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La pandemia non è stata l'unico evento a cambiare la storia olimpica

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Di Juan Carlos De Santos Pascual
1 agosto 1936, la torcia olimpica è accesa a Lustgarten, Berlino
1 agosto 1936, la torcia olimpica è accesa a Lustgarten, Berlino   -   Diritti d'autore  AP/AP1936
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Tokyo2020: a molti, la denominazione dei giochi olimpici di quest'anno suonerà come una stonatura, dal momento che - come accaduto per l'Europeo di calcio - l'evento ha conservato la dicitura 2020, pure essendosi svolto con un anno di ritardo

Ma il COVID non è stata l'unica ragione che ha costretto a rimandare o riprogrammare un'Olimpiade

Anche se mai era accaduto per ragioni di ordine sanitario, nel corso della storia ci sono già state altre cancellazioni.

Nel 1916, 1940 e 1944 i Giochi Olimpici furono cancellati perché avvenuti mentre la Prima e la Seconda Guerra Mondiale erano ancora in pieno svolgimento.

Ma c'erano in effetti già stati dei Giochi Olimpici colpiti da una grave pandemia, quelli di Anversa del 1920. Euronews ha intervistato le storiche Laura Lara Martínez e María Lara Martínez per vedere come altre pandemie hanno influenzato e quali altri eventi o aneddoti hanno segnato il corso della storia dei Giochi Olimpici.

Compagini decimate

Si può dire che quelli di Tokyo 2020 siano i primi giochi ad essere posticipati per questo motivo. Ma ciò non significa che le pandemia non avessero già condizionato la storia olimpica.

Secondo Laura Lara Martinez, i giochi di Anversa sono stati segnati dalla pandemia influenzale, ma soprattutto dal dopoguerra. La prima guerra mondiale era appena finita. "L'influenza non è finita nel 1918 e nel 1920 c'erano ancora ondate. La situazione non era ancora del tutto sotto controllo", dice.

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le storiche Laura Lara Martínez e María Lara Martínezsorelle Martínez

"Non c'è stata una risposta globale alla pandemia, ma gli organizzatori si erano resi conto che alcune squadre erano già state decimate dagli eventi del 1918. Ad esempio, l'atleta americano Martin Sheridan che era stato 5 volte campione olimpico, è morto a causa del virus. La squadra britannica aveva perso a sua volta stelle come Gerald Anderson, Kennes Powell e Henry Ashington"

A quel tempo non esistevano restrizioni o distanza di sicurezza. "C'erano atleti - ricorda la storia Laura Lara - che si lamentavano di essere in spazi sovraffollati, con 10 o 15 uomini che dormivano nella stessa stanza, e che ricevevano solo un pezzo di pane, del caffè e una sardina da mangiare".

"Molte di queste infezioni - continua - erano mascherate da polmonite, raffreddore, stitichezza, raffreddore. Ma si trattava dell'influenza".

Prima della pandemia, il problema principale che incontravano gli organizzatori era la difficoltà di organizzare i giochi senza risorse e strutture adeguate. "Erano obbligati ad acquistare il proprio cibo in un paese come il Belgio, che a quel tempo era molto limitato in termini di offerta", continua la storica.

"Gli impianti sportivi erano in rovina. Lo stadio olimpico è stato terminato in fretta e furia e la pista olimpica era incompleta, le gare si sono svolte sul fango. Il comitato organizzatore inoltre non aveva le risorse per costruire una piscina e le gare si sono svolte in un canale d'acqua a cui hanno messo una bordura di legno", aggiunge.

Atleti contro le regole

La questione dell'abbigliamento femminile alle Olimpiadi è divenuta molto attuale, da quando la squadra femminile norvegese di pallamano da spiaggia è stata multata per aver deciso di indossare abiti più lunghi rispetto al bikini d'ordinanza.

La cantante P!nk si è offerta di pagare le multe. Tuttavia, non è certo la prima volta che un atleta infrange le regole alle Olimpiadi.

"Il primo a ribellarsi fu il ciclista italiano Ebelardo Pavesi, che alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932, sostituì il normale cibo fornito per la 100 km su strada - frutta e verdura - con un piatto di spaghetti. Mentre mangiava, pedalava e vinceva", dice María Lara.

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il Villaggio Olimpico dei Giochi del 1968 a Città del MessicoAP Photo

Molti altri hanno infranto le regole, ma ne sono usciti male. "Alcuni di loro sono ricordati per la particolarità delle loro azioni, come Fred Lorz, un corridore degli Stati Uniti che vinse la maratona con un tempo incredibile alle Olimpiadi di St Louis nel 1904. Finché si scoprì che la maggior parte della marcia l'aveva percorsa su un auto, sulla quale era montato essendo stato colto da crampi.

