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"No" all'aborto. La Polonia non si arrende alla nuova legge

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Manifestanti in piazza a Varsavia, davanti alla sede della Corte Costituzionale
Manifestanti in piazza a Varsavia, davanti alla sede della Corte Costituzionale   -   Diritti d'autore  Czarek Sokolowski/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
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Fumogeni e collera, a Varsavia, contro il virtuale divieto di ogni forma di aborto. Pubblicata in Gazzetta ufficiale nella tarda serata di mercoledì, la misura è in Polonia ormai legge. A spianarle la strada, un pronunciamento della Corte Costituzionale, che a ottobre ha vietato l'interruzione di gravidanza anche in caso di gravi malformazioni al feto.

Le manifestanti: "Non costringeteci a lasciare il Paese"

"Non voglio lasciare la Polonia, perché è il mio paese. E non voglio che mi si costringa a lasciarla - dice una delle manifestanti, scese in strada proprio davanti alla Consulta polacca -. Mi batterò quindi finché ne avrò le energie e farò di tutto per far cambiare le cose". "Dobbiamo ispirarci alle battaglie e agli esempi di altri paesi - le fa eco un'altra -. In Argentina, dopo anni di battaglie, le donne sono riuscite a ottenere la legalizzazione dell'aborto. La strada sarà lunga, ma spero che anche noi riusciremo un giorno a farci riconoscere i nostri diritti".

E intanto è stata liberata la leader della protesta Klementyna Suchanow, accusata di aver "invaso" l'area che ospita l'edificio della Corte costituzionale e rimasta in stato di fermo per alcune ore.

Aborto possibile solo in casi di stupro e rischi per la salute della madre

Appoggiata dal governo conservatore del partito Diritto e giustizia, la nuova legge limita ormai il ricorso all'aborto ai soli casi in cui la gravidanza sia frutto di stupro o incesto, oppura metta a repentaglio la salute della madre. Associazioni polacche hanno annunciato l'intenzione di proseguire le loro battaglie, assimilando le nuove misure a una violazione dei trattati internazionali contro tortura e crudeltà.