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Rifugiati portati in Russia: "È deportazione di massa" denuncia Zelensky

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Di Euronews
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I rifugiati ucraini
I rifugiati ucraini   -   Diritti d'autore  Alexander Zemlianichenko/Copyright 2022 The Associated Press.

Mariupol insegna. Non si può restare se i russi pianificano l'attacco: la devastazione della città sul Mar d'Azov è dunque un monito e nell'est dell'Ucraina in migliaia continuano a fuggire. Alcuni di loro finiscono in Russia. 

Il difensore civico russo, Tatiana Moskalkova, dice che adesso, nel Paese, ci sono circa 500mila rifugiati ucraini. Almeno 20mila si trovano in centri di alloggio temporaneo. 

Secondo Moskalkova, possono disporre di tutti i servizi necessari e sono in attesa di legalizzare il loro soggiorno in Russia.

Le testimonianze dei rifugiati

Yelena Krylova è stata evacuata da Mariupol: "La milizia della Repubblica Popolare di Donetsk (i separatisti sostenuti dalla Russia, ndr) è venuta e ci ha detto che avevamo cinque minuti per fare i bagagli. Siamo partiti così", dice.

Anche Valeriya Storozh è scappata con la sua famiglia dal dramma di Mariupol, ma dice di aver scelto la Russia: "Ci aspettiamo di ottenere la cittadinanza (russa) per continuare a vivere, per costruire una nuova vita. Abbiamo deciso che lì, a Mariupol, è tutto finito".

"Un attacco all'identità nazionale"

Le autorità ucraine denunciano la deportazione forzata dei rifugiati: secondo i loro dati, si tratta di più di 700.000 cittadini ucraini portati in Russia. Tra questi, più di 130.000 bambini".

Un esodo che il presidente Volodymyr Zelensly denuncia come coatto: "Deportazioni di massa, campi di smistamento, un tentativo coerente di distruggere tutti coloro che sostengono l'idea nazionale - dice - Oggi, più di 500.000 ucraini sono stati sfollati con la forza. Provate a immaginare cosa significhi".

Dal canto suo, Mosca ha annunciato che gli orfani dell'Ucraina saranno collocati in famiglie russe.

Kiev sostiene che i bambini saranno forzatamente istruiti al russo e assimilati senza tenere conto delle loro radici, in linea con i cosiddetti intenti di ''denazificazione'' proclamati da Vladimir Putin.