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Mali, pietra tombale sulla cooperazione antiterrorismo con la Francia

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Di Euronews  Agenzie:  AFP, ANSA
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dicembre 2021, il logo della Task force Takuba nella base militare di Menaka in Mali
dicembre 2021, il logo della Task force Takuba nella base militare di Menaka in Mali   -   Diritti d'autore  THOMAS COEX/AFP or licensors

Sulla cooperazione anti-terrorismo tra Mali e Francia pare davvero calata la pietra tombale. 

La giunta militare al potere nel paese africano ha rotto martedì il trattato di cooperazione per la difesa firmato con Parigi nel 2014: una decisione presa in un clima di alta tensione tra i due paesi, dopo che la Francia ha annunciato il ritiro delle sue forze, motivato con la presenza in Mali di mercenari legati al Cremlino e operanti con il gruppo Wagner.

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dicembre 2021: un ufficiale delle forze operative speciali marine francesi addestra i soldati FAMA del MaliTHOMAS COEX/AFP or licensors

Fonti del Governo di transizione, salito al potere dopo due colpi di stato, hanno fatto sapere di aver immediatamente informato gli ormai ex partner francesi della rottura.

Denuncia

La giunta ha annunciato lunedì sera che avrebbe "denunciato" gli accordi di difesa stipulati con la Francia e i suoi partner europei, a causa di "flagrantiviolazioni" della sovranità nazionale da parte delle forze francesi nel paese e "molteplici violazioni" dello spazio aereo del Mali ad opera dell'aviazione francese. 

Una decisione minacciata da settimane, che rappresenta solo l'ultimo capitolo nel deterioramento delle relazioni tra l'Eliseo e la Giunta militare salita al potere con un colpo di mano nell'agosto 2020. 

Con loro, Parigi aveva cercato di proseguire nell'operazione congiunta avviata sette anni prima sotto la presidenza Hollande, che puntava ad evitare che Bamako finisse in mano ai jihadisti nel caos lasciato da un altro colpo di stato, avvenuto nel 2012. 

Lo scorso febbraio, Emmanuel Macron aveva annunciato la fine delle operazioni"Barkhane" e "Takuba", la qual ultima vedeva impiegati anche militari italiani.

 A provocare la rottura, la presenza nel paese di mercenari del gruppo Wagner, notoriamente legati al Cremlino, che nelle ultime settimane sono tornati al centro delle cronache per via di un sospetto dispiegamento nel teatro di guerra ucraino. 

"Attacchi alla sovranità"

Dal canto suo, la giunta militare di Bamako ha puntato il dito sull'atteggiamento delle forze francesi, accusate di prendere decisioni in maniera unilaterale. 

"Il governo della Repubblica del Mali - ha detto in un video-comunicato il colonello Abdoullaye Maiga, portavoce della Giunta - ha deciso di denunciare in primo luogo, il trattato di cooperazione in materia di difesa del 16 luglio 2014. E in secondo luogo e con effetto immediato, l'accordo del 7 e 8 marzo 2013, che determina lo statuto del distaccamento francese della forza Barkhane, e il protocollo aggiuntivo del 6 e 10 marzo 2020, che determina lo statuto dei distaccamenti stranieri della forza Takuba."

Nell'annuncio, arrivato lunedì sera, il Colonello afferma di aver constatato "un profondo deterioramento della cooperazione militare con la Francia" per tre motivi, il primo dei quali è "l'atteggiamento unilaterale del partner francese, che ha deciso il 3 e il 7 giugno 2021, senza consultare il Mali, di sospendere le operazioni congiunte con le forze armate maliane e porre fine all'operazione Barkhane".

La critica è inoltre per la "tattica dilatoria" della Francia, che ha chiesto "una riunione di esperti per la rilettura del trattato di difesa invece di inviare i suoi emendamenti, tutto questo più di due mesi dopo che il Mali ha inviato i suoi emendamenti nel dicembre 2021".

Depistaggio?

L'annuncio arriva ad appena due settimane dalla pubblicazione di un video che ritraeva quelli che - secondo l'esercito francese - sarebbero stati mercenari Wagner intenti a seppellire, a pochi giorno dalla partenza delle forze francesi, alcuni cadaveri vicino alla base militare di Gossi, con l'intenzione di accusare la Francia di crimini di guerra in Mali.

Una mossa che aveva portato a una controaccusa di "spionaggio" da parte della Giunta golpista, per via delle riprese effettuate mediante l'uso di droni

Italiani rientrati

Intanto, sul caso si è formalmente pronunciato anche il ministro della Difesa italiano Guerini, che ha riferito in parlamento riguardo alla posizione delle forze armate tricolori nella vicenda

 "La missione Takuba in Mali è chiusa - ha detto Guerini in audizione alla commissione Esteri della Camera - i nostri militari sono rientrati, ma il nostro impegno nel Sahel rimane". 

"C'è - ha ricordato Guerini - un punto critico in Mali, con le scelte della giunta militare di relazione con la Russia e l'ingresso delle milizie Wagner nel Paese: questo è stato un elemento di criticità e tensione con l'Europa ed ha portato all'uscita dalle iniziative in Mali ed alla chiusura di Takuba".