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Vertice Ue tra divisioni su Ucraina, energia e crisi in Medio Oriente

Emmanuel Macron e Viktor Orban.
Emmanuel Macron e Viktor Orban. Diritti d'autore  Geert Vanden Wijngaert/Copyright 2025 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Geert Vanden Wijngaert/Copyright 2025 The AP. All rights reserved.
Di Jorge Liboreiro
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I leader Ue affrontano un vertice cruciale tra il veto dell’Ungheria al prestito per l’Ucraina, la crisi in Medio Oriente e l’aumento dei prezzi dell’energia

I 27 leader dell’Unione europea si preparano a un vertice particolarmente teso, con divisioni profonde su più fronti: dal sostegno all’Ucraina alla crisi energetica, fino alle conseguenze globali della guerra in Medio Oriente. Il Consiglio europeo di giovedì si annuncia come uno dei più complessi degli ultimi mesi, con dossier strategici che rischiano di mettere in evidenza le fragilità dell’unità europea.

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Il veto di Orbán

Al centro delle tensioni c’è il veto imposto dal primo ministro ungherese Viktor Orbán al prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina. Una decisione che ha suscitato irritazione tra gli altri Stati membri, soprattutto perché arriva dopo un accordo politico già raggiunto a dicembre.

In quell’occasione, l’Ungheria aveva ottenuto un’esenzione completa dal piano di finanziamento congiunto, insieme a Slovacchia e Repubblica Ceca, permettendo agli altri Paesi di procedere. Tuttavia, a metà febbraio, Orbán ha bloccato l’intero processo, legando il suo veto alla sospensione delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, che attribuisce a scelte politiche del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Nonostante un possibile spiraglio diplomatico - con Kiev che ha accettato un’ispezione internazionale del tratto danneggiato dell’oleodotto - le prospettive di una soluzione rapida restano limitate, anche alla luce delle imminenti elezioni ungheresi. La posizione di Budapest rimane infatti rigida: “Se non c’è petrolio, non ci sono soldi”, ha ribadito Orbán.

I prezzi del petrolio

Parallelamente, il vertice sarà dominato dalla crescente instabilità in Medio Oriente. La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha fatto schizzare i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile, con effetti immediati sull’economia globale.

A sorprendere gli europei è stata la richiesta di supporto avanzata dal presidente statunitense Donald Trump per riaprire il passaggio strategico. Tuttavia, la maggior parte dei governi europei ha respinto l’ipotesi di un coinvolgimento militare diretto, preferendo una linea diplomatica.

Donald Trump.
Donald Trump. Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved

Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiarito la posizione europea, escludendo operazioni militari nel contesto attuale e sottolineando la necessità di un ritorno alla diplomazia internazionale. Il dibattito vedrà anche la partecipazione del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, a testimonianza della rilevanza globale della crisi.

Sul fronte interno, resta centrale il tema della competitività economica europea. I leader sono sempre più preoccupati per il divario con Stati Uniti e Cina, aggravato dai persistenti alti costi dell’energia.

Economia ed emissioni di carbonio

In questo contesto, il sistema ETS (Emission Trading System) continua a dividere gli Stati membri. Al centro della disputa ideologica il sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), che impone un prezzo alle emissioni di carbonio delle industrie inquinanti.

Uno schieramento, che comprende Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Italia, Polonia, Romania e Slovacchia, sostiene che l'ETS è un onere per l'economia che tassa ingiustamente le aziende e impedisce loro di ridurre le bollette dell'elettricità.

L'altro schieramento, composto da Belgio, Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi, sostiene che l'ETS sia uno strumento indispensabile per contenere le emissioni di CO2 e incoraggiare le industrie pesanti ad adottare fonti energetiche più ecologiche. Mentre a febbraio il vento soffiava a favore degli oppositori dell'ETS, ora si è spostato a favore dei difensori dell'ETS.

I leader dell'UE sono pronti a discutere di competitività.
I leader dell'UE si apprestano a discutere di competitività. European Union 2026.

In una lettera di cinque pagine indirizzata ai leader in vista del vertice, Ursula von der Leyen ha sostenuto pienamente il meccanismo di lunga data, promettendo al contempo di affrontare l'eccessiva volatilità del mercato del carbonio.

"L'ETS è basato sul mercato, è neutrale dal punto di vista tecnologico e garantisce la certezza degli investimenti a lungo termine, premiando al contempo i primi arrivati. Sulla base del sistema ETS, le imprese di tutta Europa hanno preso decisioni di investimento per i prossimi decenni", ha scritto l'autrice. "Ora dobbiamo fare in modo che si adatti anche alle nuove realtà".

Come soluzione immediata per compensare le bollette energetiche elevate, Bruxelles raccomanda ai governi di abbassare le tasse o di introdurre sussidi, che incidono entrambi sulle entrate. La ricetta a lungo termine, tuttavia, è molto meno chiara, in quanto i leader rimangono ferocemente divisi sulla necessità di riforme strutturali. I prezzi dell'elettricità variano notevolmente da uno Stato membro all'altro, rendendo ancora più difficile trovare un terreno comune.

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