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Maradona e la politica, una relazione pericolosa

Di Alberto De Filippis
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Amato, idolatrato, ma anche odiato, Diego Armando Maradona ha sempre saputo come utilizzare la politica e come essere utilizzato. La dittatura militare di Videla notò questo giovane fenomeno e decise di approfittarne. E lui si lasciò usare. Il suo primo successo, fu il Campionato giovanile di Tokyo, venne utilizzato da Videla per migliorare la propria immagine e distogliere l'attenzione della gente dai crimini che venivano commessi. Le manifestazioni dell'epoca sono servite a nascondere la visita della delegazione della Commissione internazionale per i diritti umani, venuta per indagare sulle sparizioni degli oppositori.

In una telefonata Jorge Videla si complimenta con Diego Maradona che risponde ringraziando per le lodi e offrendo la vittoria del mondiale juniores al presidente.

A Napoli Maradona ha scoperto l'attrazione dei tifosi di calcio per i simboli della guerriglia latinoamericana, anche se spogliati di ogni significato politico. È lì che scopre la figura del Che. Durante un carnevale a Rio de Janeiro, l'immagine del rivoluzionario argentino tatuata su un braccio e poi quella di Fidel su una gamba.

All'adorazione per Castro, ha aggiunto quella per Hugo Chávez e Evo Morales, fino al'ex presidente dell'Iran, Ahmadinedjad, un negazionista dell'Olocausto.

Recentemente era passato a sostenere le proteste di Black Lives Matter in nome dei diritti umani, passando per allenare la squadra messicana dei Dorados di Culiacan luogo controllato dal cartello di Sinaloa e sospettato di investimenti oscuri.

Maradona è stato un grande campione, ma non ha mai disdegnato di flirtare con il potere. Una personalità complessa che verrà ricordata anche per questo.