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Italia, Il governo Draghi rilancia le trivelle in mare

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Di Debora Gandini
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Trivelle in mare
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L’Italia cerca di trovare soluzioni alla crisi energetica in corso. Obiettivo puntare sulle "trivelle" in mare aperto, tra Mar Adriatico e canale di Sicilia, dove sono presenti almeno metà delle riserve accertate di idrocarburi italiane, che stando a un documento di Assorisorse, arrivano fino a 112 miliardi di metri cubi.

Mentre manca pochissimo alle elezioni, il governo Draghi presenta un un uovo provvedimento per rilanciare le estrazioni di gas naturale. Questo permetterebbe di recuperare almeno il 5% del fabbisogno annuo italiano e ridurre ulteriormente le forniture da Mosca.

Ad occuparsi della questione il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che punta a raddoppiare produzione nazionale di gas che entro la fine del 2023 e che potrebbe arrivare a 7-8 miliardi di metri cubi. Nel 2000 venivano estratti, tra giacimenti a terra e off shore, oltre 13 miliardi di metri cubi.

Una missione non facile vista la contrarietà delle comunità locali e del M5s a livello nazionale. Il decreto dovrebbe prevedere incentivi per facilitare gli operatori, intanto l’ipotesi più probabile è che si tratti di sconti fiscali. Permetterebbe di recuperare almeno il 5% del fabbisogno annuo italiano e ridurre ulteriormente le forniture da Mosca.

Nonostante la complessità dell’operazione, che prevede un bando di gara, l’idea è attirare chi controlla i giacimenti che potrebbero essere potenziati o riattivati in tempi rapidi.

Le iniziative europee

Si moltiplicano le iniziative a livello europeo per limitare la dipendenza dal gas russo. Sette Paesi del Mar Baltico - Finlandia, Svezia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Danimarca - hanno annunciato l'impegno ad aumentare di sette volte la produzione di energia eolica entro il 2030, per liberare il nord Europa dalla dipendenza del gas russo.

"Il tentativo di Putin di ricattarci con i combustibili fossili sta fallendo - dice Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea - stiamo accelerando la transizione verde, ci stiamo liberando della dipendenza dai combustibili fossili russi, e stiamo accelerando verso le energie rinnovabili, pulite, più economiche, l'energia rinnovabile nostrana".

Entro il 2050, la capacità di energia eolica del Mar Baltico potrebbe essere portata a 93 gigawatt, fanno sapere i Paesi in una nota. La presidente della Commissione europea sottolinea che l'Unione europea vuole riformare il mercato dell'elettricità, in modo che i prezzi del gas non dettino più i prezzi dell'energia elettrica.

Sono necessarie anche più interconnessioni energetiche all'interno dell'Europa, sottolinea il premier spagnolo Sanchez nell'incontro con il cancelliere tedesco Scholz.

Quest'ultimo rimarca il suo forte sostegno ad un gasdotto che colleghi la penisola iberica all'Europa centrale, mentre anche Berlino si affretta a ridurre la dipendenza dalla Russia. "Voglio sottolineare ancora una volta - dice Olaf Scholz, cancelliere tedesco - che sono molto favorevole alla creazione di tale connessione. Si tratta di migliorare le interconnessioni della rete europea del gas oggi e, a lungo termine, si tratta anche di utilizzare insieme l'idrogeno in Europa".

La Russia ha tagliato o ridotto il gas naturale a una dozzina di Paesi dell'Unione europea: dalla primavera, i leader dell'Unione hanno fatto appello al pubblico affinché utilizzi meno gas durante l'estate, al fine di creare depositi per l'inverno.

Gli Stati membri hanno proposto una riduzione volontaria dell'utilizzo pari al 15% e stanno cercando di far imporre tagli obbligatori in tutto il blocco, in caso di grave carenza di gas. Anche la Francia e altri Paesi stabiliranno un piano per la sobrietà energetica. "Dobbiamo consumare meno energia in casa - dice Bruno Le Maire, ministro dell'Economia francese - nei trasporti, nei negozi, nelle imprese, nelle amministrazioni. È un impegno collettivo per ridurre i consumi energetici che va fatto".

La Francia è più al riparo di molti Paesi europei dall'impennata dei prezzi del gas, causata dalla decisione della Russia di ridurre le proprie esportazioni verso l'Europa dopo l'invasione dell'Ucraina. Una buona percentuale della propria elettricità, infatti, proviene da 56 reattori nucleari, sebbene 32 di questi siano attualmente fuori uso per manutenzione ordinaria o per valutare i rischi di corrosione.