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Riciclaggio, Malta sotto sorveglianza. Savona: "Troppe scappatoie, attrae i criminali"

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Di Diego Malcangi
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La capitale di Malta, La Valletta
La capitale di Malta, La Valletta   -   Diritti d'autore  via video AFP
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Malta entra nella lista grigia del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (GAFI), come uno dei Paesi sotto stretta sorveglianza per il riciclaggio di denaro. Abbastanza sorprendentemente, considerando che il Consiglio d'Europa nel suo ultimo rapporto sottolineava i progressi fatti dal Paese.

Questa decisione molto probabilmente scoraggerà molti flussi finanziari, in un Paese la cui economia è in gran parte basata sulla finanza. Inoltre, si tratta del primo membro dell'Ue incluso in questa lista e non è un buon segnale. Per il direttore di Transcrime, Ernesto Savona, le raccomandazioni del GAFI vengono rispettate nell'Unione europea, ma ci sono scappatoie, che rendono alcuni Paesi attraenti per i criminali.

"Oggi, ci sono due livelli diversi: uno è la conformità formale, dove molti dei membri dell'Unione rispettano questa dimensione. Nella forma. Nella sostanza, c'è una storia completamente diversa: non tutti i membri si conformano allo stesso modo", spiega ai nostri microfoni il direttore di Transcrime.

L'autorità antiriciclaggio dell'Unione europea, in via di costituzione, potrebbe risolvere il problema, secondo Savona. E Malta finirà comunque per fare le riforme necessarie: "Oggi, c'è molto denaro che deve essere riciclato, e si possono trovare molti paesi nella lista grigia e nera dove riciclare il denaro. Malta è un paese facile al momento, o era un paese facile, ma probabilmente nei prossimi mesi o anni Malta prenderà quelle decisioni che la porteranno fuori dalla lista grigia, e i riciclatori troveranno altre opportunità in altri paesi".

Il problema di Malta è che, finché esiste questa zona grigia, diventa attraente non solo sul suo territorio: finisce per funzionare come una calamita per un'intera regione mediterranea. È abbastanza noto, ad esempio, che molti traffici navali volti ad aggirare le sanzioni internazionali avvengano appena fuori dalle acque territoriali maltesi. E questo naturalmente coinvolge anche un articolato indotto.

Ecco l'intervista integrale:

Dal punto di vista pratico, che cosa implica l'inclusione di Malta in questa lista grigia?

"La minaccia, e l'inclusione in questa grey list, significa ridurre l'ammontare degli investimenti internazionali a Malta. Tenendo conto che Malta vive di investimenti internazionali in gran parte, è sicuramente un danno non solo reputazionale, ma anche economico e finanziario. Il problema è quanto durerà questa grey list: probabilmente non molto"

Perché non molto? Ci sono alcuni dettagli da ritoccare, ma pare che Malta abbia fatto dei progressi, secondo l'ultimo rapporto del Consiglio d'Europa...

"Stando al rapporto Moneyval del Consiglio d'Europa, Malta ha fatto dei progressi anche notevoli nella compliance con le regole della Financial Action Task Force. Quindi è stata un po' sorprendente questa decisione presa in modo ancora un po' non palese: si sa pochissimo delle motivazioni e delle ragioni politiche che ci sono dietro. Sicuramente la decisione ha il valore di un sollecito positivo: nel chiedere a Malta di adeguarsi più presto alle normative internazionali e quindi di tornare nell'alveo dei paesi compliant, e questo è sicuramente importante come suggerimento"

Sappiamo che ha pesato la posizione statunitense, o comunque gli Stati Uniti di sicuro non hanno dato una mano a Malta: perché questo?

"Credo che non siano stati soltanto gli Stati Uniti, ma anche il Regno Unito: qui ci sono diverse ragioni, qualcuno parla di ragioni geopolitiche, un po' una penalizzazione dell'Unione europea, perché è la prima volta per un Paese dell'Unione europea nella lista grigia. E questo è sicuramente un danno reputazionale per tutta l'Unione, vuol dire che l'Unione non è stata capace di controllare un Paese membro, e questo è sicuramente un elemento di grande gravità. E poi, diciamo anche la verità, da tempo si hanno notizie - i Panama papers lo dicono - sulla compromissione dell'isola e delle sue attività finanziarie, e anche della polizia, in scandali finanziari, all'interno e al di fuori dell'isola, nella facilitazione dei paesi off shore, e nelle sue complessità finanziarie. Diciamo che sembrava ed è sembrato che Malta voglia distinguersi per una facilità di riciclare i denari un po' sporchi: sia di origine finanziaria, ma anche di origine terrorista: ci sono elementi importanti nelle indagini dei giornalisti investigativi che ci dicono che Malta è al centro di scandali finanziari notevoli. Tutte queste cose insieme hanno contribuito a una decisione che è sembrata un po' improvvisa, inaspettata, ma probabilmente può avere il valore pedagogico di dire a Malta di adeguarsi molto prima"

Ha detto che questo pesa anche sull'Unione europea, indirettamente. Parliamo allora della normativa europea: è adeguata? O va adeguata?

