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Kirghizistan, vincono i partiti che sostengono il presidente

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Un uomo al voto - 4 ottobre
Un uomo al voto - 4 ottobre   -   Diritti d'autore  Vladimir Voronin/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Aggiornamento: Dopo il 95% dello spoglio i partiti che sostengono il presidente Sooronbaï Jeenbekov avrebbero vinto le elezioni. Solo quattro dei 16 partiti in lizza sarebbero rappresentati in parlamento. Le formazioni sconfitte denunciano brogli

Urne aperte in Kirghizistan per eleggere i 120 membri del parlamento. La competizione nella ex repubblica sovietica arroccata sulle montagne tra Cina e Azerbaigian è partecipata: 16 partiti, ma sulle elezioni incombe il rischio di compravendita dei voti, tant'è che la procura della Repubblica ha aperto un inchiesta; nel dettaglio un partito è sospettato di aver promesso sacchi di carbone in cambio di voti.

L'economia kirghiza, già poco fiorente, è negli ultimi mesi flagellata anche dal coronavirus, chiunque vinca è ad ogni modo improbabile che il Paese cambi orientamento: resterà nell'area di influenza filo-russa.

I due maggiori partiti in gara sono entrambi schierati per l'Unione economica eurasiatica, alleanza di ex repubbliche sovietiche capitanata da Mosca. L'unione eurasiatica d'altronde ha, tra l'altro, garantito i diritti dei tanti immigrati kirghizi in Russia.

La campagna elettorale è stata segnata da alcuni episodi di violenza, l’ultimo dei quali lo scorso 21 settembre: decine di persone sono rimaste ferite in duri scontri tra un centinaio di sostenitori del partito "La mia patria" (Mekenim) Kirghizistan e del partito democratico "Unità" (Birimdik), i due maggiori partiti del Paese.

Incerto l'esito del voto a cui il Paese arriva in una condizione di difficoltà economica e politica: appena l'anno scorso proprio il presidente del parlamento è stato arrestato per corruzione.