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Viaggi, diritti, documenti, costi: la nostra vita dopo la Brexit, cosa cambierà nel 2021?

Passeggeri alla stazione ferroviaria St. Pancras di Londra in attesa di salire sull'Eurostar per Parigi
Passeggeri alla stazione ferroviaria St. Pancras di Londra in attesa di salire sull'Eurostar per Parigi   -   Diritti d'autore  TOLGA AKMEN/AFP or licensors
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Il 2021 sarà caratterizzato da grandi cambiamenti su ambo le sponde della Manica con l'arrivo della Brexit. Dopo anni di trattative e tira e molla diplomatici, il Regno Unito sarà del tutto fuori dall'Unione Europea.

Ufficialmente, Londra si è separata da Bruxelles nel gennaio 2020. Tuttavia, è entrato in vigore il periodo di transizione post-Brexit, e così la maggior parte degli accordi esistenti sono stati finora mantenuti.

Tutto ha una fine, però, incluso il periodo di transizione, che volgerà al termine il 31 dicembre prossimo. Le regole comunitarie cesseranno di essere applicate al Regno Unito.

Dei cambiamenti, e belli grossi, ci saranno indipendentemente dal fatto che UE e UK riusciranno o meno a raggiungere un accordo sulle relazioni bilaterali future.

Quanto ad altre questioni, tutto è ancora avvolto nell'incertezza. In questa mini-serie in 2 parti, approfondiamo l'impatto della Brexit su noi cittadini a partire dal 1 gennaio 2021.

Iniziamo da residenza, viaggi, documenti e scambi internazionali.

Fine della libera circolazione

Addio innanzitutto alla libertà di circolazione (un diritto condizionato e non assoluto dei cittadini UE di spostarsi in altri paesi UE per vivervi e lavorarvici). I cittadini comunitari non avranno più il diritto di trasferirsi nel Regno Unito per risiedervi o per motivi professionali, e viceversa.

Il Regno Unito introdurrà una nuova politica sull'immigrazione a partire dal gennaio 2021, dopo aver approvato una nuova legislazione in merito. In base al previsto sistema a punti previsto per attirare lavoratori qualificati, i cittadini UE non avranno più un trattamento preferenziale.

Un documento del governo del febbraio 2020 indica che uno degli obiettivi è quello di porre fine "alla dipendenza dalla manodopera a basso costo proveniente dall'Europa".

La possibilità per i cittadini britannici, già stabilitisi in un paese UE, di spostarsi liberamente in altre nazioni all'interno dell'Unione Europea - diritto di cui hanno goduto fino ad ora - non è stata affrontata dall'accordo di divorzio.

Allo stato attuale delle cose, non potranno più farlo a partire dal gennaio 2021.

Diritti di residenza

I cittadini UE già residenti nel Regno Unito a fine 2020 - ma anche i britannici che vivono nel continente - hanno il diritto di rimanere e mantenere i diritti acquisiti in settori che includono l'occupazione e la sicurezza sociale. Un elemento vincolante nell'accordo di divorzio Brexit.

In futuro, tuttavia, sarà necessario un permesso di soggiorno. In molti si sono lamentati del modo in cui i nuovi accordi vengono applicati, nella pratica, ai cittadini UE che vivono nel Regno Unito: manca soprattutto qualsiasi documento di residenza, una prova fisica, fornito dal governo britannico.

Informazioni più dettagliate sono disponibili sui siti web dei gruppi "British in Europe" e "The3million", indirizzato ai cittadini europei che vivono nel Regno Unito.

Regole di viaggio

La UE avverte i visitatori provenienti dal Regno Unito che l'ingresso nell'Unione sarà per loro meno semplice a partire dal 2021.

In un documento pubblicato dalla Commissione europea a luglio, ai britannici è stato detto che saranno "sottoposti a controlli approfonditi" alle frontiere quando entreranno nei paesi dell'UE (ad eccezione dell'Irlanda) e nell'area Schengen, in quanto saranno "trattati come cittadini di paesi terzi".

Come regola generale, i cittadini britannici non avranno bisogno di visti per soggiornare nei Paesi UE per un massimo di 90 giorni, all'interno di una finestra temporale di 180 giorni. Non potranno però lavorare, in conformità con il Codice delle frontiere Schengen.

Il governo britannico consiglia ai propri cittadini di assicurarsi che i passaporti abbiano almeno sei mesi di validità e che siano stati emessi meno di 10 anni fa.

La consapevolezza che i britannici potrebbero non essere più in grado di trascorrere un tempo illimitato nelle seconde case del continente ha suscitato scalpore in alcuni ambienti della stampa britannica e sui social media. Ma non c'è nulla di nuovo sotto il sole, queste regole sono sempre state applicate ai cittadini extracomunitari (qui maggiori informazioni, in inglese).

Quanto alla durata temporale delle visite britanniche in Francia, il ministro francese per l'Europa, Clément Beaune, ha affermato di recente in Parlamento che "potrebbe essere possibile trovare una scappatoia, o quantomeno una maggiore flessibilità" nelle trattative. "Ma devo dire che i nostri amici britannici non hanno molta voglia di negoziare su questo punto dell'accordo", ha aggiunto.

