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State of the Union, tra "guerra ibrida" bielorussa ed utilità della COP26

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Di Stefan Grobe & Euronews
State of the Union, tra "guerra ibrida" bielorussa ed utilità della COP26
Diritti d'autore  Alberto Pezzali/AP

"Guerra ibrida": così i politici europei hanno definito la politica di Alexander Lukaschenko nei confronti dell'Unione europea.

Il leader della Bielorussia è accusato di facilitare il trasporto di migranti dal Medio Oriente al suo Paese, al confine con gli Stati membri dell'Unione (Lettonia, Lituania e Polonia).

Questa settimana la situazione era fuori controllo: all'improvviso, le richieste di recinzioni di confine sono diventate più forti, cosa impensabile a Bruxelles sino a poco tempo fa.

"L'unico modo efficace per fermare il flusso migratorio illegale è costruire una recinzione - dice Peter Szijjarto, ministro degli Esteri ungherese - senza di essa non ci sono abbastanza forze di Polizia o militari in grado di proteggere efficacemente oltre 100 chilometri di confini, in caso di pressione migratoria di massa".

Bruxelles barcolla

Il cosiddetto "muro della resistenza" a Bruxelles sta facendo trapelare gravi crepe.

"Abbiamo aperto il dibattito sul finanziamento dell'Unione per le recinzioni alle frontiere - dice Charles Michel, presidente del Consiglio europeo - la questione deve essere risolta rapidamente, perché i confini polacchi e baltici sono confini dell'Unione, uno per tutti e tutti per uno".

La costruzione o meno di una recinzione di confine dipende in gran parte da come finirà l'attuale crisi e se l'Unione europea può costringere la Bielorussia a cambiare comportamento, ad esempio attraverso sanzioni più severe.

Azione dura: questo è qualcosa che gli attivisti per il clima di tutto il mondo speravano che portasse la conferenza COP26 di Glasgow.

La conferenza è finita, ma ora inizia il lavoro pesante, politicamente parlando.

La domanda è: cosa sarà fatto davvero e cosa no? Qui, i leader globali hanno già inviato segnali contrastanti.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che a Glasgow ha promesso azione per il clima e non parole, sta ora facendo pressioni sull'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) per aumentarne la produzione, rafforzando così i combustibili fossili.

Il suo omologo francese, Emmanuel Macron, ha annunciato la costruzione di nuove centrali nucleari, una mossa ritenuta assai controversa tra gli ambientalisti.

Alcuni attivisti per il clima hanno già denunciato la conferenza di Glasgow come un mucchio di bla-bla-bla, ma i politici del settore hanno una visione differente: abbiamo parlato con uno di loro.

from AFP video
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L'Unione dei Verdi

Abbiamo intervistato Ska Keller, copresidente dei Verdi al Parlamento europeo, in rappresentanza della Germania.

D: Cominciamo con la conferenza COP26: soddisfatta dei risultati?

"Beh, mi sarebbe sicuramente piaciuto vedere un esito più ambizioso, certamente notiamo passi nella giusta direzione: che ci sia un accordo per porre fine alla deforestazione è positivo.

Tuttavia, se si guarda a ritroso per questo tipo di ambizione, non è sufficiente, questo vale anche per gli obiettivi climatici globali: sappiamo tutti che stiamo affrontando una catastrofe, è una vera crisi, quindi quanto si evince come risultato della COP26 non basta".

D: La conferenza è stata boicottata da Cina e Russia, due principali attori globali, e non è chiaro se Joe Biden abbia abbastanza sostegno dal Congresso per le sue ambiziose politiche climatiche.

Questo non rafforza l'argomentazione di coloro che affermano che la conferenza è stata principalmente spettacolo e allegre chiacchiere?

"Le conferenze sul clima sono molto, molto importanti, abbiamo visto in passato che possono portare a grandi successi come l'Accordo di Parigi: questo non sarebbe successo senza le conferenze internazionali sul clima, ma è davvero importante non fare solo bei discorsi.

Serve anche far seguire i fatti, mostrare come i Paesi, gli Stati membri stiano adempiendo agli impegni assunti, è qui che si nota una certa mancanza di appagamento, di ambizione.

Tutti sono d'accordo sull'obiettivo, ma allora cosa si è personalmente disposti a fare come Paese e governo? Qui manca un piano, sappiamo tutti cosa deve essere fatto, non scopriamo l'acqua calda, non è scienza missilistica, sappiamo tutti cosa bisogna fare, ciò che manca è la volontà politica di fare qualcosa".

D: Alla luce di questo quadro, l'Unione europea sta diventando il leader globale quando si tratta di politica climatica, ma è all'altezza di questo compito?

"Certamente, vediamo buoni passi, abbiamo il pacchetto 'Fit-for-55', abbiamo una legge sul clima, sono tutte cose buone: ma manca ambizione.

Ciò significa che gli Stati membri debbono fare di più, impegnarsi e disporre di più misure, affinché l'Europa nel suo insieme possa avere una sorta di comando nelle discussioni globali sul clima".

D: La Germania avrà presto un nuovo governo di coalizione con la partecipazione dei Verdi: quale impatto possiamo aspettarci da Berlino a livello europeo?

"Penso sia molto chiaro che non è solo nostra responsabilità in quanto Verdi, spingere per la protezione del clima, è una responsabilità comune che abbiamo, ritengo che ogni nuovo governo debba essere consapevole di questo e dimostrarlo anche nei propri impegni ed azioni, finalizzati alla protezione del clima".

Eclatante dissenso

Proprio per rinnovare il senso di urgenza, la conferenza sul clima è stata utile, anche solo per riunire tutti i Paesi e fare il punto sull'attuale situazione climatica.

Coloro che sentono maggiormente quell'urgenza e una minaccia esistenziale sono le piccole Nazioni insulari, che rischiano di scomparire nei decenni a venire.

A centrare il punto nel modo più drastico è stato il ministro degli Esteri di Tuvalu, nel Sud Pacifico.

Ecco il suo videomessaggio alla conferenza: "Non possiamo aspettare la messa in pratica dei discorsi quando il mare si alza continuamente intorno a noi, la situazione climatica deve essere in primo piano, dobbiamo intraprendere azioni alternative e coraggiose oggi, per garantire il domani".

Speriamo che sia ancora operativo per la COP27 in Egitto...