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Polonia, dal parlamento via libera al muro anti-migranti al confine bielorusso

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Di Antonio Michele Storto
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Polonia, dal parlamento via libera al muro anti-migranti al confine bielorusso
Diritti d'autore  Czarek Sokolowski/The Associated Press

Alla fine, anche la Polonia avrà il suo muro anti migranti.

Dopo l'ok del parlamento arrivato questo venerdì, per procedere alla messa in opera manca solo l'approvazione del presidente Andrzej Duda, che del governo guidato da Mateusz Morawiecki è comunque un alleato e che aveva già messo in chiaro la sua intenzione di dare il via libera all'operazione dopo l'eventuale approvazione parlamentare.

La barriera - un'opera di cui si parla già da tempo e che il governo intende costruire in tempi celeri - costerà tra i 350 e i 400 milioni di euro, e coprirà un centinaio di km di confine: servirà a fermare il crescente flusso di migranti, provenienti perlopiù da Siria e Iraq, che transitano dalla Bielorussia per poter chiedere asilo in Unione europea.

Un transito che, secondo Varsavia e Bruxelles, sarebbe incoraggiato dal presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka, che in questo modo intenderebbe destabilizzare l'intero blocco come forma di ritorsione per le sanzioni occidentali.

A pagare il prezzo più alto sono proprio i migranti: di recente, alcuni di loro sono morti per sfinimento vicino al confine polacco, che corre per oltre 400 chilometri attraverso la foresta, le paludi e lungo il fiume Bug.

La Polonia ha costruito una recinzione di filo spinato al confine e ha inviato migliaia di guardie di frontiera, truppe e polizia, ma le misure non sono riuscite a fermare il transito. Le guardie di frontiera hanno anche spinto i migranti indietro attraverso il confine, comprese alcune famiglie con bambini, in conformità con quanto stabilito da una nuova legge polacca.

La Polonia è anche in trattative con l'agenzia di frontiera dell'Unione europea Frontex per quanto riguarda i piani per riportare i migranti nei loro paesi d'origine.

I migranti che entrano in qualsiasi paese dell'UE possono chiedere asilo o protezione internazionale, ma nella maggior parte dei casi le richieste vengono negate.