Lo svedese Hans-Gunnar Liljenval fu il primo olimpionico a risultare positivo al doping, ai giochi olimpici del 1968 in Messico. Gli furono trovate tracce d'alcol nel sangue. "È anche vero che è stato il primo anno in cui sono stati fatti questi test", dice la storica María Lara.

Altri hanno dovuto cambiare i propri atleti per rispettare le regole e fare la storia.

Ai giochi di Tokyo, la skater Momiji Nishiya, appena 13enne è salita sul podio, ma non è la più giovane partecipante ad aver vinto nella storia olimpica. "A Parigi nel 1900 - spiega Laura Lara - la squadra di canottaggio olandese aveva troppo peso nella barca. Il loro timoniere era in sovrappeso e non poteva competere. Dovevano trovare qualcuno che lo sostituisse e un bambino parigino di 10 anni fu la loro salvezza. L'olanda sorprese tutti vincendo la gara, e rendendo il piccolo francese la persona più giovane a vincere una medaglia nella storia dei giochi olimpici," aggiunge Laura Lara.

Le donne e i giochi olimpici

Sia Laura che sua sorella María Lara Martínez trattano queste e altre questioni nel loro Breviario de Historia de España.

María Lara sottolinea: "Le donne fecero il loro debutto olimpico a Parigi 1900, dove in 19 donne parteciparono. La prima di loro ad essere incoronata campionessa fu la tennista inglese Charlotte Cooper". Secondo gli storici, le donne si uniscono a poco a poco. "A Sydney 2000, più del 40% degli atleti erano donne, un record per la partecipazione femminile", dice María.

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La olandese Blankers-Koen è stata la prima donna nella storia dei Giochi a vincere tre medaglie d'oroAP Photo

La partecipazione femminile era disapprovata anche ai Giochi Olimpici dell'Antichità. "Ad Olimpia solo le donne single potevano assistere ai giochi e la pena per una donna sposata che osservava gli atleti era la morte, poiché gli atleti gareggiavano nudi, esibendo il proprio corpo come simbolo di perfezione e dedizione. L'inserimento delle donne nelle prove è avvenuto sempre dopo l'incorporazione degli uomini, perché Pierre de Coubertin (segretario dei Giochi Olimpici moderni) credeva che la donna dovesse essere spettatrice, guardare e applaudire, invece di intervenire"

María Lara indica come esempio di cosa potesse capitare a una donna durante un evento delle Antiche Olimpiadi: “Nel 404 a.C. stava per essere pronunciata una condanna a morte contro uno spettatore. Quest'uomo, travolto dall'entusiasmo nell'assistere alla vittoria del giovane pugile Pisidoro, saltò oltre le transenne per abbracciarlo. Nel farlo, gli furono sollevati i vestiti e si scoprì che non era proprio un uomo, ma una donna, la madre del vincitore".

Razzismo alle Olimpiadi

A creare polemiche e aneddoti nei giochi olimpici è stato molto spesso il razzismo.

Si sono dovute attendere le Olimpiadi del 1904 a St. Louis perché gli atleti africani facessero il loro debutto

"A Berlino 1936 Hitler voleva che la capitale tedesca fosse un palcoscenico dove mostrare la superiorità della razza ariana e l'eccellenza del sistema nazista. Un uomo di colore, Jesse Owens, vinse la finale di salto in lungo e Hitler lasciò lo stadio in anticipo per non dovergli stringere la mano alla premiazione", sottolinea Maria Lara Martinez.

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questa foto del 1936 mostra Jesse Owens in azione in un test preliminare di 200 metri alle Olimpiadi del 1936 a BerlinoAP Photo

Da parte sua, l'etiope Abebe Bikila ha fatto la storia vincendo la Maratona di Roma 1960 senza calzature ed è diventato il primo atleta nero a vincere l'oro olimpico in rappresentanza di un paese africano", afferma Laura Lara.

María Lara ricorda che anche nel 1960 "Classius Clay vinse la medaglia d'oro nel pugilato all'età di 18 anni. Quando tornò nel suo paese (USA) gli fu negato l'ingresso in un ristorante per soli bianchi. Clay rinunciò al trionfo del suo paese e gettò la medaglia in un fiume".

Ma le Olimpiadi più rappresentative in questo senso furono quelle del 1968 in Messico, dove gli atleti neri americani alzarono i pugni per protestare contro la loro discriminazione ai Giochi. "Queste Olimpiadi sono state infine soprannominate i giochi del 'Black Power', sottolineano entrambe le storiche