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Lavrov: "Regime di Kiev non democratico, abbiamo prove del genocidio in Ucraina"

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Di Giulia Avataneo
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Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov   -   Diritti d'autore  SHAMIL ZHUMATOV/AP

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha accolto a Mosca i rappresentanti delle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk, che presto apriranno le loro ambasciate nella capitale russa. E in questa occasione è tornato a puntare il dito contro i Paesi occidentali.

"Per tutti questi anni, hanno costantemente difeso il regime ucraino - ha dichiarato in conferenza stampa - chiudendo gli occhi sui crimini di guerra contro la popolazione civile, sull'assassinio di donne, bambini, anziani, sulla distruzione delle infrastrutture civili e incoraggiando silenziosamente il rapido sviluppo del neonazismo e della russofobia, che alla fine ha fatto precipitare il paese nella tragedia".

Lavrov: "Governo di Minsk non è democratico"

"Abbiamo sempre sostenuto una soluzione diplomatica, è stata la Russia a svolgere il ruolo decisivo per gettare una base affidabile per la soluzione diplomatica del conflitto. Intendo gli accordi di Minsk", ha aggiunto Lavrov. Il ministro degli Esteri russo ha sottolineato che la Russia ha cercato di convincere Kiev, Parigi e Berlino ad attuare gli Accordi di Minsk per sette anni, ma nessuno "ha alzato un dito".

"Non c'è la possibilità di riconoscere l'attuale governo come democratico", ha incalzato il ministro degli Esteri, che ha poi annunciato che la Russia sta preparando un dossier fotografico come prova del presunto genocidio dei russofoni in corso in Ucraina.

"La comunità internazionale è unanime nel negare le evidenti prove del genocidio in Ucraina - ha detto incontrando i vertici delle autoproclamate repubbliche del Donbass -. Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite si riunirà all'inizio della prossima settimana, per questo stiamo preparando uno speciale dossier fotografico e invitiamo chiunque a vederlo prima che cominci la sessione". Il Consiglio si riunirà a Ginevra dal 28 febbraio all'1 marzo.

I separatisti: "Costretti a chiedere aiuto"

Il leader separatisti sostengono di essere stati costretti a chiedere l'intervento russo quando, dopo il riconoscimento delle repubbliche da parte di Mosca, gli attacchi ucraini si sono fatti più intensi.

Spiega Vladislav Deinego, ministro degli affari esteri dell'autoproclamata repubblica di Luhansk: "Non avevamo scelta. I colloqui di pace di Minsk sono stati completamente bloccati dall'Ucraina. C'è stato il rifiuto assoluto di qualsiasi forma di dialogo con noi, dell'adempimento degli obblighi che Minsk ha firmato in precedenza. Queste sono le circostanze che hanno portato alla situazione attuale, che ci hanno costretto a chiedere aiuto alla Federazione Russa".

Una mappa da riscrivere

Proprio la pretesa di difendere le repubbliche ha dato la spinta all'attacco russo, che non si è fermato ai territori contesi e ora potrebbe riscrivere i rapporti tra potenze europee per la prima volta dalla Guerra Fredda.

La Russia ha spinto la sua invasione dell'Ucraina alla periferia della capitale venerdì, dopo aver scatenato attacchi aerei su città e basi militari e inviato truppe e carri armati in un attacco su tre fronti. I leader occidentali hanno unanimemente condannato l'invasione e venerdì hanno iniziato a mettere a punto una risposta intesa a punire l'economia russa e i suoi leader, compresa la cerchia di personalità più vicine al presidente Vladimir Putin.