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Francia: il caro prezzo della pandemia per i commerci "non essenziali"

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Di Cinzia Rizzi Agenzie:  AFP
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La titolare di una libreria a Cannes
La titolare di una libreria a Cannes   -   Diritti d'autore  VALERY HACHE/AFP or licensors
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Barili e bottiglie di birra ammassati a migliaia nei magazzini fuori Parigi, a causa del crollo della domanda. A seguito della chiusura di bar e ristoranti in Francia, ordinata dall'esecutivo per arginare la diffusione del Covid-19, il settore della distribuzione di bevande si trova in grande difficoltà e non solo quello. Le scorte di merce invenduta si stanno accumulando in magazzini, dove solo il 10% dei dipendenti lavora ancora.

La strada in salita dei librai

Commerci "non essenziali" sono stati definiti bar, ristoranti, negozi di abbigliamento e librerie. Non tutti possono permettersi il click & collect e, spesso, gli aiuti pubblici - fino a 10.000 euro mensili - non bastano.

"Novembre normalmente è il secondo mese più produttivo per la mia libreria", spiega Maxime Aubin, libraio a Rennes. "Quindi per una libreria come questa dove il flusso di cassa è così scarso, è già un disastro. Ma se poi andiamo a toccare anche dicembre, che è il mese durante il quale vendo di più... lasciamo perdere!"

Alcuni dei più grandi nomi della letteratura francese moderna si sono imbarcati giovedì su un battello sulla Senna, invitati dalla proprietaria di una libreria parigina, per chiedere al governo di proteggere il commercio librario, che sta soffrendo a causa della pandemia e delle conseguenti misure restrittive. Le librerie in Francia, considerate "non essenziali", sono infatti chiuse dal 30 ottobre.

L'iniziativa è statabruscamente interrotta dalla polizia, che ha obbligato il "bateau mouche" (come sono chiamati questi battelli fluviali sulla Senna) ad attraccare.