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Inquinamento e clima: migliora la qualità dell'aria, ma non basta

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Inquinamento e clima: migliora la qualità dell'aria, ma non basta
Diritti d'autore  Wilks, Jeremy/
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Il 2020, anno segnato dalla pandemia, è stato per certi versi straordinario. Il blocco ha permesso di migliorare la qualità dell'aria e di ridurre le emissioni di carbonio.

Ma cosa significa questo per il nostro clima? Jeremy Wilks lo ha chiesto a Oksana Tarasova, a capo della divisione ricerca sull'ambiente atmosferico dell'Organizzazione meteorologica mondiale.

Tarasova pone l'accento sulla possibilità di invertire la tendenza: "Quello che la pandemia ci ha dimostrato è che c'è una speranza, nel senso che - se abbiamo bisogno di agire - siamo in grado di intraprendere azioni massicce".

Controlliamo gli ultimi dati del Servizio cambiamenti climatici di Copernico.

Il 2020 è stato l'anno più caldo in assoluto, insieme al 2016, con temperature in tutto il mondo di 0,6 gradi centigradi sopra la media del periodo 1981-2010.

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L'anno appena archiviato conclude anche quello che è stato il decennio più caldo della storia, come rivelano le medie decennali di diverse istituzioni scientifiche a partire dal 1851.

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La pandemia di coronavirus ha portato blocchi in tutta Europa. Le strade si sono improvvisamente svuotate e l'aria è diventata più pulita. Infatti, i livelli di inquinamento da biossido di azoto dei veicoli sono scesi fino al 50% in alcuni punti. Ma questi cambiamenti non sono stati duraturi.

Richard Engelen del Servizio di monitoraggio di Copernico ci dice perché: "Se le emissioni scendono, le concentrazioni scendono; se le emissioni risalgono, le concentrazioni risalgono. Ciò è dovuto fondamentalmente al fatto che questi inquinanti hanno una vita breve nell'atmosfera. O ricadono sulla superficie terrestre, per esempio, con le piogge, oppure reagiscono con altri gas nell'atmosfera. Quindi la loro durata è limitata".

L'inquinamento atmosferico nel 2020 è stato ondivago, aumentando e diminuendo in base alle serrate, decise per arginare la pandemia. Le emissioni di anidride carbonica sono diminuite del 7% l'anno scorso. Ma questo ha davvero influito sul clima?

Al Giardino Botanico di Ginevra incontriamo la scienziata delle emissioni di CO2, Oksana Tarasova. Dice che il calo delle emissioni dovuto alla pandemia non è significativo in termini di cambiamento climatico: "I livelli di CO2 nell'atmosfera, così come gli altri gas chiave per l'effetto serra come il metano e il protossido di azoto, stanno tutti salendo. Quindi, non abbiamo visto alcuna diminuzione della concentrazione. Se si guarda la curva, sale e sale nel 2019, e il 2020 non è un'eccezione, sale ancora".

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La CO2 provoca l'effetto serra, chiamato così a causa del modo in cui il gas intrappola il calore all'interno dell'atmosfera terrestre, proprio come il vetro trattiene il calore in questa serra tropicale.

"C'è un effetto serra naturale che rimane, che era qui prima che l'uomo iniziasse a fare qualsiasi attività - spiega Tarasova - E c'è l'effetto serra indotto dall'uomo, legato alle nostre emissioni. Così, quando emettiamo CO2 o metano o protossido di azoto nell'atmosfera, tutte quelle molecole che aggiungiamo, funzionano come piccole macchine di riscaldamento".

Queste "piccole macchine dil riscaldamento" ci dicono che siamo sulla strada giusta per aumentare il riscaldamento globale di un grado e mezzo nei prossimi decenni. Bisogna anche tenere presente che il sistema climatico reagisce molto lentamente, come rimarca Maxx Dilley, direttore del dipartimento dei servizi climatici dell'OMM: "Ci vogliono decenni perché il sistema raggiunga ciò che si verifica oggi nell'atmosfera. Quindi il quadro delle temperature che vediamo adesso a livello globale è un prodotto reale delle concentrazioni di gas serra che avevamo nell'atmosfera 30 anni fa. Ci vorranno altri 30 anni prima che il sistema climatico inizi ad avvicinarsi ad un equilibrio basato sulle concentrazioni di gas serra che abbiamo oggi nell'atmosfera".

A causa dell'attività umana, i livelli di anidride carbonica sono ora a più di 410 parti per milione, rispetto a una media pre industriale di 280 parti per milione. Le implicazioni di questo incremento sono profonde: "L'ultima volta che l'atmosfera terrestre ha visto questa quantità di CO2 è stata dai tre ai cinque milioni di anni fa - aggiunge Tarasova - durante quel periodo la temperatura era da due a tre gradi più alta, e da dieci a venti metri più alto il livello del mare. Ma non c'erano esseri umani".

Questo è il quadro attuale: se le emissioni possono essere ridotte a zero, la situazione cambierà lentamente. Potete saperne di più su euronews.com/climatenow. .

Risorse addizionali per questo articolo • Stefania De Michele