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Messaggio chiaro dal G7: Putin non deve vincere la guerra

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Di Vincenzo Genovese
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Il G7 riunisce le sette economie principali dei cosiddetti Paesi avanzati. La Russia ne è stata esclusa nel 2014
Il G7 riunisce le sette economie principali dei cosiddetti Paesi avanzati. La Russia ne è stata esclusa nel 2014   -   Diritti d'autore  Susan Walsh/Associated Press

Forte sostegno all'Ucraina, netta condanna per la Russia e impegno a lavorare insieme per risolvere i problemi legati alle crisi energetica e alimentare. Sono i messaggi principali emersi dalla riunione del G7 appena terminata a Elmau, in Baviera.

"Putin non deve vincere"

Il comunicato congiutno finale è stato riassunto dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, il "padrone di casa", che detiene la presidenza di turno dell 'organizzazione.

"Il G7 è unito nel suo supporto all'Ucraina. Siamo d'accordo, il presidente Putin non deve vincere questa guerra. E continueremo a mantenere alti, e anzi incrementare ulteriormente i costi economici e politici del conflitto per Putin e il suo regime. Per questo, è importante restare uniti, anche a lungo termine, cosa che si renderà sicuramente necessaria".

Sulla stessa linea il presidente Francese Emmanuel Macron, che al momento ammette di non aspettarsi una fine rapida del conflitto.

"La Russia non può e non deve vincere, e quindi il nostro sostegno all'Ucraina e le nostre sanzioni continueranno per tutto il tempo necessario e con la necessaria intensità nelle prossime settimane e mesi".

La guerra in Ucraina è stata ovviamente al centro delle discussioni e i leader del G7 si sono espressi con un comunicato molto duro sull'attacco a un centro commerciale a Kremenchuk, definito "abominevole".

I risultati concreti del G7

I Paesi del G7 si impegnano a sostenere l'Ucraina sia in questa fase di conflitto sia nella ricostruzione che dovrà avvenire dopo la fine della guerra. Nel 2022 sono già stati stanziati 2,8 miliardi di dollari di aiuti umanitari, mentre il computo totale ammonta finora a 29,5 miliardi.

Parallelamente c'è l'impegno a rendere sempre più complicata la guerra di Mosca. In questo caso il tema delle sanzioni si lega a quello della crisi energetica, visto che i leader del G7 hanno riconosciuto il preoccupante aumento dei prezzi dell'energia. 

Il vertice ha raggiunto un accordo per studiare un price cap, cioè un tetto ai prezzi per l'energia russa, accogliendo di fatto una proposta molto caldeggiata del governo italiano. L'obiettivo è limitare gli introiti utilizzati per finanziare la guerra in Ucraina, ma anche abbassare i costi per gli utenti finali nei rispettivi Paesi. 

Secondo quanto emerge dal comunicato finale, Il price cap sul petrolio sembra in qualche modo meglio definito, mentre quello sul gas è più generico e, probabilmente, più "complicato". "Ci si augura un risultato sul price cap al gas prima di ottobre", ha detto il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. "Tutti i leader concordano sulla necessità di limitare i finanziamenti alla Russia, ma allo stesso tempo rimuovere la causa principale dell'inflazione. Abbiamo dato ai nostri ministri il compito di lavorare per applicare con urgenza un tetto al prezzo del gas e del petrolio".

Dall'incontro fra i leader delle principali economie mondiali è emersa pure la volontà di non sanzionare i prodotti alimentari russi. Il problema della sicurezza alimentare riguarda ormai tutto il mondo e il G7 si impegna ad aumentare i finanziamenti per contrastare fame e malnutrizione, con una somma aggiuntiva di 4,5 miliardi di dollari. 

Infine, ma non per ordine di importanza, i Paesi del G7 ribadiscono il loro impegno per gli obiettivi climatici di lungo termine che, come ha spiegato Scholz, non devono essere oscurati dalle questioni di stretta attualità. L'obiettivo in questo caso è un Climate Club internazionale, da istituire entro la fine dell'anno. Si tratterebbe di una sorta di cabina di regia per coordinare gli sforzi dei vari governi nel tentativo di accelerare l'applicazione degli Accordi di Parigi. 

Le maggiori economie mondiali promettono di arrivare entro il 2030 a un trasporto su strada "altamente decarbonizzato", vale a dire con emissioni di gas climalteranti molto ridotto e di produrre energia soprattutto da fonti rinnovabili entro il 2035.