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Elezioni Usa: Trump farà "tornare grande l'America" un'altra volta?

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Trump durante un comizio ad Omaha, in Nebraska
Trump durante un comizio ad Omaha, in Nebraska   -   Diritti d'autore  AP Photo/Nati Harnik
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Impensabile per molti, inevitabile per lui. L'ascesa di Donald Trump all'apice del potere globale era, tra le altre cose, una testimonianza della sua suprema fiducia in sé stesso.

Armato di una fortuna ereditaria, Trump si è messo al centro delle sue varie iniziative commerciali; come promotore di immobili, magnate nel mondo alberghiero e conduttore di reality show. Un marchio miliardario, che Trump vedeva come una ricetta per il successo in politica.

Una vittoria inattesa dai più

Entrò nella mischia contro una schiera di rivali repubblicani, che all'inizio ridicolizzavano le sue ambizioni presidenziali, ma ben presto si accorse che il pubblico la pensava diversamente.

Il suo semplice messaggio risuona tra gli elettori conservatori: "Make America great again!" (faremo tornare grande l'America).

Il nuovo presidente si è subito dato da fare per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, lanciando il suo progetto di un muro al confine e impedendo l'ingresso ai musulmani di alcuni Paesi.

L'economia in ascesa ha anche rafforzato la sua posizione. Trump lo ha attribuito alla sua drastica riduzione delle tasse, una pretesa contestata dai democratici.

I sospetti

La sua presidenza è nata all'ombra dei sospetti sull'influenza russa sulle elezioni del 2016. La sua risposta ha scioccato molti: "Pensano ci sia dietro la Russia", dichiarò il Capo di Stato americano. "Il presidente Putin ha appena detto che non è la Russia. E io non vedo perché dovrebbe esserlo".

Gli indici di popolarità di Trump sono rimasti bassi. Una realtà che si riflette nella perdita del controllo della Camera da parte dei repubblicani, durante le elezioni di metà mandato. Ciò significava che la sua agenda politica era ormai vincolata da una nuova generazione di nemici progressisti democratici.

Il cambio di potere ha anche spianato la strada alla procedura d'impeachment. La Camera ha scoperto un abuso di ufficio, per prendere di mira un avversario politico. Ma alla fine è stato un voto inutile, dato che il senato, dominato dai repubblicani, lo avrebbe sempre assolto.

L'ombra del virus e le proteste per la morte di Floyd

Nel bel mezzo della bufera impeachment, si stava però avvicinando pian piano un'altra tempesta. Quella del Covid, la più grande sfida della sua presidenza. Il suo approccio donchisciottesco alla pandemia non è riuscito ad arginare la marea, il presidente stesso alla fine ha pagato il prezzo di un atteggiamento disinvolto, nei confronti delle misure precauzionali.

Aggiungendo a una crisi, un'altra di pari entità. La furia per l'uccisione di George Floyd si è diffusa in tutta la nazione, attingendo a sentimenti profondi di ingiustizia e disuguaglianza razziale.

Con l'intensificarsi dei disordini, Trump lo ha classificato come un problema di legge e ordine, una mossa elettorale volta a mobilitare i suoi sostenitori.

Una strategia che ha già funzionato in passato per lui e che potrebbe funzionare ancora.