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Nagorno-Karabakh: adesso scendono in campo anche gli Stati Uniti

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Un missile dell'attuale conflitto
Un missile dell'attuale conflitto   -   Diritti d'autore  AP/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Diplomazia e scaramucce

Il conflitto del Nagorno-Karabakh ha registarto un'altra giornata di combattimenti questo venerdì mentre a Washington si è tenuto un incontro diplomatico al cospetto del segretario di Stato americano Mike Pompeo. Colloqui che seguono due tentativi di mediazione russa non andati a buon fine.

Anche venerdì le parti in causa si sono scambiate accuse tuut'altro che leggere: i diplomatici del Nagorno-Karabakh hanno accusato la controparte azera di aver colpito diversi villaggi nella regione di Martuni con razzi e colpi di artiglieria.

Il ministro della Difesa azero ha negato l'accusa e accusando a sua volta le forze armene di aver preso di mira le regioni di Terter, Agdam e Agjabedi in Azerbaigian durante la notte.

Per ripararsi dai bombardamenti, molti residenti hanno cercato protezione da razzi e proiettili di artiglieria negli scantinati. Scene di altri tempi tornate d'attualità anche in questo fazzoletto di terra.

Il territorio Nagorno-Karabakh si trova all'interno dello Stato dell'Azerbaigian ma è controllato dalla minoranza armena, sostenuta dall'Armenia, dal 1994. I nuovi combattimenti, iniziati lo scorso 27 settembre, segnano la ripresa peggiore delle ostilità dalla fine della guerra.

Stando ai funzionari del Nagorno-Karabakh, circa mille militari sono stati uccisi a questi si aggiungono circa 30 civili. L'Azerbaigian non ha dichiarato il numero delle perdite militari, ma afferma che 63 civili sono stati uccisi, 292 sono i feriti e sostiene uffiicialmente di non essere impegnata in un conflitto.

Per contro accusa l'Armenia di prendere di mira le sue città e i suoi paesini con artiglieria e missili.

Russia

Il presidente russo Vladimir Putin giovedì dichiarava che stando alle informazioni in suo possesso il conflitto ha fatto in quasi quattro settimane di combattimenti 5.000 vittime, visti anche i trascorsi come presidente del gruppo di Minsk - istituito dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa- per mediare nel conflitto, Putin ha ribadito che Mosca è impegnata per negoziare una tregua duratura. Ha espresso la speranza che gli Stati Uniti lavorino in modo cooperativo per porre fine alle ostilità e mediare una soluzione politica.

Con una base militare in Armenia e un patto di sicurezza che obbliga Mosca a proteggere il suo alleato, Mosca è coinvolta in quello che è un delicato gioco d'equilibrio, cerca infatti di mantenere buoni rapporti con l'Azerbaigianevitando la resa dei conti con la Turchia.

Turchia

La Turchia sostiene invece l'Azerbaigian, che resta un alleato di lunga data `` e sul campo di battaglia e sul tavolo dei negoziati. Sul campo ha aiutato Baku addestrando l'esercito azero e fornendo droni d'attacco e sistemi missilistici a lungo raggio dando così un forte vantaggio sul campo di battaglia.

Non è tutto, funzionari armeni affermano che la Turchia è più che coinvolta nel conflitto e sta inviando mercenari siriani a combattere dalla parte dell'Azerbaigian. La Turchia nega questa circostanza ma attivisti dell'opposizione con sede in Siria l'hanno confermata: la Turchia sta inviando centinaia di combattenti dell'opposizione siriana a combattere in Nagorno-Karabakh.