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Marò, la Corte suprema indiana chiude il caso. Le mogli "carne da macello"

Di Antonio Michele Storto Agenzie:  ANSA
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28 maggio 2016: Salvatore Girone saluta i giornalisti rientrando in Italia
28 maggio 2016: Salvatore Girone saluta i giornalisti rientrando in Italia   -   Diritti d'autore  Gregorio Borgia/Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved. This material may not be published, broadcast, rewritten or redistribu
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Era divenuto un simulacro della polarizzazione dell'agone politico italiano, con la destra che ne invocava la scarcerazione, mentre la sinistra era accusata di disinteressarsi della loro sorte.

E di governi Salvatore Girone e Massimo Latorre - i due fuclieri di marina accusati di omicidio per aver sparato su un peschereccio nel corso di un pattugliamento anti-pirateria in acque indiane - ne hanno visti nascere e tramontare, confinati prima dietro le sbarre di una cella e poi nella sede diplomatica italiana, sballottati per anni tra gli aeroporti di Roma e Nuova Dheli, nella costante incertezza del proprio destino.

Perché, a mettere il punto su quello che in Italia era stato trasfigurato in un caso politico, poteva essere in realtà soltanto la giustizia.

Proprio la Corte Suprema indiana ha ordinato oggi - dopo un decennio di altalene giudiziarie e diplomatiche - la chiusura di tutti i procedimenti giudiziari a carico dei due "marò".

Avvenuto deposito

L'alta corte aveva rinviato la chiusura del caso lo scorso 19 aprile, perché l'indennizzo di cento milioni di rupie (circa 1,1 milioni di euro) che l'Italia doveva versare alle famiglie delle vittime non era stato ancora depositato.

Nel corso di quell'udienza, presieduta dallo stesso presidente della Corte Sharad Arvind Bobde, il procuratore generale dello Stato, Tushar Mehta, aveva dichiarato che l'Italia aveva "avviato il trasferimento di denaro", aggiungendo però che la somma non era ancora disponibile.

Il nove aprile scorso la Corte aveva deciso che il caso sarebbe stato chiuso soltanto dopo l'avvenuto deposito del risarcimento pattuito.

I fatti

I due militari erano accusati di aver ucciso nel febbraio del 2012 due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala: i fucilieri, che erano impegnati in una missione antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie, videro avvicinarsi il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati, spararono alcuni colpi di avvertimento in acqua.

A bordo della piccola imbarcazione, però , morirono i due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, e rimase ferito l'armatore del peschereccio, Freddy Bosco.

Le contraddizioni e le incongruenze, nella ricostruzione della dinamica, sono molteplici: oltre a diverse testimonianze, a non quadrare è la perizia balistica condotta dal tribunale, che parla di proiettili di due calibri diversi. Inoltre da un esame successivo - eseguito dall'italiano Luigi Di Stefano, che già aveva lavorato sul caso di Ustica - risulta che il proiettile estratto durante l'autopsia da uno dei cadaveri fosse di fabbricazione ex sovietica, del tutto incompatibile con le armi in dotazione ai due.

Altalena diplomatica e giudiziaria

Per Girone e Latorre si aprirono intanto le porte del carcere di Trivandrum. Poi - dopo un semestre di libertà vigilata - inizia un anno dopo il confinamento nella sede dell'ambasciata italiana.

Il governo Monti, in carica all'epoca, viene accusato dalla destra di non profondere sufficienti energie nella risoluzione del caso. In realtà, gli sforzi sono molteplici: una delegazione viene inviata per seguire la questione da vicino e nel 2013 ai due è accordato il permesso di rientrare in Italia per un mese.

È qui che si consuma il primo e più violento strappo: allo scadere della licenza, i due - con il pieno appoggio italiano - rifiutano di tornare in India; dove, per ritorsione, viene revocata l'immunità diplomatica all'ambasciatore Daniele Mancini, che si ritrova impossibilitato a lasciare il paese.

Costretti a rientrare in India, i due ci resteranno per un anno: a riportare in Italia Latorre sarà, purtroppo, un'ischemia, in seguito alla quale il militare tornerà in patria per le cure riabilitative.

Girone dovrà invece attendere un altro anno..

"Carne da macello"

A riportare la notizia della chiusura del caso è stato, in mattinata, il quotidiano indiano Hindustan Times. La Corte suprema mette così la parola fine a un braccio di ferro diplomatico-giudiziario che andava avanti ormai da nove anni. Ma se il ministro degli esteri Di Maio esulta - "grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico" scrive su twitter il responsabile della Farnesina - più amare sono le considerazioni di Paola Moschetti, moglie di Latorre.

"Da 9 anni sono costretta a parlare a nome di mio marito. A lui è stato fatto esplicito divieto di parlare pena pesanti sanzioni. Non può nemmeno partecipare a qualsiasi manifestazione pubblica. È vincolato al segreto. È ora di chiedersi perché le autorità militari vogliono mantenere il segreto su ciò che sa e vuol dire. Quello che so è che per la politica italiana siamo stati carne da macello. Presto Massimiliano si presenterà alla procura di Roma".

"Interessante leggere i ringraziamenti del Ministro Di Maio - le fa eco la moglie di Girone, Vania Ardito, interpellata dall'Ansa - ma prima di tutti è importante ringraziare i due soldati che si sono sacrificati alla sottomissione indiana per tanti anni che mai più gli saranno restituiti. Abbiamo appreso ufficiosamente la notizia - prosegue la moglie del fuciliere - finalmente si è concluso un caso che si sarebbe dovuto concludere in nove giorni ma ci sono voluti più di nove anni".

"La sua verità"

Dopo un lungo contenzioso, nel luglio del 2020 il tribunale internazionale dell'Aja, che aveva riconosciuto "l'immunità funzionale" ai fucilieri, aveva stabilito che la giurisdizione sul caso spettava all'Italia e aveva disposto il risarcimento alle famiglie delle vittime.

Nelle prossime settimane, i due verranno ascoltati dalla Procura di Roma. Per questa vicenda a piazzale Clodio è aperto un procedimento da nove anni. Il procedimento è affidato al sostituto procuratore Erminio Amelio, che in questi mesi ha analizzato gli atti inviati dal Tribunale internazionale dell'Aja - che nel luglio del 2020 ha deciso in favore dell'Italia la competenza giurisdizionale - per poi procedere alla conclusione delle indagini che potrebbe arrivare in estate.

"A Massimiliano Latorre - ha detto all'ANSA l'avvocato Fabio Anselmo, legale del fuciliere - è stata sempre negata la possibilità di dire la sua verità e la sua versione dei fatti, ma a breve potrà essere sentito dai pm della Procura di Roma, nei confronti della quale abbiamo la massima fiducia, e lì non ci sarà nessun segreto militare che tenga".