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"Riunire le opposizioni per cambiare il Libano". La parola a Samir Geagea

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Di Mariam Chehab  & Gianluca Martucci
Il leader del movimento delle "Forze libanesi" Samir Geagea
Il leader del movimento delle "Forze libanesi" Samir Geagea   -   Diritti d'autore  JOSEPH EID/AFP or licensors

Samir Geagea si definisce "il candidato naturale" alla presidenza libanese. Forte dell'esito positivo delle elezioni parlamentari dello scorso maggio , che hanno premiato il suo movimento delle "Forze libanesi", il leader si è riscoperto a capo della forza politica con più seggi nel parlamento. Ma al di là dei meriti politici, la sua salita a palazzo Baabda sarebbe scontata. Gli accordi di Taif del 1989 (che hanno distribuito le cariche politiche in base alle comunità religiose esistenti nel Paese) stabiliscono che a diventare presidente sia un cristiano maronita. "È naturale che ad assumere la più alta carica di ciascuna istituzione sia il capo che gode della più grande rappresentanza nella sua setta: diventa il primo candidato per questa posizione", afferma Geagea in un'intervista esclusiva a Euronews. 

In attesa che il fronte delle Forze libanesi (o della "Repubblica forte", come si chiama ufficialmente la coalizione di piccoli partiti) esprima una sua candidatura ufficiale, Geagea non ha dubbi nell'affermare che il Libano cambierà volto in caso di sua elezione: "Se diventerò presidente tutto cambierà sicuramente", risponde  quando gli viene chiesto come il suo arrivo aiuterebbe ad arginare l'attuale collasso e combattere la corruzione endemica.

Ma risollevare un Paese in profonda difficoltà non sarà cosa semplice. La crisi economica iniziata nel 2019 e aggravata dalla pandemia che ha fatto esplodere l'inflazione, l'incidente del 2020 che ha danneggiato il porto di Beirut e l'incubo di una nuova paralisi politica rendono ancora più oscure le prospettive del Paese. A questo si potrebbe aggiungere l'opportunità che il fronte degli Hezbollah potrebbe cogliere per usare la violenza e farne un'arma politica. "Gli anni di governo del presidente Aoun sono stati i peggiori di tutti i tempi", afferma Geagea senza tuttavia rammaricarsi per il sostegno dato nel 2016 al capo dello Stato tuttora in carica. "Non siamo responsabili delle pratiche che si sono verificate durante l'era del presidente Aoun e quando abbiamo preso la decisione di sostenere la sua candidatura alla presidenza lo abbiamo fatto per evitare di entrare in una situazione catastrofica dopo due anni e mezzo di vuoto di potere", prosegue.

Arginare la maggioranza di governo ed Hezbollah

L'obiettivo principale resta tuttavia la riunione dell'opposizione. Il timore è che nonostante il calo dei consensi l'Alleanza dell'8 marzo composta dal partito degli Hezbollah, dai suoi alleati sciiti del gruppo Amal e dalla Corrente patriottica libera dell'attuale presidente del Paese Michel Aoun riesca a vincere alle elezioni del prossimo ottobre. "Il passo più importante che dobbiamo fare come opposizione è di unirci e di esprimere un unico nome per la presidenza, questo approccio ci proteggerà da un presidente affiliato e alleato con le forze dell'8 marzo  e con il progetto di Hezbollah, che non ha nulla a che fare con gli interessi del popolo libanese".

E proprio l'alleanza con il movimento di Hassan Nasrallah è un'ipotesi attualmente esclusa nei piani del leader delle Forze libanesi."Se Hezbollah si trasforma in un partito simile a qualsiasi altro partito libanese e se cede il suo arsenale militare all'esercito libanese perché no?!", continua Geagea. "Ma oggi, questo non è certamente il caso, perché non è possibile ricostruire uno stato se Hezbollah continua a viaggiare su questa linea", aggiunge il cristiano-maronita, che rifiuta ogni proposta di accordo che includa il silenzio sulle violenze degli Hezbollah. 

Se posso accettare una presidenza per dare in cambio la mia disponibilità a cessare ogni critica contro i crimini di Hezbollah? Certo che no! Perché dovrei accettare la carica di presidente, per ricoprire questa carica come ha fatto Michel Aoun e rimanere sotto l'influenza di Hezbollah, delle sue strategie e del suo controllo sulla politica libanese? Se devo essere presidente della Repubblica voglio esercitare i pieni poteri attribuiti a questa carica, come stabilito negli accordi di Taif
Samir Geagea
presidente del movimento cristiano-maronita delle Forze libanesi

I problemi con Israele, i legami con i sauditi

In un Paese dove la politica estera ha una forte risonanza sulle questioni interne come il Libano, il riferimento a Israele è inevitabile. Sabato 3 luglio tre droni di Hezbollah sono stati abbattuti dall'esercito israeliano presso il nuovo impianto di perforazione del gas di Karish installato dagli israeliani e situato in acque contese con il Libano. Geagea è pronto ad adottare la linea dura nel caso in cui i negoziati con Tel Aviv per la gestione del giacimento dovessero fallire. "Non deve essere un concorso di eloquenza:stiamo facendo rumore senza proteggere i nostri interessi, invece dobbiamo studiare i nostri approcci a beneficio del Libano", afferma il leader.

Rispetto ai negoziati per una riconciliazione politica tra Iran e Arabia Saudita (che è il principale alleato delle Forze libanesi), Geagea mantiene un atteggiamento neutrale: "Qualsiasi accordo non influenzerà gli eventi della politica interna, non credo che i nostri interessi vengano danneggiati se rimaniamo fedeli ai nostri principi e ai nostri piani", conclude Geagea.