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La Corte europea (Cedu) accusa la Grecia "violato il diritto alla vita dei migranti"

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Di Ludovica Longo
Migrants by the coast of Greece
Migrants by the coast of Greece   -   Diritti d'autore  Nikolas Nanev/AP

Sentenza storica della Corte europea dei diritti dell'uomo

La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha stabilito giovedì, in una sentenza storica, che l'operazione di "respingimento" della Grecia che il 20 gennaio 2014 ha portato all'affondamento di un'imbarcazione di migranti, uccidendone undici (tra cui bambini e neonati), ha violato gli articoli 2 e 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Nella causa Safi e altri contro la Grecia, la Corte ha ritenuto che il comportamento degli agenti di sicurezza greci violasse il diritto alla vita dei migranti e il divieto di trattamenti inumani o degradanti.

"Si tratta di una decisione epocale, che riporta nel dibattito pubblico la questione dei respingimenti e della "leggendaria" sicurezza dei confini greci ed europei. Questo problema non riguarda solo la Grecia, ma anche l'Unione Europea", ha dichiarato alla BIRN Konstantinos Tsitselikis, professore di diritti umani all'Università di Macedonia, uno degli avvocati che hanno rappresentato i 16 sopravvissuti.

Cosa è accaduto il 20 gennaio 2014

Il 20 gennaio di ormai 8 anni fa, un'imbarcazione di migranti provenienti dall'Afghanistan, dalla Palestina e dalla Siria stava viaggiando al largo delle coste dell'isola greca di Farmakonisi quando è stata avvistata dalle forze di sicurezza greche che hanno tentato di rimorchiare l'imbarcazione in quanto sovraccarica e non in grado di navigare. Secondo il governo greco, i migranti si sono spostati, causando il capovolgimento dell'imbarcazione e il suo affondamento.

Secondo il racconto di uno dei migranti, tuttavia, il rimorchiatore era troppo veloce e la corda utilizzata era troppo corta. Secondo un sopravvissuto afgano, Sabur Azizi, dopo che l'imbarcazione è affondata "qualcuno ha mostrato loro il bambino chiedendo aiuto, ma la guardia costiera ha imprecato contro di noi invece di aiutarci... Quando la guardia costiera ha tagliato la corda e ha cercato di allontanarci abbiamo iniziato ad affondare". Dopo che i sopravvissuti sono stati salvati, il migrante sarebbe stato minacciato dalle forze di sicurezza di non denunciare l'incidente.

Qualcuno ha mostrato loro il bambino chiedendo aiuto, ma la guardia costiera ha imprecato contro di noi invece di aiutarci... Quando la guardia costiera ha tagliato la corda e ha cercato di allontanarci abbiamo iniziato ad affondare
Sabur Azizi
Sopravvissuto afgano

Un rifugiato siriano di 21 anni è stato inizialmente giudicato colpevole dai tribunali greci per il naufragio e l'annegamento dei migranti. Accusato di aver guidato l'imbarcazione, è stato condannato a 145 anni e 3 mesi di carcere e a una multa di 570.000 euro.

Nel 2017 la Corte d'Appello ha stabilito che nessuna persona a bordo dell'imbarcazione avrebbe potuto evitare il letale naufragio e ha commutato la pena del siriano in dieci anni e, secondo il codice penale, sarebbe stato rilasciato.

I sopravvissuti e cinque organizzazioni greche e internazionali - il Consiglio greco per i rifugiati, il Gruppo di avvocati per i diritti dei rifugiati e degli immigrati, l'Unione greca per i diritti umani e la Rete di sostegno sociale ai rifugiati e agli immigrati, Refugee Support Aegean - hanno presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro la Grecia.

Violazioni del diritto alla vita e del diritto dei migranti ad un trattamento umano

Il tribunale ha ritenuto che le indagini sull'incidente abbiano violato il diritto alla vita del migrante. Un episodio molto discusso è stato il fatto che uno dei traduttori che ha raccolto le dichiarazioni dei sopravvissuti non parlava la lingua dei sopravvissuti. Questo ha portato a discrepanze tra le dichiarazioni ufficiali e quelle non ufficiali dei sopravvissuti.

Il tribunale ha stabilito che il comportamento delle forze di sicurezza ha violato il diritto alla vita dei migranti anche durante le operazioni di salvataggio . Ai migranti, infatti, non sono stati dati giubbotti di salvataggio e le forze di sicurezza non hanno richiesto una barca più grande per rimuovere i migranti dall'imbarcazione pericolante. Il tribunale ha anche riscontrato un ritardo significativo tra la segnalazione dell'incidente alle autorità e l'incidente stesso.

Infine, il tribunale ha rilevato che il comportamento dei funzionari dopo che i sopravvissuti sono stati portati a Karmakonisi ha violato il divieto di trattamenti degradanti. I sopravvissuti sono stati costretti a spogliarsi in un campo da basket pubblico di fronte ad altri sopravvissuti e a un gran numero di funzionari di sicurezza. Sono stati poi perquisiti pubblicamente, violando il diritto dei migranti a un trattamento umano.

Lefteris Papagiannakis, direttore del Consiglio greco per i rifugiati, un gruppo di avvocati per i migranti, ha celebrato la decisione, affermando:

"Il Consiglio greco per i rifugiati aveva intrapreso la preparazione tecnica per il supporto legale dei ricorrenti. Ci sentiamo estremamente orgogliosi del lavoro svolto. È un successo collettivo di tutte le organizzazioni. Riteniamo estremamente importante che la Corte europea dei diritti umani abbia riconosciuto le responsabilità della Grecia in questo tragico evento."

La Corte ha assegnato i risarcimenti previsti dall'articolo 41, tra cui 100.000 euro a uno dei ricorrenti, 80.000 a tre dei ricorrenti , 40.000 a un altro ricorrente e 10.000 a ciascuno degli altri 11 ricorrenti.

Guardie costiere greche e Frontex sotto accusa

La Grecia era recentemente finita ancora una volta sotto i riflettori per la sua gestione dei confini esterni e il trattamento dei migranti. Accusata di aver respinto illegalmente migranti, a seguito di numerose e approfondite inchieste a cura della piattaforma di giornalismo collaborativo Lightouse Reports, la commissaria Ue agli Affari interni aveva addirittura accennato ad un possibile ritiro dei fondi

Secondo le inchieste, le autorità di frontiera greche e il personale di Frontex avrebbero respinto centinaia di migranti in mare tra il 2020 e il 2021. Le segnalazioni di violazioni dei diritti umani hanno spinto il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, a dimettersi lo scorso aprile.