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Perché gli stranieri vogliono comprare le squadre di Serie A?

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Un paese devastato dalla pandemia, in ginocchio sotto un mostruoso debito pubblico e delle squadre che da anni ormai non riescono più a mettere le mani sulla coppa con le orecchie, la Champion, che è ormai di casa in Inghilterra, Spagna, ma comunque non più in Italia. Eppure c'è la fila di investitori stranieri che vorrebbero mettere le mani sulle squadre della serie A italiana. Come si spiega?

Soprattutto gli statunitensi, ma anche cinesi e imprenditori orientali in genere, sono pieni di liquidità. Una liquidità che ha bisogno di essere investita da qualche parte malgrado il Coronavirus. Si tratta di fiumi di denaro che non possono essere assorbiti da economie al momento a mezzo servizio. Per questo i paperoni di Wall Street, e non solo, sono alla ricerca di nuovi investimenti. E paradossalmente, malgrado la pessima fama del sistema-paese Italia, in molti guardano proprio al belpaese per spendere i loro soldi. Una pessima fama raccontata ad esempio dallo scomparso AD di Fiat, il compianto Sergio Marchionne.

L'Italia però, ha ancora un'immagine all'estero, e nella fantasia della quasi totalità della popolazione mondiale il paese è considerato un paradiso.

E questo vale anche negli affari. Il brand Serie A (ed alcune squadre come la Juve, l'Inter e il Milan) sono tra i primi 50 marchi più commercializzabili al mondo. La rivista SportsPro ha stilato una classifica. Il risultato dipende dalla percezione dei consumatori in 18 dei più grandi mercati del mondo.

Senza dimenticare altri fattori che esulano dalla storia sportiva della società. In passato il Venezia è stato guidato dall'americano Joe Tacopina prima di passare nelle mani di un altro "gringo" Duncan Niederauer. Anche la Roma attira gli americani mentre Milano guarda al sol levante, ma anche squadre come il Sassuolo potrebbero puntare ai mercati esteri visto l'enorme bacino d'utenza dell'America latina verso cui tanti italiani sono emigrati nel dopoguerra.

Sempre in Italia opera Cvc, fondo di private equity inglese con grandi investitori americani alle spalle, è il massimo referente della cordata che è in trattativa esclusiva con la Lega Serie A per la costituzione della media company che dovrà gestire i diritti tv del campionato per i prossimi anni.

Nella cordata c'è il fondo italiano Fsi, Advent International, fondo con sede a Boston con grande raccolta negli Stati Uniti. La maggioranza dei presidenti di Serie A considera che solo dei veri professionisti possano effettivamente riportare il sereno nei conti e nelle casse, spesso deficitarie, delle società.

Uno dei problemi a detta di molti critici però, è l'intrusione a due piedi della politica nelle faccende calcistiche oltre ai rapporti difficili fra società e comuni per la questione, spesso spinosa, di uno stadio di proprietà come accade ad esempio per la totalità delle squadre inglesi.

Resta il sapore di un'occasione finora parzialmente persa per far davvero decollare un intero movimento. Una delle più importanti industrie del paese dove però, da una decade, il campionato lo vince la stessa squadra e dove le altre non brillano certo nelle competizioni continentali.