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Save the Children: "Intervento su territori e talenti", per un futuro ai bambini italiani

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Di Samuele Damilano
Daniela Fatarella all'evento "Impossibile"
Daniela Fatarella all'evento "Impossibile"   -   Diritti d'autore  Francesco Alesi

"Impossibile" è la parola scelta da Save the children per l'evento di quattro giorni, dal 19 al 22 maggio, volto a innescare una riflessione sulla condizione dei bambini e dei giovani in Italia. Impossibile perché, come diceva la fondatrice Eglantyne Jebb, "è impossibile salvare i bambini solo se non riusciamo a farlo". 

"Prima la pandemia e poi la guerra sono state un fortissimo acceleratore di disuguaglianze, in Italia come nel mondo", spiega a Euronews Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the children Italia. Disuguaglianze che nello Stivale sono già evidenti, a livello tanto sociale quanto territoriale, e che si sovrappongono a un problema ormai strutturale, quella della denatalità (sono 400.000 i nuovi nati in un anno, secondo i dati di Save the children Italia). 

Tra questi nuovi nati, solo il 14,7 percento gode di asili nido o servizi integrativi finanziati dai Comuni, con la spesa pro capite sotto i tre anni che passa dai 2.481 euro a Trento ai 149 in Calabria; tempo pieno e mensa scolastica sono garantiti a Milano al 95 percento dei bambini. A Palermo al 6 percento.

Per questo, spiega Fatarella, le risposte che si possono dare grazie al Recovery Fund europeo e al Piano nazionale di ripresa e resilienza devono essere strutturali, non contingenti. Soprattutto nel criterio di spartizione dei fondi tra nord e sud: "È positivo che ci sia l'obbligo di destinare il 40 percento delle risorse al Sud, ma è fondamentale avere più dati a disposizione per fotografare meglio la situazione, oltreché risorse umane e logistiche per implementare bandi e riforme". Il rischio, altrimenti, è che le disuguaglianze tra comuni che hanno i mezzi per utilizzare questi fondi e altri che non ne hanno si acuiscano sempre di più. Da qui l'impegno di Save the children a formare almeno 30.000 educatori che possano animare servizi come gli asili nido, che altrimenti rischiano di rimanere inutilizzati.

Anche perché la povertà educativa è una delle ragioni alla base delle disuguaglianze in un Paese dove 1,4 milioni di bambini vive in condizioni di povertà assoluta. Al sud, nel 2021 il 16,3 percento dei bambini ha lasciato prematuramente gli studi, ma la media in generale è comunque superiore al 12 percento. 

"La dispersione scolastica implicita – una parola difficile ma vuol dire una cosa semplice: l’incapacità per un ragazzo di leggere un testo scritto e di capirlo, o di fare un semplice esercizio di matematica – raggiunge oggi quasi il 50 per cento degli adolescenti quindicenni", aveva affermato all'inaugurazione dell'evento Claudio Tesauro, presidente di Save the children Italia (dato contestato da alcuni siti di fact checking). 

L'Italia detiene poi il non invidiabile primato dello Stato più Neet nell'Unione europea: più di due milioni, di cui il 23,1 percento nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni. In alcune regioni, come Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, ogni due giovani occupati ce ne sono altri tre che non lavorano e non studiano. 

"Da un lato, l’impatto sociale e ambientale, al di là degli slogan, deve uscire dal perimetro ristretto della filantropia ed essere posto decisamente al centro di modelli di business che si ripensano e si trasformano", ha affermato Fatarella nel corso dell'incontro di presentazione cui hanno presenziato anche il ministro delle infrastrutture Enrico Giovannini e il Commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni. "Dall’altro, è necessario riconoscere al terzo settore un ruolo sociale, politico ed economico nelle scelte del Paese, per arrivare ad una co-programmazione e co-progettazione con le istituzioni centrali e locali nelle politiche pubbliche che riguardano l’infanzia e l’adolescenza, e contribuire concretamente all’innovazione sociale e alla sua sostenibilità”. 

Qual è l'apporto dell'Unione europea in questo ambito specifico? "L'Ue ha dato una spinta forte con il Child guarantee, il Fondo per l'infanzia, che mira a garantire ai bambini tutti quei servizi sociali, sanitari ed educativi di buon livello. È richiesto di utilizzatre il 5 percento delle risorse disponibili, noi stiamo spingendo affinché in Italia al 10 percento nel nostro Paese, circa 1.3 miliardi".

"Sono due gli elementi principali su cui bisogna lavorare: territori e talenti", conclude Fatarella. "I minori sono una risorsa da un punto di vista di talento, cultura, a maggior ragione in un Paese con una forte denatalità. Dobbiamo poi uscire dalla logica di vedere chi arriva nel nostro territorio come una minaccia".