ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Niger, un voto per la democrazia e il cambiamento: favorito Bazoum, delfino di Issoufou

euronews_icons_loading
Niger, un voto per la democrazia e il cambiamento: favorito Bazoum, delfino di Issoufou
Diritti d'autore  AFP
Dimensioni di testo Aa Aa

Il Niger vota per la democrazia.

Il favorito per le elezioni presidenziali e legislative di questa domenica è Mohamed Bazoum, ex ministro degli Interni e degli Esteri, 60 anni, delfino del presidente uscente Mahamadou Issoufou, 68 anni, che dopo due mandati ha deciso di non ricandidarsi.

Una vittoria di Bazoum sarebbe nel segno della continuità, ma non certo del cambiamento.

Queste elezioni potrebbero rappresentare la prima transizione democratica del paese dell'Africa occidentale dopo l'indipendenza dalla Francia (1960), in un contesto, però, di crescente minaccia da parte degli jihadisti della regione, soprattutto il gruppo di Boko Haram. Ma anche Isis e al-Qaeda.

Sono circa 7 milioni e mezzo i cittadini del Niger chiamati alle urne.

Bebeto Matthews/AP
Mahamadou Issoufou, dopo due mandati, non si candida più a presidente del Niger.Bebeto Matthews/AP

Il "professor" Bazoum

Bazoum, dicevamo, è largamente il favorito.
Candidato del Partito nigeriano per la democrazia e il socialismo dell'attuale presidente, di mestiere fa l'insegnante.

Ha promesso di costruire collegi per le ragazze per incoraggiarle a rimanere più a lungo a scuola, cosa che, secondo Bazoum, contribuirebbe a ridurre i casi di matrimonio infantile in un paese con molte gravidanze in età adolescenziale.

Michel Euler/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved
Mohamed Bazoum insieme al ministro dell'Interno francese Castaner al meeting di Biarritz dell'aprile 2019.Michel Euler/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved

Gli altri candidati: tutte vecchie conoscenze

A contendere la vittoria a Bazoum è soprattutto l'ex presidente Mohamane Ousmane, appoggiato dal leader dell'opposizione Hame Amadou, la cui candidatura è stato rifiutata dal consiglio elettorale.

Più defilati altri candidati: il generale Salou Djibo, ex capo di Stato maggiore, protagonista di un tentato golpe nel 2010, e l'ex ministro degli Esteri Ibrahim Youcobou, cacciato dal partito di Issofou per insubordinazione, e ora molto attivo contro la corruzione dilagante nel paese.

Se nessun candidato dovesse raggiungere il 50% dei voti, si ricorrerà al secondo turno, in programma il 21 febbraio.

Niger modello di democrazia? Se lo dice Issoufou...

Il primo elettore ha potuto votare poco dopo le 8 del mattino, alla scuola Diori di Niamey, la capitale del Niger.
Secondo il capo del seggio elettorale Khadija Hassan, "Tutto è andato normalmente".

A proposito di questa tornata elettorale, Issoufou ha dichiarato: "Spero che che le elezioni permetteranno al Niger di consolidare il suo status di modello di democrazia in Africa e nel mondo".
Se lo dice lui...

Più di 6.800 osservatori di varie organizzazioni internazionali sono, comunque, dispiegati in tutto il paese per controllare la regolarità del voto.

Una elettrice, Gambina Moumouni, invoca addirittura la benedizione divina:
"Preghiamo Allah affinché scelga il presidente che ha più misericordia per il popolo, un presidente che non tradisca il paese e non tradisca la fiducia del popolo, questo è il nostro desiderio. È nostro desiderio anche che Allah ci aiuti a rendere felici i poveri, i contadini e gli allevatori".

AP Photo
"Preghiamo Allah per un buon presidente...".AP Photo

Pericolo estremismo

Il prossimo presidente del Niger dovrà affrontare problemi importanti e urgente come l'estremismo, la povertà, l'emigrazione dei giovani e la corruzione.

Gli attacchi degli estremisti islamici hanno influenzato la campagna elettorale per settimane.

Nell'attacco più recente, i combattenti nigeriani di Boko Haram hanno ucciso più di 28 persone a Toumour, nella regione di Diffa, proprio il giorno prima del voto.

Il Niger deve, inoltre, far fronte ad attacchi sempre più frequenti da parte di combattenti legati al gruppo del sedicente Stato islamico e ad al-Qaeda.
Migliaia di persone sono state uccise e centinaia di migliaia sono sfollate, nonostante la presenza di migliaia di truppe regionali e internazionali, che però non riescono a tenere affatto sotto controlla la situazione, sempre più esplosiva e pericolosa.