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Un quasi fantasy nella Roma del 1943, standing ovation per "Freaks out"

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Di euronews e ansa
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"Freaks out"
"Freaks out"   -   Diritti d'autore  di G.Mainetti
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Sul tappeto rosso della Mostra di Venezia si sono presentati così Franz Rogowski, Aurora Giovinazzo e Pietro Castellitto fra i protagonisti di Freaks out di Gabriele Mainetti. Un quasi fantasy ambientato nella Roma dell' 8 settembre 1943.

La Compagnia Mezzapiotta

Matilde, Cencio, Fulvio e Mario vivono come fratelli nel circo di Israel. Quando quest’ultimo scompare misteriosamente, forse catturato dai nazisti, i quattro “fenomeni da baraccone” restano soli nella città occupata. Freaks Out nasce da una sfida: ambientare sullo sfondo della pagina più cupa del Novecento italiano un film che fosse insieme un racconto d’avventura, un romanzo di formazione e una riflessione sulla diversità. " Per farlo - spiega il regista Mainetti - ci siamo avvicinati alla Roma occupata del 1943 con emozione e rispetto, ma allo stesso tempo abbiamo dato libero sfogo alla fantasia: sono nati così i nostri quattro freak, individui unici e irripetibili, protagonisti di una Storia più grande di loro".

4 eroi sgarrupati

I supereroi molto sgarrupati e Felliniani della pellicola fanno bene il loro lavoro e incantano con la loro poesia e molte citazioni (da Tim Burton a De Sica, da Leone fino a Tarantino). In un'opera dall'animo spielberghiano unico difetto è forse la lunghezza: oltre 140 minuti. Una bulimicità, quella di Mainetti, che nasconde forse un'ansia da prestazione (quattro anni tra preparazione e rimandi e il peso di un esordio straordinario come GIG ROBOT nel 2015) che non fa giustizia a un lavoro cheavrebbe potuto aspirare a una maggiore perfezione.

In corsa a Venezia '78, Freaks out ha il suo tempo interno ben tornito. Scritto da Nicola Guaglianone in collaborazione con Mainetti, il film esplora il terreno minato della Roma in preda al nazismo, una Roma dalla doppie rovine (l'antichità e quelle del fascismo) vera protagonista e campo di lotta tra nazisti e Alleati. Collante e figura paterna del gruppo Israel (Giorgio Tirabassi) che a un certo punto viene deportato dai nazisti nel blitz al ghetto nel 1943.

Mirabolante giovane cast

Ma chi sono questi mostri? Intanto c'è Pietro Castellitto che veste i panni di Cencio, fisico esile, da guitto, capelli bianchi e la capacità di far uscire dalla propria bocca, a proprio piacimento eserciti di insetti; c'è poi Mario (Giancarlo Martini), clown magnetico, in senso letterale, capace come è di spostare oggetti di metallo; Claudio Santamaria, totalmente ricoperto di peli, proprio come lupo mannaro, ha invece una forza mostruosa; infine c'è Matilde (Aurora Giovinazzo), acrobata, ma soprattutto donna ad alto voltaggio, capace di fulminare chiunque la tocchi.

Ora su questa squadra di poveracci ricchi solo di poteri mette gli occhi uno svalvolato ufficiale delle Ss di stanza a Roma, Franz (Franz Rogowski), che si mette in testa che questi quattro mostri possono cambiare le sorti della guerra se assoldati nell'esercito nazista. Mainetti ha portato avanti con ostinazione un film dal respiro internazionale quasi cucito per rappresentare l'Italia agli Oscar. D'altronde dentro c'è tutto il cinema italiano con una credibile patina a stelle e strisce che potrebbe piacere all'Academy.