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Brexit: il commercio, vittima del no deal

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Brexit: il commercio, vittima del no deal
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Cosa significa Brexit? Finché - o a meno che - non si trovi un accordo tra Londra e Bruxelles, non lo si sa. Ma se non ci fosse un accordo, il risultato sarebbe più chiaro e le conseguenze più estreme.

"È molto raro, storicamente, il caso in cui un Paese innalzi barriere commerciali con il suo partner commerciale più importante", spiega ai nostri microfoni Thomas Sampson, professore associato alla London School of Economics. "Si tratta di un esperimento molto interessante".

Se non ci dovesse essere un accordo, i rapporti commerciali tra Regno Unito e Unione europea seguirebbero le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc). L'impatto sarebbe durissimo per la vendita di beni su cui si applicherebbero tariffe alle frontiere. I più colpiti potrebbero essere i produttori di automobili e gli agricoltori, con tariffe pari al 10%, mentre per alcuni tagli di carne bovina si potrebbe arrivare addirittura al 90%.

"In caso di mancato accordo tutto cambierebbe", dichiara David Henig, European Centre For International Political Economy. "Le tariffe sarebbero così elevate che sarebbe antieconomico esportare. Per questo suggeriremmo uno stop alle esportazioni di prodotti agricoli, verso i Paesi nei quali le tariffe sarebbero più elevate".

L'economia britannica e quella europea sono strettamente collegate. Nel 2019 il 43% delle esportazioni britanniche era destinato all'Unione. E secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale (2017), il 13% delle esportazioni europee finisce oltre Manica.

"Per l'Unione europea, è sicuramente un inconveniente, un duro colpo economico", dice Henig. "Ma niente in confronto a quello che subirebbe il Regno Unito".

"Impareremo molto vedendo quanto velocemente il commercio risponderà, quali tipi di industrie saranno maggiormente colpiti e quanto grandi saranno gli effetti", spiega Sampson.

Deal o no deal, una cosa è certa. Saranno introdotti i controlli alle frontiere, perché il Regno Unito ha scelto di lasciare l'Unione doganale europea. Per evitare lunghe code in dogana, l'accordo dovrà essere trovato entro il 31 dicembre oppure la scadenza dovrà essere prorogata. E anche se non ci dovesse essere un accordo, ci si può aspettare che i colloqui riprendano, prima o poi.