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Recovery fund: la Germania media, intesa con Polonia e Ungheria

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Di Gioia Salvatori
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Recovery fund: la Germania media, intesa con Polonia e Ungheria
Diritti d'autore  Czarek Sokolowski/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Starebbe per decadere l'opposizione di Polonia ed Ungheria al recovery fund. Con la mediazione della Germania, che detiene la presidenza di turno dell'Unione, è stato trovato un accordo che si baserebbe sulla riscrittura della clausola che obbligava tutti a rispettare lo stato di diritto per poter accedere ai fondi. Una vittoria per Varsavia, annunciata in via ufficiale per primo dal vicepremier polacco Jaroslaw Gowin. La notizia in serata è stata confermata dalla ministra ungherese della giustizia Judit Varga che ha twittato "Abbiamo avuto successo nel separare le aspettative ideologiche e gli aiuti finanziari (...) un altro trionfo per Ungheria e Polonia".

L'intesa approderà al vaglio dei capi di Stato e di governo dell'Unione che si riuniscono questo giovedì e venerdì proprio per discutere del recovery fund.

D'altronde anche il primo ministro ungherese Viktor Orban aveva detto che "la logica veto o morte non è conveniente per il suo Paese". Sia per Varsavia che per Budapest restare fuori dal piano significherebbe perdere miliardi di finanziamenti: 23 miliardi di euro per la Polonia, oltre quattro per l'Ungheria.

Ungheria e Polonia avevano rischiato di essere tagliate fuori

E hanno corso il rischio che questo avvenisse. Fino a pochi giorni fa, infatti, l'idea era di procedere a 25 qualora non fosse decaduta l'opposizione di Varsavia e Budapest.

Un sostenitore di questa ipotesi era stato l'eurodeputato liberale ed ex primo ministro belga, Guy Verhofstadt. "Questa è la prima volta che vedo dei paesi bloccare il bilancio europeo - aveva detto l'eurodeputato - il che equivale a non ricevere il denaro neanche per se stessi. Quindi quello che stanno facendo il premier polacco e quello ungherese di fatto penalizza i propri cittadini". Si era così pensato di avanzare secondo le regole della "cooperazione rafforzata" basata sull'articolo 326 del Trattato, che dà la possibilità a 25 Stati di andare avanti da soli.

Ignoti al momento i dettagli dell'intesa a tre.