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Armenia, tensione alle stelle: il primo ministro non si dimette

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Armenia, tensione alle stelle: il primo ministro non si dimette
Diritti d'autore  Hrant Khachatryan/PAN Photo
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Presidio in piazza della Libertà nella capitale armena Erevan: non casuale, e simbolica, la scelta dei manifestanti antigovernativi, che chiedono le dimissioni del primo ministro Nikol Pashinyan, dopo la firma dell'accordo di pace del novembre scorso con l'Azerbaigian. La protesta è continuata durante la notte di fronte al Parlamento.

Nella vicina piazza della Repubblica si sono riuniti invece circa 20mila sostenitori di Pashinyan: "``Sono diventato il primo ministro non per mia volontà - ha detto alla folla - ma perché la gente ha deciso così. ``Lasciate che la gente chieda le mie dimissioni o sparatemi in piazza''.

Il primo ministro ha parlato di una situazione esplosiva, "irta di conseguenze imprevedibili''.

Scontro governo - militari

L'innesco delle ultime tensioni è stata la decisione di Pashinyan di spodestare i vertici dello Stato Maggiore dell'esercito, che - secondo il governo - avrebbero tentato un colpo di Stato.

La crisi nella strategica regione del Caucaso meridionale è seguita con attenzione anche dal Dipartimento di Stato americano.

"Siamo naturalmente al corrente dei recenti sviluppi in Armenia - dice Ned Price, portavoce del Dipartimento di Stato americano - stiamo seguendo la situazione molto da vicino. Esortiamo tutte le parti a dar prova di moderazione e ad evitare qualsiasi escalation violenta. Ricordiamo il principio democratico fondamentale che le forze armate degli Stati non dovrebbero intervenire nella politica interna".

Anche l'Onu manifesta preoccupazione.

"Quello che stiamo vedendo in Armenia - dice Stephane Dujarric, il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite - è di grande preoccupazione per noi. È molto importante che entrambe le parti mantengano la calma. Invitiamo alla moderazione, incoraggiamo anche il dialogo inclusivo per allentare le tensioni e affrontare le differenze politiche. Questo deve essere fatto nel pieno rispetto della costituzione e del processo democratico".

Le tensioni dopo l'accordo di pace con l'Azerbaigian

La frattura politica è osservata da vicino, in particolare in Russia e Turchia, che competono per l'influenza nella regione caucasica.

Le divisioni interne si sono acuite a causa della firma sull'accordo di pace del 10 novembre scorso, che ha visto l'Azerbaigian reclamare il controllo di ampie parti del Nagorno-Karabakh e delle aree circostanti che sono state sotto la giurisdizione delle forze armene per più di un quarto di secolo.
Pashinyan ha difeso l'accordo di pace come una mossa dolorosa ma necessaria per impedire all'Azerbaigian di dominare l'intera regione del Nagorno-Karabakh.