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Israele, manifestazioni anti-Netanyahu

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Jerusalem
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In Israele il 2021 si apre con le manifestazioni contro il primo ministro Benyamin Netanyahu. Il premier, impegnato ad alimentare una campagna di comunicazione per massimizzare il risultato alle prossime elezioni di marzo nonostante le tre imputazioni per corruzione a suo carico, da almeno cinque mesi è nel mirino dei manifestanti, che ogni settimana si radunano sotto la sua residenza a Gerualemme.

Al voto di primavera, quarta consultazione anticipata in due anni, Netanyahu punta a una riconferma, malgrado l'ostilità manifestatagli da ampi settori sociali israeliani, e l'imminente uscita di scena di Donald Trump, che negli anni passati alla Casa Bianca è stato il suo principale protettore. Secondo i suoi critici il primo ministro starebbe strumentalizzando la vaccinazione di massa contro il covid, trasformata in propaganda buona per una campagna elettorale.

E i sondaggi paiono dargli ragione. Secondo una ricerca condotta da Maariv in vista delle elezioni del 23 marzo al primo posto resta il Likud con 29 seggi, seguito con 17 seggi da Nuova speranza, il partito fondato il mese scorso dall'ex ministro Gideon Saar, che la lasciato il Likud. In questo quadro il partito centrista Blu Bianco del ministro della Difesa Benny Gantz non riuscirebbe oggi a superare la soglia di ingresso alla Knesset.

Prosegue l'ondata di violenze antipalestinesi

Intanto, prosegue l'ondata di violenze antipalestinesi condotta da elementi dell'estrema destra ebraica in seguito alla morte di un giovane ultrà ebreo, in un incidente stradale avvenuto in Cisgiordania. Secondo la radio pubblica Kan centinaia di estremisti hanno danneggiato una decina di automobili palestinesi in transito ieri in una arteria di Gerusalemme.

Altri attivisti di destra hanno bruciato presso la residenza del premier Benyamin Netanyahu una tenda eretta dai suoi contestatori. Attacchi antipalestinesi sono avvenuti anche nella cittadina cisgiordana di Huwara (dove gruppi di ultras hanno attaccato una casa) ed in arterie vicino a Nablus e Jenin. Esponenti politici della sinistra israeliana hanno denunciato quella che hanno definito "la Intifada dell'estrema destra ebraica".

Le violenze sono iniziate dopo la morte di Ahuvià Sandak (16 anni), coinvolto dieci giorni fa in un incidente stradale mentre era inseguito da un'automobile della polizia perché sospettato di aver attaccato veicoli palestinesi. Ieri, secondo la radio pubblica israeliana, il premier Benyamin Netanyahu ha telefonato ai genitori di Sandak e ha espresso cordoglio per la sua morte.