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Ultimo appello da Mariupol. Il comandante ucraino: "Chiediamo estrazione in un Paese terzo"

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Di Giulia Avataneo
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Serhiy Volyna, comandante della 36a Brigata Marina Separata
Serhiy Volyna, comandante della 36a Brigata Marina Separata   -   Diritti d'autore  AFP

La morsa dell'esercito russo si stringe sull'acciaieria di Mariupol, ultimo baluardo di difesa della città da cui provengono appelli drammatici dopo l'ultimatum delle forze nemiche.

Serhiy Volyna, è il comandante della 36a Brigata Marina Separata che ha diffuso un messaggio sui social media dai sotterranei dell'acciaieria assediata.

"Questo potrebbe essere il nostro ultimo appello della nostra vita. Siamo forse di fronte ai nostri ultimi giorni, se non ore. I nemici ci superano nella misura di 10 a 1. Sono in vantaggio aereo, di artiglieria, forze di terra, equipaggiamento carri armati.

Joe Biden Recep Tayyip Erdoğan Boris Johnson Володимир Зеленський

Posted by Сергей Волына on Tuesday, April 19, 2022

Noi stiamo difendendo un solo luogo, l'acciaieria Azovstal, dove oltre al personale militare, ci sono civili, vittime di questa guerra. Facciamo appello e supplichiamo tutti i leader mondiali di aiutarci. Chiediamo di utilizzare la procedura di estrazione e portarci in un territorio terzo. Tutti noi, battaglione di soldati di Mariupol, più di 500 combattenti feriti, e centinaia di civili, tra cui donne e bambini. Chiediamo di portarci in salvo in un Paese terzo, grazie".

Ultimatum russo

Ieri sera le forze russe hanno diffuso un altro ultimatum, dando tempo fino alle 13 di oggi per lasciare l'acciaieria. Ma i combattenti hanno già respinto la richiesta in passato, annunciando che combatteranno "fino all'ultimo uomo".

In alcune intercettazioni diffuse dall'intelligence ucraina si sentono ufficiali russi che parlano di "radere al suolo" lo stabilimento e la brigata Azov ha denunciato ieri l'uso da parte russa di micidiali bombe anti-bunker sull'impianto industriale.

"Stanno preparando sorprese da tre tonnellate dal cielo", hanno affermato gli 007 di Kiev. E le sorprese sarebbero arrivate, sotto forma di bombe FAB-3000 ad alto potenziale esplosivo. Il reggimento Azov, che difende l'impianto con combattenti stranieri e alcune unità di marines (un migliaio di

militari in tutto), ha denunciato che questi ordigni sono stati sganciati sulla gigantesca rete di tunnel di epoca sovietica. Nonostante nel sottosuolo si nascondessero almeno mille civili, per lo più donne e bambini.

Dopo aver tentato un assalto all'acciaieria con le forze speciali, i russi hanno lanciato un nuovo ultimatum agli ucraini, aprendo un corridoio umanitario per chi si fosse arreso, in "totale sicurezza". Gli ultimi difensori di Mariupol non hanno ceduto, ma hanno ammesso che l'acciaieria è "quasi completamente distrutta". E denunciato che ci sono "civili sotto le macerie".

Mosca avvia la "fase due"

Nel caos di ore drammatiche, il parlamentare ucraino Sergiy Taruta ha parlato di 300 persone rimaste sepolte sotto i detriti di un ospedale nei pressi dell'acciaieria colpito da un raid russo. Subito dopo, però, il consigliere del sindaco di Mariupol, Petro Andryushchenko, ha assicurato che "da molto tempo nessuno si nasconde nella zona, soprattutto nell'edificio dell'ospedale, che era stato distrutto in precedenza".

In attesa di prendere definitivamente Mariupol, i russi hanno dato il via all'offensiva più temuta da Kiev, quella per prendere il controllo di tutto il Donbass. Dopo settimane di preparazione, con l'ammassamento di truppe (circa 80 battaglioni), mezzi corazzati e pezzi di artiglieria. È stato il ministro degli Esteri russo Lavrov ad annunciare ufficialmente l'inizio della "seconda fase dell'operazione speciale in Ucraina", mentre la Difesa di Mosca ha comunicato che in una notte una raffica di "missili ad alta precisione" ha colpito 13 obiettivi ucraini in alcune zone della regione, compresa la città chiave di Slovyansk, e altri raid si sono abbattuti su "60 strutture militari", anche in città vicine alla linea del fronte orientale.

Bombardamenti più massicci

Lungo un tratto di 480 chilometri, da Kharkiv fino a Kherson e Mykolaiv. "È iniziata la battaglia del Donbass", ha confermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mentre il governatore del Lugansk Sergei Gaidai ha parlato di una situazione "infernale", con "combattimenti incessanti a Rubizhne e Popasna e in altre pacifiche città".

I russi hanno già ottenuto un primo successo, conquistando Kreminna: una cittadina a cinquanta chilometri dalla strategica Kramatorsk, uno dei più centri più grandi della regione. Gli scontri sono infuriati in tutto il sud-est. Gli ucraini hanno rivendicato di aver respinto almeno 7 attacchi nel Donbass ma hanno ammesso: i russi "stanno arrivando da tutte le parti, bombardamenti più massicci sulle nostre città, lungo l'intera linea di difesa". Secondo Londra, si va verso una guerra "di logoramento che potrebbe durare diversi mesi". Con "Putin determinato a vincere a prescindere dai costi umani".