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Spariti 2500 pezzi di aerei militari, la procura indaga sulla destinazione. L'ipotesi Brasile

Un Lockheed Martin C-130J-30 Super Hercules sgancia equipaggiamento militare durante un'esercitazione militare "Swift Response 2025"
Un Lockheed Martin C-130J-30 Super Hercules sgancia equipaggiamento militare durante un'esercitazione militare "Swift Response 2025" Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Indagine su quasi 2.500 componenti di aerei militari scomparsi, tra Tornado, Amx e C-130. Valore 17 milioni. Dove sono finiti? Qual è il mercato dei pezzi militari e come possono sparire materiali così tracciati?

Un buco di migliaia di componenti avionici dai depositi militari non può essere derubricato a semplice “disorganizzazione”. Gli investigatori della Procura di Roma e della Procura militare stanno cercando di capire perché quasi 2.500 parti strategiche per aerei militari – moduli elettronici e sistemi destinati ai cacciabombardieri Panavia Tornado, AMX International AMX e al velivolo da trasporto Lockheed C-130 Hercules – risultino spariti nei registri e fisicamente mancanti dai magazzini dell’Aeronautica.

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Il valore complessivo stimato supera i 17 milioni di euro, e la natura dei materiali – “non bulloni qualsiasi” ma componenti avionici critici – rende la vicenda di estrema gravità.

I pezzi scomparsi

Questi componenti non sono meri pezzi di ricambio: sono sistemi tecnologici che consentono il funzionamento sicuro e certificato di piattaforme complesse. La loro tracciabilità, obbligatoria per motivi di sicurezza e per le procedure di manutenzione, dovrebbe essere garantita da registri, codici di inventario e protocolli Nato.

La loro scomparsa dal deposito di Brindisi, dove la società esterna Ge Avio aveva l’appalto per la manutenzione di tali materiali, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di una decina di persone – tra cui vertici logistici dell’Aeronautica, generali e dirigenti dell’azienda – con l’ipotesi di peculato per distrazione di beni pubblici.

Il mercato nero dei pezzi militari: esiste davvero?

Uno degli aspetti più inquietanti dell’indagine riguarda proprio la destinazione possibile di questi materiali fuori dai confini nazionali. Fonti investigative citano l’ipotesi ancora da confermare di un possibile canale verso il Sud America, con particolare riferimento al Brasile, dove alcuni di questi velivoli sono o sono stati operativi. Non è un dettaglio casuale: l’AMX, ad esempio, è stato sviluppato in cooperazione italo-brasiliana e impiegato anche dall’aeronautica brasiliana.

Se confermato, ciò potrebbe indicare non solo una sottrazione ma la reimmissione di pezzi certificati in circuiti di domanda internazionale, dove ricambi originali diventano sempre più difficili da reperire a causa dell’età dei modelli e della fine delle linee di produzione.

In ambito aeronautico militare esiste un mercato secondario legittimo: surplus, scambi tra Paesi alleati, e broker specializzati in stock obsoleti o parti fuori produzione. In molte forze aeree, questi canali servono a mantenere operative piattaforme che non sono più in produzione, soprattutto per modellii datati. Tuttavia, essi sono regolati da norme stringenti proprio per evitare che parti critiche finiscano in circuiti paralleli non autorizzati.

Ma com’è possibile che spariscano pezzi così tracciati?

La certificazione “fuori uso” di alcuni materiali – rilasciata dopo la loro scomparsa dai magazzini – rappresenta un elemento di indagine chiave: se pezzi ancora utili venissero dichiarati usurati solo a posteriori, si aprirebbe il sospetto di una manovra organizzata per eliminarne la tracciabilità ufficiale.

Un’altra dinamica osservata nel settore è la cannibalizzazione di velivoli non più operativi per mantenere in servizio altri aeromobili. Anche questa pratica, se gestita nei limiti dei protocolli, è legittima. Ma richiede documentazione puntuale, supervisione tecnica e responsabilità chiare. Nel contesto di Brindisi, la sparizione dai registri e dai magazzini di materiali prima ancora che risultassero “fuori uso” suggerisce che non si tratti soltanto di procedure amministrative inadeguate, ma - potenzialmente - di una sottrazione mirata.

Il rischio di un mercato parallelo di pezzi militari non è teoria. In assenza di controlli rigorosi, componenti certificati – soprattutto quelli avionici con codici Nato e storici di manutenzione – possono acquisire un valore molto più alto di parti civili equivalenti, proprio perché idonei all’impiego in macchine complesse e soggetti a normative stringenti.

La domanda internazionale, soprattutto in aree dove le flotte non vengono ammodernate rapidamente, può creare pressioni di mercato che spingono verso canali non ufficiali. Questo rende la trasparenza e la tracciabilità dei materiali strategici una questione non solo burocratica ma anche di sicurezza nazionale.

La magistratura indaga

Finora non sono stati resi noti dettagli ufficiali sulle specifiche categorie di componenti desaparecidos oltre alla loro natura avionica, né provvedimenti cautelari particolari. Tuttavia, la superconsulenza tecnica disposta dalla magistratura servirà a chiarire il reale stato di usura dei pezzi e a stabilire se fossero effettivamente da rottamare o ancora pienamente utilizzabili, elemento che potrebbe cambiare radicalmente la prospettiva della vicenda.

In un settore dove ogni parte è associata a rigidissimi criteri di tracciabilità e sicurezza, la sparizione di migliaia di componenti non può essere liquidata come un semplice errore contabile. La vicenda di Brindisi solleva interrogativi ben più ampi sulla gestione dei materiali militari, sulla trasparenza dei circuiti internazionali di ricambio e sulla vulnerabilità del sistema.

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