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Elezioni Usa: dall'Arizona al Texas, il cambiamento demografico spaventa i repubblicani

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Di Euronews
Un gruppo di sostenitori di Trump davanti al Campidoglio di Phoenix, sede governativa dell'Arizona
Un gruppo di sostenitori di Trump davanti al Campidoglio di Phoenix, sede governativa dell'Arizona   -   Diritti d'autore  Matt York/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Nelle ultime ore si è parlato molto di quello che sta succedendo davanti alla sede del Dipartimento per le elezioni della contea di Maricopa, in Arizona, dove alcuni sostenitori di Donald Trump pesantemente armati si sono radunati per protestare.

In Arizona, uno degli Stati in bilico di queste elezioni, c'è stato un serrato testa a testa tra i due candidati. Ufficialmente un vincitore non è ancora stato annunciato e la maggior parte dei media americani parla di situazione 'too close to call': il margine cioè è troppo risicato per sbilanciarsi. Ma non per l'Associated Press, una delle principali agenzie di stampa internazionali, che fornisce i dati sulle elezioni statunitensi a diversi media internazionali, tra cui Euronews.

AP, assieme a Fox, è stata tra i primi ad assegnare lo Stato a Biden e poi ne ha spiegato il motivo. L'Arizona è stata assegnata a Biden ieri, intorno alle 9 del mattino (le 3 di notte sulla costa orientale degli Stati Uniti), dopo un'analisi dei voti espressi fino a quel momento in tutto lo Stato: dopo lo scrutinio dell'80% dei voti previsti il candidato democratico era in vantaggio di 5 punti percentuali, ovvero circa 130mila voti su 2,6 milioni di schede scrutinate. Le schede rimanenti, compresi i voti per corrispondenza nella contea di Maricopa, dove Biden è andato forte, non sarebbero bastate a Trump per raggiungere l'ex vicepresidente.

L'Arizona ha una forte tradizione repubblicana. Ma i cambiamenti demografici, tra cui una popolazione latina in rapida crescita e il boom di nuovi residenti - alcuni provenienti dalla vicina California, dove il costo della vita è per molte persone non più sostenibile - hanno favorito la rimonta dei democratici.

In Arizona un elettore su quattro è ispanico

Stando ai dati del Pew Research Center, centro di ricerca statunitense con sede a Washington, tra il 2000 e il 2018 la percentuale dell'elettorato formata dai bianchi è scesa dal 75% al 63%, un calo di 12 punti corrispondente a oltre 640mila elettori. Nello stesso periodo di tempo gli elettori ispanici sono cresciuti dell'8% (677mila persone) e oggi cosituiscono quasi il 25% degli aventi diritto.

L'Arizona è tra i cinque Stati che hanno visto una maggiore crescita dell'elettorato ispanico. Gli altri sono California (+11%), Nevada (+10%), Florida (+9%) e Texas (+8%). Quest'ultimo è una storica roccaforte repubblicana e almeno qui il Grand Old Party ha retto, anche se il margine di vantaggio si è notevolmente assottigliato rispetto al 2016 e i repubblicani dovranno adeguare le loro strategie al cambiamento demografico in atto se vorranno conservare lo Stato.

Meno marcata, ma comunque rilevante, specie in un 'battleground state' come l'Arizona, la crescita delle altre minoranze: i neri costituscono il 5% degli elettori, una crescita del 2% rispetto al 2000 (+129mila), mentre gli asiatici il 3%, in crescita di un punto percentuale, corrispondente a quasi 90mila elettori.

Maricopa guida la rimonta democratica

In Arizona a guidare la rimonta democratica è stata proprio la contea di Maricopa, che comprende Phoenix e i suoi sobborghi e rappresenta il 60% dei voti dello Stato: è qui, sottolinea AP, che Biden ha suggellato la sua vittoria. Quando AP ha assegnato l'Arizona a Biden, il candidato democratico aveva un vantaggio di 9 punti percentuali nella contea.

A Maricopa, nel 2016, Trump aveva battuto Hillary Clinton con un margine di 4 punti percentuali. Ma il primo campanello di allarme per i repubblicani era arrivato due anni dopo, quando nelle elezioni di metà mandato la candidata democratica Kyrsten Sinema aveva conquistato un seggio al Senato - il primo esponente dei dem a riuscirci in tre decenni - superando il candidato repubblicano con un margine di 5 punti, diventando il primo membro dei democratici in tre decenni a conquistare un seggio al Senato.