Taleban alle porte di Kabul. Il Pentagono: "Non è sotto minaccia imminente"

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Il portavoce Kirby: "Preoccupati per le armi sottratte all'esercito"

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Con i taleban alle porte - combattimenti con le forze governative a 80 chilometri di distanza - ci si chiede quando Kabul tornerà nelle mani dei fondamentalisti, che avanzano rapidamente dal giorno del ritiro statunitense. Secondo fonti militari Usa, la capitale potrebbe cedere entro 30 giorni, e in pochi mesi gli insorti conquistare l'intero paese.

Gli afghani temono il ritorno al passato, ma per loro la spirale di violenza non è mai cessata, meno che mai dopo l'invasione statunitense del 2001, così se da un lato c'è chi parla di cattivi ricordi lasciati dai taleban, dall'altro non mancano sostenitori del loro progetto politico, che dovrebbero pure essere numerosi, a giudicare dalla rapidità della loro avanzata sul terreno.

In pochi giorni i ribelli hanno conquistato altri quattro capoluoghi di provincia in un'offensiva lampo che li ha portati più vicini a Kabul. Nelle ultime 24 ore, la seconda e la terza città più grandi del paese - Herat a ovest e Kandahar nel sud - sono cadute in mano agli insorti, così come la capitale della provincia meridionale di Helmand.

Per il Pentagono, che conferma il ritiro definitivo dei propri soldati e afferma che Kabul "ha i mezzi per difendersi", la capitale non sarebbe per il momento sotto minaccia imminente, secondo il portavoce John Kirby. Tuttavia i mezzi di difesa a cui accenna Washington, le armi lasciate in eredità all'esercito regolare, passano di mano, come l'intera base aerea di Shinland, a Herat, presa dai taleban.

Proprio il controllo dell'ingente quantitativo di armamenti in possesso dell'evanescente governo Ghani costituisce l'allarme principale di Washington. Il portavoce promette che sul punto non ci sarà mai un calo dell'attenzione.

Lo scenario che in pochi giorni è mutato, con l'uscita di scena delle truppe Usa e della Nato, manda in archivio anche le trattattive informali tenute coi taleban in Qatar. Nonostante ciò il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres parla ancora di soluzione politica da ricercare.

"Prendere il potere con la forza militare può solo portare a una guerra civile prolungata o al completo isolamento dell'Afghanistan. Solo una soluzione politica negoziata a guida afgana può assicurare la pace".

Infine, mentre l'Afghanistan volta pagina, si diffonde la notizia della morte del chirurgo italiano Gino Strada, che con Emergency, da lui fondata, ha curato più di sette milioni di persone. Strada aveva 72 anni, e del suo lavoro diceva: "una gocciolina nell'oceano, ma se non ci fosse sarebbe peggio".

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