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Kosovo: dimissioni di massa dei dipendenti pubblici serbi, via anche i giudici

Il passo indietro dei poliziotti serbo kosovari
Il passo indietro dei poliziotti serbo kosovari Diritti d'autore Bojan Slavkovic/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
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Di euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Da sabato passo indietro di poliziotti, impiegati, sindaci e ora pure i giudici; i serbi kosovari protestano contro Pristina per il mancato riconoscimento dell'autonomia e si dimettono in massa dalle istituzioni pubbliche

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Dimissioni di massa, ma stavolta non hanno niente a che fare col desiderio post pandemico di cambiare vita bensì con tensioni etniche crescenti. I giudici di etnia serba del Kosovo settentrionale si sono dimessi. Sono gli ultimi a formalizzare il passo indietro. In un Paese diviso a metà, protestano contro Pristina che da ultimo ha imposto le sue targhe automobilistiche alla minoranza serba. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nikola Kabasic, giudice della Corte d'Appello

"Noi serbi, personale amministrativo, pubblici ministeri e giudici ci siamo dimessi e ora aspettiamo solo di vedere cosa faranno con i casi e le attrezzature che abbiamo affidato agli uffici", dice Nikola Kabasic, giudice della Corte d'Appello. "Non tornerò il resto lascio ai politici".

L'ondata di dimissioni formalizzate da sabato in poi ha riguardato tante categorie: i deputati serbo kosovari del partito Srpska Lista, 300 poliziotti, diversi sindaci serbo kosovari. Chiedono il rispetto degli accordi del 2013. L'Ue teme la bomba e chiede a Pristina di accogliere alcune richieste della minoranza serba.

"C'è un chiaro obbligo per il Kosovo di istituire immediatamente, o di prendere provvedimenti immediati per stabilire la comunità associativa. Questo è un obbligo legale vincolante per il Kosovo" - ha detto un portavoce della commissione.

I serbi chiedono la creazione di una comunità di comuni serbi in Kosovo, paese a maggioranza albanese musulmana, e il riconoscimento delle autonomie locali. Era una delle clausole degli accordi di Bruxelles del 2013 tra Belgrado e Pristina mediati dall'Ue. Ma per ora nessuna soluzione si profila all'orizzonte. Il premier kosovaro Albin Kurti in ore calde dice che si continua anche col processo a tappe che impedirà di circolare, da qui alla primavera, alle auto con targa serba. Per ora c'è la multa, poi l'imposizione di una targa temporanea di Pristina, per chi non si adegua a primavera è previsto il sequestro del veicolo.

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