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Come si posizionano i vari vaccini anti-covid

Vaccinazioni anti-covid
Vaccinazioni anti-covid   -   Diritti d'autore  AFP
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Alla boccettina del vaccino anti-covid chiediamo tutti una cosa sola: liberarci dall'incubo della pandemia che le varianti del coronavirus hanno reso più perniciosa. Poi però c'è tutto il corredo di polemiche che accompagna l'efficacia dei preparati, i ritardi sulla consegna delle dosi in tutte le nazioni europee e non ultimi spuntano i report delle reazioni che si sono verificate alla seconda dose del vaccino Pfizer-BionTec, in Italia somministrata a quasi 300 mila soggetti.

Effetti collaterali

Gli effetti collaterali vanno dal classico gonfiore nella zona in cui è stata praticata l'iniezione a stanchezza, mal di testa, brividi, male alle ossa, leggera febbre, fino a vere e proprie reazioni allergiche. Per gli allergici la seduta vaccinale pretende una attesa post iniezione più lunga in cui si resta pronti con gli antidoti del caso. Intanto le agenzie per le regolazioni dei farmaci stanno raccogliendo i dati sugli effetti indesiderati dei vaccini anti-covid. Le domande però si moltiplicano. Quanto durano codeste reazioni e quanto devono preoccupare? Inoltre perché c'è una differenza tra la prima e la seconda dose? La reazione avversa più frequente - testimone però della reattività dei vaccinati - è stata l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche. Si tratta, rassicura l'Agenzia italiana del farmaco, di una patologia benigna che si risolve da sola.

Record italiano

La Banca dati europea delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ha pubblicato i grafici da cui appare un nuovo primato per l'Italia, paese dove maggiormente si stanno verificando le reazioni allergiche ai vaccini anti-Covid. Le questioni potrebbero essere due: o sono solo gli italiani a segnalare le reazioni oppure c’è un problema serio. Al 30 gennaio, su 26.849 eventi avversi al vaccino di Pfizer/BioNtech ben 8.741 casi, di cui 7.811 classificati gravi, si sarebbero verificati in Italia, quindi si calcola un 32% di reazioni avverse, un record.

Basta una dose sola?

Spunta una ulteriore novità in relazione alle dosi: potrebbe bastare una sola somministrazione. A rivelarlo, riportano alcuni media britannici, è uno studio aggiornato condotto in Israele a distanza dalla somministrazione di massa, su un campione di 500.000 persone, stando al quale l'efficacia del vaccino Pfizer/BioNTech dopo 3 settimane dalla prima dose si attesta al 90% del totale, il doppio di quanto stimato inizialmente. La ricerca, in attesa di validazione, è stata esaminata dalla University of East Anglia, in Gran Bretagna, Paese che ha scommesso (non senza polemiche) sull'iniziale strategia d'estensione dell'intervallo fra prima dose e richiamo.

Reazioni diverse

Fino ad ora - stando al parere diffuso degli esperti - la prima somministrazione stimola il sistema immunitario a reagire contro il virus. La risposta alla seconda dose è più vigorosa proprio perché l’organismo ha già costruito delle difese e quindi lotta più duramente contro il vaccino. Il meccanismo, osservato anche nella somministrazione di molti altri vaccini, è più forte nei soggetti giovani rispetto agli anziani.

Il cocktail dei vaccini?

Si fa strada anche una metodica nuova tutta da convalidare, un approccio che potrebbe fornire una protezione maggiore contro il Covid-19 rispetto all'uso di un singolo vaccino di una singola casa. Alcuni dei volontari riceveranno una prima dose del vaccino Oxford-AstraZeneca seguita - dopo 4 o 12 settimane - da una dose del vaccino Pfizer-BioNTech o viceversa. Lo studio durerà 13 mesi, ma i primi risultati potrebbero essere resi noti già entro giugno. Nel frattempo la campagna di vaccinazioni nel Regno Unito proseguirà normalmente con un singolo vaccino per persona sempre allo scopo di raggiungere il prima possibile la tanto agognata immunità di gregge.

Gli ostacoli di AstraZeneca in Svizzera

Il vaccino AstraZeneca, che sta arrivando in Italia, sarà somministrato solo agli under 55 tra insegnanti, forze armate e di polizia, detenuti e personale delle carceri. I vaccini Pfizer e Moderna saranno iniettati agli over 80 e alla categorie più vulnerabili. Il vaccino AstraZeneca, secondo uno studio dell'Università di Oxford - partner dell'azienda - fermerebbe la trasmissione del virus del 67%. L'ateneo inglese e il colosso farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca puntano a produrre una nuova versione del vaccino tarata sulle varianti del virus e che dovrebbe essere pronta in autunno. Ma intanto in Svizzera l'approvazione per il vaccino di AstraZeneca viene ritardata. I dati disponibili e valutati non sono ancora sufficienti per procedere con un'omologazione, ha comunicato l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici Swissmedic. Ci vogliono i dati di nuovi studi per ottenere informazioni sulla sicurezza, l'efficacia e l'effettiva qualità del preparato della compagnia anglo-svedese, viene sottolineato. Su questa varietà di vaccino si attendono i dati sull'efficacia provenienti da uno studio di fase III in corso in America del Nord e del Sud che dovranno ulteriormente essere vagliati. Peraltro Italia, Germania, Francia e Malta, hanno limitato l'uso del vaccino. In Germania e in Francia, le commissioni di vaccinazione responsabili raccomandano il preparato solo per gli adulti sotto i 65 anni. La ragione fornita per queste limitazioni è che non ci sono dati sufficienti per garantire la sua efficacia negli anziani.

Sputnik V vola alto

Mentre la Gran Bretagna comunica di aver già iniettato una dose ad oltre 10 milioni di persone, nell'Unione europea si parla sempre più favorevolmente del vaccino russo Sputnik V. Il preparato che secondo uno studio di sperimentazione di fase 3 pubblicato sulla celebre rivista scientifica "The Lancet" ha un’efficacia del 91,6%, ha prodotto risultati oltre le aspettative. A sottolinearlo è stato Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive presso l’Università Statale di Milano e primario all’Ospedale Sacco che è rimasto molto impressionato dalle performance dello Sputnik V.

Cosa farà l' Ema?

"Se verrà chiesta all'Agenzia del farmaco (Ema) l'autorizzazione a commercializzarlo nell'Ue, sarà valutato come gli altri", dice la commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides. Se autorizzato, Francia e Spagna sono pronti a usarlo, fanno sapere i rispettivi governi. Accolto da scetticismo all'inizio, forse anche per ragioni geopolitiche, e rivelatosi efficacissimo Sputnik V è stato adottato da diversi paesi fra cui anche il Messico.