I visitatori europei nel Regno Unito potranno soggiornare più a lungo: potranno infatti restare sul suolo di Sua Maestà per un massimo di sei mesi senza visto ma non potranno lavorare o tentare di vivere nel Regno Unito attraverso visite frequenti o successive.

I passaporti devono essere validi per tutta la durata del soggiorno, e ai visitatori possono essere richiesti dettagli sulle modalità di alloggio, sul sostegno finanziario e sui viaggi di ritorno.

La carta d'identità nazionale sarà sufficiente per l'ingresso nel Regno Unito fino ad ottobre 2021, dopodiché sarà necessario il passaporto. I residenti europei nel Regno Unito, assieme ad alcune altre categorie di viaggiatori, potranno utilizzare la carta d'identità nazionale fino alla fine del 2025.

I passeggeri che viaggiano tra UE e Regnnoo Unito potrebbero non essere più protetti dai diritti dei consumatori europei a seconda del mezzo di trasporto, ha aggiunto la Commissione europea.

Tessere di assicurazione sanitaria

Finora, il programma della tessera europea di assicurazione sanitaria (TEAM) europea ha permesso ai cittadini del Regno Unito e della UE di accedere all'assistenza sanitaria fornita dallo Stato durante i propri viaggi all'estero. Coperte ovviamente le sia condizioni preesistenti, sia i problemi legati al parto e alla gravidanza.

Tuttavia, la tessera non garantisce la gratuità delle cure, né equivale ad un'assicurazione di viaggio. Alcuni trattamenti che si possono programmare, come una chemioterapia o un parto cesareo, non sono presi in carico da un paese all'altro della UE salvo motivi di particolare urgenza.

Allo stato attuale, dopo il 31 dicembre 2020, le tessere sanitarie non saranno più valide per i cittadini britannici in visita nel continente o per i cittadini UE in visita nel Regno Unito.

A meno che i cittadini europei non abbiano lo status di residente nel Regno Unito, avranno bisogno di un'assicurazione sanitaria privata, poiché le cure del Servizio sanitario nazionale (NHS, National Health Service) non saranno più gratuite.

Il governo britannico consiglia alla maggior parte dei britannici che si recano nei paesi UE di stipulare un'assicurazione di viaggio con copertura medica.

Alcune categorie di persone potranno tuttavia richiedere le tessere sanitarie rilasciate dal Regno Unito per le visite mediche da effettuarsi in Europa a partire dal 2021: tra queste, i pensionati britannici che già vivono nella UE; gli studenti britannici che già vi studiano; i cittadini UE che già vivono nel Regno Unito e i "lavoratori frontalieri" - persone che vivono in un paese e lavorano in un altro.

Il Regno Unito sta cercando di negoziare un accordo reciproco che copra i visitatori a breve termine.

Patente di guida e assicurazione

Il governo britannico consiglia agli automobilisti diretti in Europa di portarsi con sé, a partire da gennaio, un permesso di guida internazionale (IDP) assieme alla patente del Regno Unito.

I titolari di patente di guida inglese (ricordiamolo, si guida a sinistra) che vivono in un Paese europeo potrebbero dover farsi una nuova patente comunitaria. Il governo britannico fornisce in queesta pagina indicazioni per ciascuno Stato UE. .

I visitatori europei nel Regno Unito non avranno bisogno di un permesso di guida britannico o internazionale, almeno così dice il governo britannico.

La Commissione europea non si è ancora espressa sulla concessione ai conducenti britannici dell'esenzione dall'obbligo di portare con sé una "carta verde" di assicurazione internazionale. Si tratta di un documento che garantisce una copertura assicurativa minima obbligatoria ai guidatori in transito.

Gli automobilisti con sede nei paesi dello Spazio economico europeo (SEE) non dovranno avere con sé la carta verde.

La British Insurance Brokers' Association (BIBA) ha suggerito agli automobilisti britannici che potrebbero aver bisogno di una carta verde per dimostrare di essere assicurati al momento di viaggiare in Europa e in Irlanda a partire dal 1° gennaio 2021.

Gli automobilisti europei che visiteranno il Regno Unito dovranno portare con sé "una carta verde di assicurazione o un'altra valida prova di assicurazione".

Passaporti per animali domestici

I passaporti UE per animali da compagnia non saranno più validi dopo la fine del periodo di transizione per gli animali che viaggiano dalla Gran Bretagna verso la UE o l'Irlanda del Nord.

Gli animali domestici che viaggiano, al contrario, dall'Irlanda del Nord verso il Regno Unito o la UE potranno ancora viaggiare con il passaporto per animali domestici.

Quanto all'ingresso degli animali da compangia britannici nella UE, questi avranno bisogno di un certificato sanitario (Animal Health Certificate, AHC). Inizieranno ad essere rilasciati a partire dal 22 dicembre.

Il governo britannico consiglia ai proprietari di animali da compagnia di contattare il proprio veterinario con almeno quattro mesi di anticipo per darsi tempo di adempiere a tutti i requisiti, compresi quelli vaccinali.

