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Messico, chi si candida alle elezioni spesso muore

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Violenza in Messico
Violenza in Messico   -   Diritti d'autore  AFP
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Il candidato sindaco Abel Murrieta è stato ucciso giovedì pomeriggio mentre era in piena campagna elettorale a Cajeme (Ciudad Obregon), un comune nello stato di Sonora, nel nord del Messico. Murrieta, ex procuratore generale e avvocato di rango è l'ultima vittima di una serie di attacchi che hanno causato la morte di quasi 30 candidati (solo negli ultimi tempi) a rilevanti a cariche pubbliche messicane.

Il Messico celebrerà le elezioni di medio termine il 6 giugno nel pieno della solita coreografia di controlli di polizia e vigilantes per evitare le costanti violenze.

Sono in lizza oltre 21.000 posti nei governi locali e in quello statale nazionale. Verranno eletti anche 15 governatori. Murrieta era candidato per il Movimiento Ciudadano. Era una figura molto nota in Messico per il suo precedente incarico di procuratore generale per lo Stato di Sonora dal 2004 al 2012. Murrieta è stato anche l'avvocato della famiglia LeBaron avendoli assistiti per indagare sul massacro dei propri familiari messo in atto da un cartello mafioso il 4 novembre 2019.

La testimonianza di chi è scampato a un agguato

Correre per una carica in Messico è "praticamente una condanna a morte", dice il candidato sindaco Mario Alberto Chávez, che stava cenando in un ristorante quando un uomo armato ha aperto il fuoco contro il suo tavolo. In qualche modo, Chávez è sopravvissuto all'attacco del 18 aprile che ha ferito tre membri del suo staff.

"Ho chiesto più volte alleautorità di assegnarmi delle guardie del corpo, ma continuano a ignorarmi", dice Chávez, 35 anni, padre di un figlio, candidato per il partito Nuova Alleanza nella sua città natale di Zumpango (Stato di Guerrero). Nuova Alleanza è una scheggia del Partito Rivoluzionario Istituzionale del presidente Enrique Peña Nieto.

Chávez non vuole speculare su chi ha cercato di ucciderlo.
Racconta che una volta ha considerato di abbandonare la corsa, dopo aver ricevuto telefonate minacciose in cui veniva avvertito di possibili scorrimenti di sangue durante i suoi comizi elettorali.

Piuttosto che tenere comizi, ora fa campagna porta a porta: "Ho deciso che ne valeva la pena, per cercare di tirare la mia comunità fuori dalla povertà e dal crimine violento", spiega.

Violenza politica

L'alto tasso di criminalità è una delle priorità nella campagna elettorale messicana, che prepara l'elezione del nuovo presidente e di migliaia di altri rappresentanti federali, statali e locali il primo luglio.

Travolto dalla violenza legata al commercio multimiliardario di narcotici, il Messico ha contato un record di 25.339 omicidi l'anno scorso. Il 2020 è stato il più sanguinoso della serie temporale partita nel 2006, da quando il governo ha schierato l'esercito per combattere il traffico di droga.

Nel complesso, la guerra non ufficiale ha prodotto più di 200.000 omicidi, anche se non è chiaro quanti dei casi siano legati al crimine organizzato. Altre 30.000 persone sono scomparse.

Almeno 83 politici sono stati assassinati dal settembre scorso, secondo la società di consulenza Etellekt. Il 76% delle 83 vittime militava nelle fila delle opposizioni ai governi statali, 12 erano donne.

"Il Messico ha avuto un problema di sicurezza senza precedenti negli ultimi dieci anni, e oggi stiamo tenendo le più grandi elezioni della nostra storia", dice il capo dell'Istituto Nazionale Elettorale Lorenzo Cordova.

Nel tweet: "_Dopo l'assassinio del candidato MC a sindaco di Cajeme, l'indicatore di violenza politica di @etellekt___registra un totale di 563 atti criminali contro politici e candidati, con un totale di 83 politici che hanno perso la vita in attacchi (32 dei quali candidati)_".

Campagna elettorale nella paura

A volte i motivi degli omicidi sembrano chiari. L'8 giugno, un ex sindaco in corsa nello Stato settentrionale di confine di Coahuila, Fernando Puron Johnston, è stato ucciso mentre lasciava un dibattito durante il quale aveva giurato di combattere senza tregua il cartello Los Zetas.

In altri casi, i candidati assassinati potrebbero essere coinvolti con i cartelli stessi: un sospetto che ha gettato un'ombra sul caso della candidata al consiglio comunale di Oaxaca, Pamela Teran, colpita a morte il 2 giugno. Era la figlia del presunto capo del cartello Juan Teran.

Molti candidati stanno facendo campagna elettorale nella paura. Nel solo Guerrero, in 496 hanno scelto di ritirarsi.