il progetto ha già stabilito un record: 3 anni fa infatti (a cavallo tra il 2019 e il 2020) ha registrato lo sciopero più lungo dei tempi moderni. 

La Francia lo fa meglio

È l'annus horribilis della pandemia, nel mondo si parla del virus cinese ma la vita in Occidente continua quasi come se niente fosse. Tanto che in Francia si sciopera per  oltre 42 giorni di sciopero nei trasporti pubblici  contro la riforma delle pensioni del  presidente Emmanuel Macron che ha in animo di superare i 42 regimi pensionistici diversi, a favore di un sistema universale, e innalzare a 64 anni, da 62, l’età di uscita dal lavoro.

La protesta inizia il 5 dicembre del 2019 e va avanti a oltranza per quasi due mesi. Coinvolge diversi settori dell’economia d’Oltralpe, l’8 gennaio aderisicono gli avvocati. Il 25 gennaio i pompieri.

A stopparla solo la pandemia da Covid -19 ma se così non fosse stato, stando alle stime del governatore della Banca di Francia, avrebbe pesato sulla crescita economica francese per uno 0,2% alla fine del primo quadrimestre 2020.

La Germania di Ig-Metall

In Germania non sono confluiti in uno sciopero generale le proteste, coordinate a livello locale, dal potente sindacato tedesco Ig–Metallche lo scorso autunno è riuscito a conseguire il più alto aumento salariale dal 2008 a questa parte, pari all’8% , per circa 3,9 milioni di dipendenti dell’automotive, del settore metallurgico e quello elettrico.

Una richiesta motivata per far fronte prima di tutto all’aumento dell’inflazione. Il settore metalmeccanico resta la spina dorsale dell’economia più forte della zona euro e un punto di riferimento per gli accordi salariali in altri settori.

Il leader della IG-Metall Joerg Hofmann ha salutato l’accordo come l’esito di una buona cogestione tra sindacato e industria. 

Gli scioperi segnano una tendenza decrescente negli ultimi decenni in tutti i Paesi del Nord del mondo, con periodi di conflitto intenso in alcuni Paesi (come la Francia), in particolare su riforme di importanti istituti, come le pensioni. Si tratta quindi di scioperi "politici", in quanto le controparti sono i governi e le loro iniziative di riforma
Roberto Pedersini
Università degli Studi di Milano

Italia poco incline?

Ha una storia sindacale importante anche l’Italia, tuttavia nel Belpaese si ricorre meno allo sciopero che il più delle volte si riduce a una giornata di protesta a livello nazionale con cui si denunciano le politiche del governo. (Come è stato ad esempio lo scorso 16 dicembre).

Il segretario generale dell'italiana Cgil, Maurizio Landini, in occasione del 16 dello sciopero del 16 dicembre, ha sottolineato che l’Europa "ha dato l’ok alla manovra economica del governo perché (il premier Giorgia ) Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno fatto una manovra di bilancio più austera di quella che l’Europa stessa chiedeva. Allo stesso tempo però non è prevista alcun intervento sugli extra utili".

Austerità in Europa: era da un po’ che non si sentivano insieme queste due parole, da quando i Paesi della periferia meridionale dell’Eurozona, all’inizio dello scorso decennio, avevano dovuto fare i conti con leggi finanziarie che facevano rima con austerity. Il 14 novembre del 2012, per la prima volta nella storia europea, si è tenuto uno sciopero generale di protesta contro le politiche di Bruxelles in diversi Paesi europei (tra gli altri Francia, Italia, Cipro, Malta, Grecia, Portogallo).

Convocato dai sindacati di Spagna e Portogallo, e per questo chiamato inizialmente sciopero iberico, è passato alla storia come sciopero generale europeo.

"Sciopero arma irrinunciabile", riflessioni di Roberto Pedersini

"Gli scioperi segnano una tendenza decrescente negli ultimi decenni in tutti i paesi del Nord del mondo, con periodi di conflitto intenso in alcuni paesi (come la Francia), in particolare su riforme di importanti istituti, come le pensioni - ci spiega Roberto Pedersini, docente di Sociologia economica all'Università degli Studi di Milano -Si tratta quindi di scioperi "politici", in quanto le controparti sono i governi e le loro iniziative di riforma".

"Sebbene possano avere diverse possibilità di successo, rimangono una risorsa cruciale per qualsiasi organizzazione di rappresentanza del lavoro, anche solo come minaccia potenziale. Nella migliore delle ipotesi, infatti, basta minacciare lo sciopero per ottenere un risultato". 

"Possono essere di natura diversa. Sebbene possano avere diverse possibilità di successo, rimangono una risorsa cruciale per qualsiasi organizzazione di rappresentanza del lavoro, anche solo come minaccia potenziale. Nella migliore delle ipotesi, infatti, basta minacciare lo sciopero per ottenere un risultato. Ma questo vale solo negli scioperi tradizionali, dove l'astensione dal lavoro colpisce la controparte - non vale o vale meno, invece nello sciopero "terziarizzato".

Sembra prevalere una tendenza degli ultimi decenni: la terziarizzazione del conflitto, ossia lo spostamento verso i servizi e il coinvolgimento di soggetti terzi, gli utenti, che appaiono sostenere i costi maggiori dell'interruzione dei servizi
Roberto Pedersini
Università degli studi di Milano

I recenti scioperi in Gran Bretagna sono in parte diversi e ricordano le mobilitazioni del winter of discontent del 1978-79. 

"Anche in questo caso - continua Pedersini -  sembra prevalere una tendenza degli ultimi decenni: la terziarizzazione del conflitto, ossia lo spostamento verso i servizi e il coinvolgimento di soggetti terzi, gli utenti, che appaiono sostenere i costi maggiori dell'interruzione dei servizi. Trasporti, sanità, amministrazione pubblica sono settori in cui la controparte delle proteste (i gestori dei servizi di utilità pubblica) appaiono più vulnerabili a causa della responsabilità politica nella fornitura dei servizi. Inoltre, spesso un numero limitato di lavoratori in sciopero può provocare disservizi notevoli: l'impatto dell'azione è amplificato.

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Sciopero come arma politica

La natura "politica" del conflitto, in questi casi, può rendere più facile il successo delle proteste e il ritiro almeno parziale o temporaneo delle riforme proposte o l'ottenimento di quanto richiesto.

Tuttavia, altri scioperi, come quello dei minatori nel 1984-85 o quelli collegati a ristrutturazioni di grandi imprese, hanno un destino molto diverso (che Miriam Golden ha chiamato "eroiche sconfitte"), in quanto riguardano attività economiche che non appaiono più sostenibili (a torto o ragione). In questi casi, la "vittoria" comporta spesso sostegni per garantire una fase di transizione più o meno lunga, senza una concreta possibilità di rilancio. Se va bene, si ottengono impegni per la re-industrializzazione.

La rivoluzione in Amazon

Altro tipo di sciopero o mobilitazione riguarda la richiesta di riconoscimento come controparte contrattuale in settori o imprese poco o per nulla sindacalizzati: in questo caso, si osservano alcune mobilitazioni importanti, come recentemente i lavoratori di Starbucks negli Stati Uniti o di Amazon in Italia, che possono riscuotere importanti successi.

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