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Ischia una tragedia che viene da lontano, legata a una natura del terreno molto particolare

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frame Diritti d'autore Salvatore Laporta/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
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Di euronews
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Il 4% del patrimonio urbano italiano è situato su aree fragili, vi vivono sei milioni di italiani. L'intervista a Gaetano Benedetto, direttore generale del Wwf Italia

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Mentre a Ischia i vigili del fuoco continuano a mettere in sicurezza e delimitare le aree a rischio, in previsione di altre forti piogge attese già questo venerdì, l'esame della tragedia annunciata viene anche dal direttore generale del Wwf Italia, Gaetano Benedetto, che ricorda come l'isola sia caratterizzata da una coltre di materiale piroclastico che altro non è che l'effetto della ricaduta delle ceneri, delle polveri e dei lapilli del Vesuvio.

 "Questo materiale non si è agglomerato perfettamente alla superficie dell'isola, rimane lì come uno strato. Quindi quando abbiamo grandi precipitazioni, queste innescano una sorta di effetto valanga che va a valle e raggiunge aree di accumulo, che sono state rilevate come aree a rischio. È chiaro che se ci sono edifici nelle aree di accumulo la situazione diventa esplosiva”. 

Una situazione conosciuta almeno sin dalla tragedia del 1910 che è precisa a quella di questi giorni, (quasi uguale anche il numero delle vittime: 122 anni furono 13).

"Tutti sanno che l'Italia è un Paese fragile, ad alto rischio idrogeologico. Ma non tutti sanno che le aree a rischio sono state censite e mappate con precisione. Oggi oltre il 16% del territorio italiano è in aree ad alto rischio. E in zone fragili vivono circa 6 milioni di italiani e il 4% del patrimonio edile del Belpaese si trova in aree a rischio. Il cantiere da inaugurare è quello della messa in sicurezza di queste aree. E soprattutto, conclude Benedetto, l'ultima cosa da fare è continuare a costruire.

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