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Save the Children: "Didattica a distanza? Riaprite le scuole, in sicurezza"

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Di Stefania De Michele
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Save the Children: "Didattica a distanza? Riaprite le scuole, in sicurezza"
Diritti d'autore  Cecilia Fabiano/LaPresse
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Il campo è minato: a scuola le lezioni frontali, in presenza, possono deflagrare in focolai di Covid-19, ma - allo stesso tempo - la didattica a distanza è la mina che mette a rischio la tenuta del sistema scolastico.
Da un'indagine su un campione di adolescenti tra i 14 e i 18 anni, condotta da Ipsos per Save the Children, emerge infatti che i problemi sono due: dispersione e qualità dell'insegnamento.

Secondo lo studio, in Italia il 28% degli studenti dichiara che almeno un loro compagno di classe ha smesso di frequentare le lezioni, in particolare 1 su 3 al Centro Italia, in concomitanza con l'adzione della didattica a distanza. Il 7% afferma che gli studenti ”dispersi” a partire dal confinamento sono tre o più di tre.

Save the Children stima che circa 34mila ragazzi delle secondarie potrebbero ingrossare, a fine anno, le fila di chi abbandona.

Antonella Inverno, responsabile delle politiche per l'infanzia e l'adolescenza di Save the Children, sottolinea le criticità: "Gli effetti che la didattica a distanza sta avendo sono stati sottovalutati. È stato sottovalutato l'impatto della DAD sull'apprendimento: ben il 35% degli adolescenti intervistati ha dichiarato di avere ben più materie da recuperare rispetto all'anno passato. Ma quello che ci preoccupa di più è la dispersione scolastica".

La difficoltà delle connessioni (28%) e l'abbassamento della soglia di concentrazione (26%) durante le lezioni da dietro lo schermo sono i principali fattori di rischio.

Sul fatto che le lezioni a distanza, nella misura in cui sono state disposte, siano la misura più efficace, sia in termini sanitari che scolastici, Save the Children solleva più di un dubbio.

"Proprio in questi giorni è uscito un report dell'Istituto Superiore della Sanitàche ci dice che i focolai che derivano dalle scuole sono solo il 2% in Italia - dice Inverno - Quello che è necessario fare in questo momento è aprire le scuole, soprattutto nei terrirori svantaggiati. Ci sono dei territori dove la scuola aperta è un presidio, di legalità in prima battuta, di educazione e socialità. Si ta sottovalutando in questo momento l'effetto anche a lungo termine, anche economico, che la mancanza di istruzione ed educazione sugli adolescenti di oggi avrà in seguito".

Per Save the Children, la risposta alla crisi scolastica, che mostra le prime avvisaglie, poggia intanto sulla riapertura immediata e in sicurezza delle scuole. "Ma bisogna anche investire di più nel sistema scolastico, portando la spesa per l'istruzione al 5% del Pil", aggiunge Antonella Inverno, rilanciando una proposta condivisa in seno a "EducAzioni", network di associazioni che si occupano di diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

Se la DAD rappresenterà una misura efficace, dipenderà dunque da molti fattori. Non ultimo le esigenze di un corpo docente, che va formato alle nuove sfide digitali: solo la metà degli insegnanti italiani, per esempio, prima della pandemia, aveva seguito un corso di formazione a distanza.

La survey PISA di OCSE, pubblicata nell’estate 2020, faceva precipitare l’Italia al 72° posto (su 79) della graduatoria per le competenze tecnico-digitali degli insegnanti.

Il quadro a tinte fosche emerge da un sondaggio condotto fra i dirigenti scolastici, a cui era stato chiesto se, secondo loro, i propri docenti possedessero le competenze informatiche e pedagogiche per sistemi di didattica integrata come la DAD. La sfida parte anche da lì.