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Kirghizistan nel caos: coprifuoco e carri armati in strada, arrestato ex Presidente

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AP Photo   -   Diritti d'autore  Vladimir Voronin/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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E' piombato nel caos più totale il Kirghizistan dopo le proteste di piazza a cui è seguito l'annullamento per brogli e voto di scambio delle elezioni politiche del 4 ottobre.

Il Presidente, Soronbay Jeenbekov ha dichiarato lo stato d'emergenza, compreso il coprifuoco, per 15 giorni, si sono visti i carri armati in piazza ma non è chiaro se le Forze armate obbediranno agli ordini.

La misura è stata presa per tentare di placare gli scontri tra opposte fazioni politiche che imperversano nel Paese dal giorno del voto.

Le autorità hanno arrestato nuovamente l'ex Presidente Atambayev e vietato i raduni nella capitale della Nazione dell'Asia centrale, cercando di porre fine ad una settimana di turbolenze.

Si fronteggiano per lo più i sostenitori dell'ex Presidente finito in manette e quelli dell'aspirante Primo Ministro, Sadyr Zhaparov, liberato dal carcere dagli stessi manifestanti e nominato Premier dall'opposizione parlamentare dopo il voto.

Zhaparov ha promesso una riforma costituzionale e poi il voto per le presidenziali, Atambayev ha pregato la folla di dimostrare pacificamente, lo ha fatto esponendosi direttamente nella pubblica piazza.

Anche lui, che era in carcere condannato per corruzione, è stato liberato dai manifestanti: qualcuno dei suoi oppositori, poco dopo il suo discorso, ha provato a sparargli mentre era in automobile, un fatto che dà il segno del clima che si respira nel Paese.

Vladimir Voronin/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
AP PhotoVladimir Voronin/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

La situazione nella ex Repubblica sovietica, arroccata sulle montagne verso il confine cinese, è confusa, la presidenza traballa.

Il Presidente stesso, prima di indire lo stato d'allerta, ha sollevato dall'incarico il Primo Ministro, nominato dall'opposizione parlamentare, ma di fatto, nel Paese, la guida non è certa.

"Stiamo testimoniando una minaccia reale all'esistenza del nostro Stato", ha detto il Presidente Jeebenkov.

Il Capo di Stato resiste anche se gli oppositori, fomentati dall'andamento del voto e dall'esito che ha favorito Partiti filo-governativi, gli chiedono di dimettersi.

A nulla è servito il pronto annullamento del voto da parte della commissione elettorale: la piazza non si è placata.

In tutto ciò, qual è la posizione di Mosca? Il portavoce del Cremlino ha detto che "la situazione è da stabilizzare prima che scivoli nel caos più totale", ma ancora non si concretizzano azioni degne di nota.