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Kluge: dialogare con gli scettici per convincerli a vaccinarsi contro il Covid

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Di Fay Doulgkeri
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Kluge: dialogare con gli scettici per convincerli a vaccinarsi contro il Covid
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Milioni di persone in Europa e nel mondo stanno subendo l'impatto del Covid-19. Ad Atene si è discusso delle pesanti conseguenze della pandemia sulla salute mentale al Mental Health Summit. È in quest'occasione che abbiamo incontrato il direttore regionale per l'Europa dell'Oms, Hans Kluge.

"Le indagini sulla Cina richiedono tempo"

Cominciamo dai recenti sviluppi riguardanti le indagini della delegazione internazionale in Cina sulle origini del virus. Da un lato, il direttore generale dell'organizzazione ha detto che forse è stato un po' prematuro escludere che il virus sia sfuggito a un laboratorio, dall'altro la Cina ha respinto l'idea dell'Oms di avviare una seconda fase di indagini. Avete indicazioni che facciano sospettare la fuga da un laboratorio? E che cosa intendete fare ora?

"Penso che sia una domanda per il dottor Tedros dell'Oms di Ginevra, perché io sono il direttore regionale dell'Oms per l'Europa, che comprende i 53 stati membri europei, e la Cina non ne fa parte, quindi non ho informazioni di prima mano sulla missione, ho le stesse informazioni che abbiamo sentito tutti dal nostro direttore generale, cioè che tutte le opzioni sono sul tavolo e vanno esaminate. Ma dobbiamo ricordare che all'epoca delle indagini per l'origine dei virus Mers o Sars 1 ci sono voluti fra un anno e due anni e mezzo per stabilire un legame fra il virus e l'ospite intermedio. Quindi è normale che un'indagine del genere richieda del tempo. Ho visto che il dottor Tedros sta lavorando alla creazione di un gruppo di esperti per portare avanti la seconda fase delle indagini. E penso che si debba dare a queste indagini il tempo necessario".

L'"approccio Vip" per uscire dalla pandemia

Continuiamo allora con quella che sembra essere la via d'uscita da questa pandemia, le vaccinazioni in Europa. Il numero di persone vaccinate è soddisfacente?

"Direi che la via d'uscita dalla pandemia è triplice. Lo chiamo l'approccio Vip. La V delle Varianti, che dobbiamo studiare molto da vicino, in questo caso la variante Delta, che attacca le persone che non sono vaccinate o non lo sono in maniera sufficiente. La I di Immunizzazione, che dobbiamo estendere, quindi la risposta è no, non è ancora sufficiente. Abbiamo una copertura del 26 per cento nella regione paneuropea. E poi c'è la P di persone. Dobbiamo coinvolgere di più le persone, incoraggiarle a vaccinarsi, ma anche a usare le misure di protezione, incluse le mascherine quando non sia possibile rispettare la distanza di un metro e mezzo".

E che cosa pensa della vaccinazione obbligatoria? È una questione molto polemica ora in Europa.

"L'Oms incoraggia qualsiasi misura per aumentare la copertura vaccinale, purché sia legalmente e socialmente accettabile. Ma non dev'essere la prima misura, perché prima dobbiamo cercare di capire che cosa c'è nella mente delle persone, quali sono le loro percezioni, e poi entrare in contatto con le comunità che esitano a farsi vaccinare. Abbiamo una vasta esperienza con il nostro servizio di studi comportamentali nel convincere le persone, facendo uso di influencer, dobbiamo studiare chi esita a farsi vaccinare e pensare a chi potrebbe influenzare queste persone attraverso il dialogo".

"Più si trasmette il virus, più varianti ci sono"

Che cosa sta succedendo nel resto del mondo, ad esempio in Africa o in Asia, ci sono paesi in ritardo perché non possono permettersi il vaccino?

"Assolutamente. Assistiamo a una situazione di grandi ineguaglianze. anche nella regione europea ci sono dieci paesi con una copertura di meno del 10 per cento. E lei ha ragione, per certi paesi africani l'unica via d'uscita è la solidarietà. Nessuno è al sicuro finché non saranno tutti al sicuro, perché l'aggressiva variante Delta sta attraversando i confini. Ma vedo molta più solidarietà da parte di paesi come la Grecia, che sta donando vaccini ad altri paesi".

Quanto la preoccupano le nuove varianti? Pensa che potrebbero essercene di nuove, più contagiose o più pericolose?

"Ce ne saranno sicuramente di nuove. Ci sono state già centinaia e centinaia di varianti, e le monitoriamo fin dall'inizio. Ma spesso non sono molto dannose. Dobbiamo monitorare molto da vicino questa variante Delta e Delta plus. Ma qual è la soluzione? Più si trasmette il virus, più varianti ci sono. In altri termini, dobbiamo estendere la vaccinazione".

La salute mentale, pietra angolare della notra società

Veniamo ora alla ragione per cui lei si trova ad Atene, il Mental Health Summit. Lei ha presentato i dati sull'impatto del Covid-19 sulla salute mentale in Europa. Quali sono i punti chiave?

"La salute mentale era una questione problematica già prima della pandemia. Le malattie mentali sono la principale causa di disabilità. Una persona su sei in epoca, diciamo, pre-Covid, soffriva di disturbi mentali. La grande scoperta ora emersa dal nostro studio è che ciascuno di noi è vulnerabile. Chiunque, anche se di solito è forte, può sviluppare un disturbo mentale, in particolare ansia o depressione, ed è di questo che il summit si sta occupando. Sono molto grato alla Grecia, al primo ministro, al ministro della salute Kikilias, per aver fatto uscire dall'ombra il problema della salute mentale. Dev'essere la pietra angolare della nostra società, del nostro modo di vivere. La salute mentale è affare di tutti".

Può parlarci un po' meglio dei risultati del vostro studio? Che cosa mostrano?

"Dobbiamo concentrarci innanzi tutto su quelli che chiamiamo gruppi ad alto rischio, come bambini e adolescenti, che hanno sofferto molto con la chiusura delle scuole. Le scuole non sono solo un ambiente educativo, forniscono anche una forma di protezione sociale, per esempio, dalla violenza domestica, che non preoccupa come dovrebbe. Ma lo studio ha mostrato anche che dobbiamo prestare molta più attenzione ai nostri operatori sanitari e sociali. E voglio davvero esprimere il mio apprezzamento a tutti gli operatori sanitari greci ed europei che sono stati e sono tuttora gli eroi di questa pandemia".

Lei ha detto che l'obiettivo dovrebbe essere creare un nuovo modo di promuovere la salute mentale. Pensa che sia possibile con le restrizioni dovute alla pandemia?

"Assolutamente. Non abbiamo scelta. Tempi straordinari richiedono soluzioni straordinarie, e al consiglio dell'organo di governo dell'Oms Europa a settembre speriamo di ottenere l'approvazione di un piano d'azione europeo".