La disputa delle targhe, dimissioni in massa di funzionari serbi in Kosovo

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Di Cecilia Cacciotto  & con Ansa
controlli al confine serbo kosovaro
controlli al confine serbo kosovaro   -   Diritti d'autore  Agencias.   -  

Al confine tra Serbia e Kosovo del Nord si fanno stretti i controlli sulle targhe, nonostante le dimissioni in massa di funzionari serbi del Kosovo in segno di protesta contro il licenziamento di un funzionario serbo a inizio settimana,( questi si era rifiutato di cambiare la targa del proprio veicolo, come previsto dalla normativa entrata in vigore il primo novembre).

 Goran Rakic, funzionario serbo del Kosovo ha spiegato così il gesto: "Abbiamo deciso di dimetterci da tutte le cariche istituzionali politiche,( parlamento, governo) e da quattro municipi del Kosovo del Nord, di abbandonare inoltre la partecipazione e il lavoro nei tribunali, in polizia in quattro Comuni sempre nel Kosovo del Nord". 

Il dossier delle targhe automobilistiche ha risvegliato gli antagonismi serbo kosovari, tanto che Pristina, su mediazione di Bruxelles, ha rimandato l'entrata in vigore della legge sulle nuove targhe fino al 1 novembre scorso.

Ma i dissidi tra Belgrado e Pristina non si sono mai assopiti e ogni scusa è buona per tornare alla carica e rivendicare il maltolto, la Serbia infatti non riconosce l'indipendenza del Kosovo dichiarata  unilateralmente nel 2008. 

Su questo punto batte peraltro Bruxelles che non perde occasione per chiedere la normalizzazione delle relazioni tra i due Stati. La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen l'ha fatto anche giovedì da Berlino in occasione della Conferenza dei Balcani occidentali, (o Processo di Berlino).

Dimissioni sospette?

Le dimissioni dei funzionari serbi del Kosovo non tornano però al premier kosovaro Albin Kurti che ha invitato i rappresentanti dei serbi del Kosovo a rivedere la loro decisione di abbandonare le istituzioni locali, accusando Belgrado di voler destabilizzare la situazione in Kosovo. In un intervento su Facebook, Kurti ha detto di ritenere che il boicottaggio annunciato dai serbi non sia da collegare alle proteste contro l'obbligo del cambio delle targhe automobilistiche. 

"Belgrado ha messo in moto minacce e preparativi per destabilizzare il Kosovo. La Serbia, non essendo un Paese democratico, sta diventando uno strumento del Cremlino", ha osservato il premier, ricordando gli stretti legami avuti in passato dal presidente serbo Aleksandar Vucic e dal ministro degli Esteri Ivica Dacic con il vecchio regime illiberale di Slobodan Milosevic. "Sostenendo Milosevic allora si dovette lasciare il Kosovo, sostenendo Putin e Lavrov oggi, si lascia l'Europa", ha scritto Kurti. 

 "Invito tutti i cittadini serbi in Kosovo a mantenere la calma, la pace e la sicurezza. Non sono io, il premier, contro di voi, ma è Belgrado a essere contro di me", ha aggiunto, sottolineando la sua determinazione a servire tutti gli abitanti del Kosovo indistintamente, nel rispetto della Costituzione e della legalità. "Le istituzioni di Pristina sono al servizio di tutti noi, e di ognuno di voi. Non bisogna essere preda di manipolazioni politiche e giochi geopolitici. Aderiamo tutti ai valori democratici ed europei dello stato di diritto, delle libertà e del pluralismo politico", ha scritto il premier nel suo intervento su Facebook. "Le mie priorità sono la lotta alla corruzione, vale a dire la giustizia, lo sviluppo economico, vale a dire l'occupazione, l'uguaglianza e il benessere di tutti, indipendentemente dall'appartenenza etnica, dalla religione o dall'origine".