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Attacchi agli hub energetici del Golfo minacciano la fornitura globale di GNL per mesi

Colonne di fumo e fiamme si alzano dopo che i detriti di un drone iraniano intercettato hanno colpito un impianto petrolifero, secondo le autorità, a Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, sabato.
Colonne di fumo e fiamme si alzano dopo che i detriti di un drone iraniano intercettato hanno colpito un impianto petrolifero a Fujairah, Emirati Arabi Uniti, sabato. Diritti d'autore  AP Photo/Altaf Qadri
Diritti d'autore AP Photo/Altaf Qadri
Di Mohamed Elashi
Pubblicato il
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Gli attacchi contro i principali siti energetici del Golfo sono sempre più frequenti e distruttivi, destabilizzano le forniture e rivelano le fragilità dell’intera regione.

Gli attacchi con missili e droni in tutto il Golfo hanno già fatto salire i prezzi globali del GNL, mentre i mercati reagiscono al rischio di interruzioni delle forniture da una delle regioni energetiche più importanti al mondo.

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Gli attacchi arrivano mentre si intensifica un confronto più ampio che coinvolge l’Iran e le infrastrutture energetiche del Golfo, con raid segnalati contro impianti petroliferi e del gas in diversi Paesi negli ultimi giorni.

Nel mirino sono finiti diversi siti petroliferi e del gas strategici in tutto il Golfo. Si registrano danni in impianti di primaria importanza e cresce la preoccupazione per la possibile durata delle interruzioni.

In Qatar sono divampati incendi in più punti della Ras Laffan Industrial City, il più grande hub mondiale di gas naturale liquefatto, dopo i presunti attacchi missilistici iraniani.

Le autorità hanno riferito che gli incendi sono stati circoscritti e non ci sono state vittime, ma hanno confermato che i raid hanno provocato danni ingenti.

«Gli ultimi attacchi cambiano radicalmente lo scenario», ha dichiarato Vandana Hari, fondatrice di Vanda Insights, società specializzata in ricerche sui mercati energetici globali, sottolineando che finora la produzione di GNL era stata sospesa soprattutto in via precauzionale e non per danni materiali.

Gli attacchi si aggiungono ad altri episodi nella regione, tra cui un raid con droni contro un impianto petrolifero a Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, a conferma dell’allargamento del fronte.

I danni materiali cambiano lo scenario del rischio

Le riparazioni probabilmente inizieranno solo una volta concluso il conflitto e potrebbero richiedere diversi mesi, ha spiegato Hari, aggiungendo che non è ancora chiaro se le attività potranno riprendere almeno in parte prima di allora.

Un impianto di produzione di gas naturale liquefatto nella Ras Laffan Industrial City, in Qatar, uno dei più grandi hub di GNL al mondo.
Un impianto di produzione di gas naturale liquefatto nella Ras Laffan Industrial City, in Qatar, uno dei più grandi hub di GNL al mondo. AP Photos/Maneesh Bakshi

Le conseguenze potrebbero andare ben oltre la regione. Il Qatar fornisce circa un quinto delle esportazioni mondiali di GNL e la maggior parte di questa produzione transita attraverso il complesso di Ras Laffan, il più grande terminal di esportazione di GNL al mondo. Qualsiasi interruzione prolungata rischia di irrigidire mercati già molto sensibili.

«Potremmo trovarci di fronte a mercati globali del gas molto più tesi proprio mentre l’Europa inizia ad acquistare per fare scorte in vista dell’inverno», ha affermato Hari. «Poiché l’Europa può permettersi di pagare prezzi più alti per assicurarsi le forniture marginali, a soffrire di più saranno le economie asiatiche più piccole e sensibili al prezzo.»

Oltre agli effetti immediati sulle forniture, gli attacchi stanno mettendo in luce le vulnerabilità dell’intero sistema energetico del Golfo, dalla produzione e lavorazione alle rotte marittime che passano attraverso lo stretto di Hormuz.

«Il conflitto ha mostrato una vulnerabilità su più livelli delle forniture di petrolio e gas del Golfo», ha osservato Hari, ipotizzando possibili cambiamenti di lungo periodo sia negli investimenti sia nei flussi commerciali, qualora l’instabilità dovesse proseguire.

Nessuna capacità inutilizzata di GNL

Per gli esperti del settore, le interruzioni non riguardano solo i danni materiali, ma anche la difficoltà di operare in un contesto di conflitto aperto.

Jean-Christian Heintz, consulente globale per il mercato del GNL, ha spiegato che gli attacchi esercitano una pressione «psicologica e reputazionale» sul settore, mentre l’entità dei danni resta ancora poco chiara, e ha ricordato che anche azioni limitate possono avere importanti conseguenze operative.

«Per un operatore ragionevole e prudente, nessun venditore si assumerà il rischio di riprendere la produzione in un contesto del genere», ha aggiunto Heintz, sottolineando che anche attacchi di modesta entità possono impedire il ritorno alla piena operatività.

«Nel GNL non esiste una vera e propria capacità inutilizzata», ha affermato, ricordando che la produzione non può essere aumentata rapidamente e che i nuovi progetti richiedono anni e investimenti ingenti per essere sviluppati.

Si vedono già i primi segnali di tensione sui mercati globali: secondo fonti del settore, QatarEnergy ha messo a disposizione cinque slot per carichi di GNL al terminal di Zeebrugge, in Belgio, per il mese di aprile, segno che i fermi produttivi potrebbero durare più a lungo del previsto.

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