"La normativa europea rappresenta quella della Financial Action Task Force: l'UE è un membro della FATF. E poi con le sue direttive assicura una certa omogeneità. L'UE assicura una certa omogeneità: ma non è detto, e non è vero, che i Paesi dell'Unione europea sono tutti omogenei nel contrasto al riciclaggio. Ci sono due aspetti importanti da tenere in conto: uno è la compliance formale, quello cioè che i Paesi dichiarano di fare; e poi la compliance sostanziale, quello che i Paesi fanno veramente, e questa è tutta un'altra storia: credo che si tratti veramente di conciliare la compliance formale con quella sostanziale. La nuova Autorità europea anti-riciclaggio dovrà fare questo. Io sono molto d'accordo, e ho già detto in incontri anteriori, che un'Autorità europea potrà servire ad armonizzare le singole disposizioni e le singole compliance dei vari paesi, evitando quelle che noi chiamiamo le asimmetrie, o i loopholes, in un certo senso. È lì che si annidano i criminali, i terroristi ed altri. Quindi questo è un inizio di un cammino di maggiore armonizzazione della disciplina europea"

L'ambiguità di Malta, che le regole finisce per seguirle ma sembrerebbe un po' obtorto collo - mi riferisco per esempio anche alle informazioni sui traffici che avvengono appena al di fuori delle acque territoriali, e al governo che si limita a sottolineare di non essere giuridicamente comptente -, insomma una certa ambiguità finisce anche per essere una calamita per tutta un'area mediterranea, non si riduce solo a quella parte...

"Di questo siamo tutti convinti. Soprattutto nel gaming Malta è un'eccellenza, e il gaming non è sempre clean gaming, ma può essere anche dirty gaming... Poi, intorno a Malta ci sono delle banche satellite, off shore, che sono sicuramente attrattive. Non è che sia l'unico posto in Europa dove ci sono queste cose: ma Malta, dove l'industria economico-finanziaria è la principale - e questo la dice lunga - mira a difendere molto alcune di queste sue prerogative. E questo la rende attrattiva per tutti coloro che hanno necessità, bisogno o voglia di riciclare denaro"

Lei ha fatto riferimento al gaming, e mi viene in mente Wirecard, quella dello scandalo e del recente fallimento, del conto scomparso alle Filippine eccetera. All'inizio della sua storia quell'azienda, tedesca, si era specializzata nei pagamenti legati al gaming, oltre che alla pornografia. Quindi effettivamente non è solo Malta...

"No, non è solo Malta: soltanto che a Malta è l'industria principale, e in altri Paesi è un'industria accessoria, o collaterale. E dove è principale, la luce si accende, il dito viene puntato e quindi alla fine i provvedimenti vengono presi. C'è un problema sicuramente in Europa come c'è altrove: che ancora la disciplina, o la regolazione, non ha effetti di armonizzazione dei singoli comportamenti dei Paesi. Tra l'altro, ricordiamoci una cosa: l'investimento del denaro sporco - che sia dalla criminalità, dalla corruzione o da altro - è sicuramente alla ricerca di posti dove andare, e oggi ne trova tanti quanti ne trovava ieri. Magari non nell'Unione europea, ma li trova fuori. Basta guardare l'elenco dei Paesi nella lista nera o nella lista grigia, diciamo che non c'è che l'imbarazzo della scelta"

A Malta costa di più perdere, regolarizzandosi, una parte di quell'industria di cui abbiamo parlato, o le costa di più restare nella lista grigia?

"Malta non resterà nella lista grigia. Il sistema funziona così: viene stabilito il monitoraggio su Malta, e così spingono Malta a tirarsi fuori dalla lista grigia. È nell'interesse di Malta uscirne. Naturalmente, l'optimum per il Paese sarebbe combinare le due cose, ma a volte le autorità, l'OCSE o la Financial Action Task Force, sono abbastanza severe per monitorare. Quindi alla fine Malta diverrà comunque molto più 'clean' di quanto non sia oggi"