Il Regno Unito ha richiesto lo "Status Part 1" - che consentirebbe agli animali come cani e gatti di viaggiare senza quarantena - , lo stesso che la UE ha concesso ad alcuni paesi terzi come la Svizzera, ma al momento è un Paese classificato come Part 2.

Spese di roaming

Lo stop europeo alle salate bollette per il roaming, nel campo degli operatori di telefonia, non sarà più garantito per chi viaggia nel Regno Unito, e viceversa. Saranno agli operatori britannici e quelli europei a decidere quali tariffe aggiuntive applicare.

Il governo britannico consiglia agli utenti di contattare il proprio operatore. Dice di aver adottato una legge UE che fissa un tetto massimo di 50 euro al mese per le bollette del roaming, onde evitare spiacevoli sorprese.

Per gli utenti telefonici europei che visitano il Regno Unito, tutto dipenderà dai loro contratti nazionali.

Le principali reti britanniche hanno detto di non avere attualmente in programma alcuna modifica agli accordi esistenti, e di non voler applicare tariffe supplementari.

Tuttavia, si ritiene che la situazione potrebbe cambiare nel tempo e che tutto dipenderà dalle condizioni di reciprocità applicate dai vari Paesi.

Programma Erasmus

Le trattative post-Brexit non sono finora riuscite a raggiungere un accordo sulla partecipazione del Regno Unito al popolare programma studentesco europeo dopo la fine del periodo di transizione.

Il programma aiuta i giovani sia del Regno Unito che dell'UE a studiare all'estero e ne beneficiano ogni anno oltre 17mila studenti britannici.

Il 14 dicembre scorso, il capo negoziatore della UE, Michel Barnier, ha dichiarato al gruppo di coordinamento britannico del Parlamento europeo che le due parti non sono riuscite a trovare un accordo.

La UE vorrebbe che il Regno Unito accetti la piena partecipazione per un periodo di sette anni. Ma il Regno Unito vuole limitare i costi. Il governo britannico ha preso in considerazione un programma di scambio alternativo globale in caso di fallimento dei negoziati.

Il Regno Unito rimarrà parte di Erasmus fino alla fine dell'anno, e gli studenti britannici avranno ancora diritto alle borse di studio. Erasmus ha sborsato 14,7 miliardi di euro per le borse di studio destinate agli europei tra il 2014 e il 2020. Di questi, circa 1 miliardo di euro sono andati agli studenti britannici.

A marzo, le università britanniche hanno dichiarato che la perdita dell'accesso al programma Erasmus avrebbe "creato un buco nelle prospettive economiche del Regno Unito", stimando il suo valore annuo per l'economia della Regina in 243 milioni di sterline (269 milioni di euro).

Gli studenti europei nel Regno Unito - 143mila nel 2018-19, secondo uno studio del Parlamento - hanno assistito ad un deciso aumento delle tasse di iscrizione agli atenei.

Qualifiche professionali

Senza un accordo sulle relazioni future UE-UK, aumenta il rischio che l'Europa e il Regno Unito non riconoscano le rispettive qualifiche professionali.

Gli orientamenti comunitari stabiliscono che le qualifiche dei cittadini britannici nella UE saranno determinate dalle politiche nazionali degli Stati membri, indipendentemente dal luogo in cui sono state ottenute.

Il governo britannico afferma che i cittadini europei potrebbero dover far riconoscere le loro qualifiche da un'autorità di regolamentazione britannica competente. Ma, aggiunge, quelle di standard equivalente alle qualifiche nazionali saranno accettate.

Questioni legali

Senza un accordo, il Regno Unito uscirà da molti accordi di cooperazione giudiziaria europei a partire da gennaio, complicando così le controversie transfrontaliere.

Il Regno Unito vorrebbe aderire alla Convenzione di Lugano, che contiene norme simili a quelle UE e garantisce l'esecuzione transfrontaliera nelle controversie civili e commerciali.

Finora, però, la UE non ha dato il suo consenso all'adesione del Regno Unito a questa convenzione. Londra può fare affidamento sulla Convenzione dell'Aia, ma si applica solamente ai contratti che prevedono una scelta del Paese di giurisdizione.

Richiedenti asilo

Il regolamento di Dublino consente agli Stati UE di rimpatriare i richiedenti asilo in un paese europeo che questi hanno attraversato, ma in determinate circostanze.

Il governo britannico vuole ora negoziare un nuovo accordo, anche se potrebbe non esserci un meccanismo legale a livello europeo che permetta al Regno Unito di rimandare i richiedenti asilo in altre nazioni dopo la fine del periodo di transizione.

È probabile che il Regno Unito si basi a questo punto su trattati bilaterali già stipulati con altri Paesi, come la Francia - anche se questi accordi non riguardano i richiedenti asilo, che hanno sempre ed ovunque diritto di fare domanda e vederla processata secondo il diritto internazionale.

_Nel prossimo articolo di questa serie, Euronews esaminerà l'impatto della Brexit sugli affari e sul commercio. _