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Mercedes, quasi un milione di auto richiamate per un problema ai freni

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Di Gioia Salvatori
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marchio Mercedes
marchio Mercedes   -   Diritti d'autore  Credit: AP

Circa un milione di auto di marca Mercedes in manutenzione forzata a causa di un problema ai freni. Non è il primo caso, nel settore automotivo,  di un lotto difettoso che costringe la casa automobilistica a ritirare le vetture: già lo scorso mese, Mercedes si era trovata costretta a richiamare 320.000 Suv e Mpv in Nord America.

Nel caso più recente, sono dovuti passare quasi 20 anni dall'emissione di 994.407 modelli di suv ML e GL e del minivan Classe R, prodotti tra il 2004 e il 2015, prima che la casa automobilistica si rendesse conto dell'errore.

Mercedes ha pregato i proprietari di questo tipo di interromperne l'uso fino all'ispezione. Il dubbio riguarda la tenuta del servofreno che nei casi di corrosione più gravi può causare anche l'interruzione del collegamento freno-pedale

Mercedes-Benz ha confermato all'Afp che la mossa si basava “sull’analisi di rapporti isolati per alcuni veicoli. In rari casi di corrosione molto grave, potrebbe essere possibile che una frenata particolarmente forte o brusca causi danni meccanici al servofreno, per cui il collegamento tra il pedale del freno e il sistema frenante fallirebbe", ha affermato Mercedes. 

"In un caso così raro, non sarebbe possibile far decelerare il veicolo tramite il freno di servizio. Pertanto, aumenterebbe il rischio d'incidenti o lesioni”. 

Gli errori delle case automobilistiche

Sempre per un problema ai freni, nel 2014 l'ex Fca ha dovuto richiamare dal mercato 867.795 tra Gran Cherokee e Dodge Durango. I guasti in quel caso si ri riferivano a supporti ai freni che potevano presentare corrosioni in caso di presenza d'acqua.

Sempre nel 2014 c'è stato il più grande ritiro di macchine che la storia ricordi: 34 milioni di vetture, la maggior parte Toyota dalla Toyota alla Bmw, dalla Fiat alla Ford, sono state richiamate in officina per un difetto di fabbrica riscontrato nell’airbag prodotto dalla casa giapponese Takata.

Toyota la casa automobilistica più penalizzata con 17 milioni di auto ritirate solo negli Usa. L'azienda giapponese ha dovuto richiamare nel 2015 altre 6,5 milioni di vetture sparse per il mondo. 

Il Dieselgate

Da veicoli lanciati sul mercato con i freni malfunzionanti, a vere e proprie falsificazioni sugli standard delle emissioni. 

Il caso più rilevante, per dimensioni e ammissione di colpa, è il cosiddetto Dieselgate, o Emissiongate, scoppiato nel 2015: il gruppo Wolkswagen ha falsificato le certificazioni "verdi" di piu di 10,5 milioni di veicoli in tutto il mondo prodotti dal 2009 al 2015, di cui circa 580.000 negli Stati Uniti. 

La Volkswagen aveva addirittura vinto, con il modello Jetta TDI, il primo posto per il premio annuale Green car of the year, messo in palio dall'omonimo magazine. Ma, evidentemente, con l'inganno: i test di emissione dell'ossido di azoto, il cosiddetto Nox, erano validi solo quando fatti in un laboratorio artificiale, tramite un dispositivo di riduzione delle emissioni che si attivava solo in regime di test. E non su strade reali, dove il livello di Nox è stato fino a 40 volte superiore a quello consentito

A svelare l'inganno, e a ritirare il premio di "Green car of the year", l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente degli Stati Uniti. La casa automobilistica, che ha ammesso l'inganno, ha pagato più di 30 miliardi di euro tra multe, costi legali e compensazioni per concorrenza sleale, soprattutto negli Usa. 

Anche Mitsubishi nel 2016 ha ammesso la falsificazione dei dati sui consumi di 625.000 veicoli prodotti dal 2013 in poi, di cui 468.000 fabbricate per la Nissan, che ha deciso di aprire un'indagine interna.

Sempre nello stesso anno, nel Regno Unito su 37 le auto esaminate (Euro 5 e 6), tutte eccedevano dalle tre alle 10 volte le quantità di Nox (ossido di azoto) ammesse, in Germania 56 modelli su 58 esaminati non rispettavano le emissioni del gas.