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Haiti, i soccorsi corrono per strappare alla morte chi è ancora sotto i detriti

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Di euronews e ansa
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Haiti, i soccorsi corrono per strappare alla morte chi è ancora sotto i detriti
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Gli ospedali di Les Cayes, ad Haiti, sono sempre in grave difficoltà: non essendoci interni agibili si sono formati dei lazzaretti attorno alle mura perimetrali dei punti di soccorso. Questo mentre le squadre degli scavatori operano disperatamente tra gli edifici crollati alla ricerca dei sopravvissuti. Il bilancio dei morti ha sfondato quota 1300 e i feriti sono circa 6000. Questo dato rende spesso impossibile garantire il primo soccorso. I dispersi anche si contano a migliaia.

Parla un dirigente della Croce Rossa Internazionale

Euronews ha raggiunto Florent del Pinto che fa parte della Croce Rossa internazionale impegnata sul campo..."La situazione era già abbastanza grave prima e questa crisi si avvita su un'altra crisi, se così si può dire, perché abbiamo già scontato una grande instabilità politica, ci sono state violenze, generale insicurezza, c'è la pandemia e non ci accorgiamo neanche che oltre il 40% della popolazione haitiana vive nella precarietà alimentare se non proprio nell'indigenza. Quindi scontiamo un livello di vulnerabilità della gente già molto alto. E ci aspettiamo anche una tempesta tropicale nelle prossime ore".

La macchina degli aiuti internazionali

La solidarietà della comunità internazionale si manifesta con l'arrivo dei primi aerei nella capitale, Port-au-Prince. Il trasferimento degli aiuti alla popolazione, però, si sta mostrando più difficile del previsto, a causa dell'azione di bande armate che controllano a Martissant il passaggio lungo l'unica statale che collega la capitale alle zone gravemente terremotate. Jerry Chandler, direttore generale della Protezione civile di Haiti, ha dichiarato da parte sua che "le autorità lavorano per abilitare un transito sicuro attraverso l'accesso Martissant", ma ha ammesso che "per il momento il governo sta inviando la maggior parte degli aiuti tramite elicotteri, aerei e navi". Alcuni media haitiani hanno riferito che i gruppi armati avrebbero manifestato disponibilità per una tregua per permettere il passaggio gli aiuti umanitari, ma per il momento di questo non vi è alcuna conferma ufficiale.

Un paese martoriato

Haiti ancora non si è rialzata dal catastrofico terremoto del 12 gennaio del 2010 che ha lasciato dietro di se 230.000 morti e 220.000 feriti. Sembra sempre più difficile che possa farlo ora, se non con la solidarietà della comunità internazionale come invocato da Papa Francesco.